Protesta dei lavoratori Idav a Striano: "Fateci tornare in azienda"
Marcia dei lavoratori Idav questa mattina per le strade di Striano, l'azienda bruciata dalle fiamme a luglio dello scorso anno…
Un nuovo sigillo su uno stabilimento già finito al centro di una pesante inchiesta ambientale. La Procura di Torre Annunziata torna a colpire nel bacino del Sarno e dispone il sequestro d’urgenza dell’azienda dolciaria I.D.A.V. Spa di Striano, accusata di aver continuato l’attività produttiva nonostante il divieto imposto dal Tribunale e in assenza delle autorizzazioni ambientali necessarie.
L’operazione è stata eseguita dalla Capitaneria di porto di Castellammare di Stabia e dai Carabinieri della stazione di Striano, nell’ambito delle indagini coordinate dalla Procura oplontina per individuare e rimuovere le cause dell’inquinamento del fiume Sarno.Secondo quanto emerso dalle verifiche, lo stabilimento — che si estende su circa 5mila metri quadrati — era già stato sequestrato nel dicembre 2024 dal NOE dei Carabinieri di Napoli per una serie di reati ambientali: scarichi abusivi, gestione illecita di rifiuti, emissioni in atmosfera non autorizzate, oltre a violazioni edilizie e paesaggistiche. Nel luglio 2025 il Tribunale ne aveva disposto il dissequestro, ma con una prescrizione chiara: l’impianto non poteva essere utilizzato per fini produttivi.
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Eppure, secondo gli investigatori, all’interno dell’azienda era in corso la lavorazione di prodotti derivati dalla frutta — ciliegie, pesche, albicocche, arance e frutti rossi — e in un’ala dello stabilimento erano presenti cisterne metalliche con etichette riportanti i dati del prodotto e la data di lavorazione.Tre, in particolare, le contestazioni mosse dagli inquirenti.La prima riguarda l’assenza dell’autorizzazione allo scarico delle acque reflue industriali. Gli accertamenti avrebbero documentato che i reflui venivano riversati sui piazzali antistanti il capannone e convogliati in una griglia collegata a cisterne situate nei pressi del canale Rio Foce.
La seconda contestazione riguarda le emissioni in atmosfera. La precedente autorizzazione, infatti, era stata sospesa dal Comune di Striano e il TAR avrebbe respinto la richiesta della società di sospendere in via cautelare il provvedimento comunale. Infine, la Procura contesta la violazione del divieto espresso di utilizzare l’impianto per l’attività produttiva, imposto dal Tribunale al momento del dissequestro.Per gli investigatori, dunque, l’attività sarebbe proseguita «in maniera irregolare, in assenza dei previsti titoli autorizzativi e in violazione del divieto disposto dall’autorità giudiziaria». Da qui la decisione di procedere al sequestro preventivo d’iniziativa, con l’obiettivo di impedire la prosecuzione dei reati e l’aggravamento delle conseguenze ambientali.
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L’operazione si inserisce in una più ampia offensiva giudiziaria contro l’inquinamento del Sarno. La Procura di Torre Annunziata, insieme alle Procure di Avellino e Nocera Inferiore, all’ARPAC, al NOE e alle altre forze di polizia, sta portando avanti una campagna di controlli serrati sulle aziende presenti nel bacino idrografico del fiume e dei suoi affluenti. Un’azione coordinata che punta a colpire ogni potenziale fonte di contaminazione delle acque e del mare. Il sequestro dovrà ora essere convalidato dal GIP. Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dalla legge, la società e gli eventuali indagati restano presunti innocenti fino a una sentenza definitiva.Ma il segnale che arriva da Torre Annunziata è netto: sul fronte del Sarno non ci saranno più zone grigie né tolleranza per chi produce senza autorizzazioni o in violazione dei provvedimenti dell’autorità giudiziaria.