Torre Annunziata: scontro sulla demolizione di Palazzo Fienga
CRONACA
6 agosto 2026

Torre Annunziata: scontro sulla demolizione di Palazzo Fienga

Il deputato Francesco Mari chiede di sospendere l'abbattimento e verificare la revoca del vincolo storico-architettonico.
Metropolis

Palazzo Fienga, storica roccaforte del clan Gionta e simbolo del potere della camorra a Torre Annunziata, torna al centro del dibattito mentre la demolizione è già iniziata.

Il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Mari ha presentato un’interrogazione al ministro della Cultura Alessandro Giuli. Chiede di sospendere l’abbattimento del complesso, verificare la legittimità della revoca del vincolo storico-architettonico e accertare eventuali violazioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio.

La richiesta riporta l’attenzione su uno degli interventi più simbolici degli ultimi anni, avviato il 5 maggio scorso.

Torre Annunziata, il percorso amministrativo di Palazzo Fienga

Nell’interrogazione, Mari ricostruisce il percorso amministrativo dell’immobile, edificato intorno al 1880. Il complesso viene definito «fra i maggiori esempi, nell’area napoletana, di complesso con funzione residenziale e produttiva». Secondo quanto riportato, richiama «i moduli più riconoscibili e suggestivi dell’architettura colta dei secoli XVIII e XIX».

Il deputato ricorda che il 3 luglio 2020, durante una riunione tecnica in Prefettura a Napoli, venne esaminata l’ipotesi di recuperare il complesso. L’obiettivo era trasformarlo nella “Cittadella della Legalità”, destinata a ospitare un polo operativo e alloggiativo per le forze dell’ordine.

Il progetto sembrò trovare conferma nel novembre 2023. In quel periodo il Ministero della Cultura appose un vincolo storico-architettonico sull’edificio.

La richiesta di sospendere la demolizione

Lo scenario cambiò pochi mesi dopo. Il 16 gennaio 2024, durante un tavolo interistituzionale presso il Ministero dell’Interno, fu ritenuto preferibile rinunciare alla Cittadella della Legalità. Venne quindi scelta la demolizione del fabbricato, destinando l’area a parco pubblico.

Il successivo 26 febbraio la Commissione regionale per il patrimonio culturale della Campania revocò il vincolo imposto appena quattro mesi prima.

La decisione consentì di destinare alla demolizione i 9,523 milioni di euro previsti dalla delibera Cipe. A queste risorse si aggiunse la richiesta di ulteriori 2,3 milioni di euro del Fondo per lo sviluppo e la coesione 2021-2027.

Mari evidenzia la successione dei due provvedimenti. Prima il riconoscimento dell’interesse culturale dell’immobile, poi la sua revoca. Ricorda inoltre che sulla vicenda sarebbero stati presentati esposti alla Procura della Repubblica di Napoli. Gli esposti chiedono il sequestro preventivo del cantiere e ulteriori accertamenti.

Per questo il parlamentare chiede al ministro Giuli di valutare la sospensione della demolizione. Sollecita inoltre la verifica della fondatezza delle relazioni tecniche che hanno portato alla revoca del vincolo e l’accertamento di eventuali violazioni degli articoli del Codice dei beni culturali.

L’interrogazione riapre così il confronto sul destino di Palazzo Fienga. L’edificio, da simbolo del potere del clan Gionta, era stato individuato come emblema della riconquista dello Stato. Oggi torna al centro del dibattito istituzionale.