Torre del Greco | Addio a Pasqualino Imperato, il paladino degli ammalati di Sla
LA STORIA
14 agosto 2026
LA STORIA

Torre del Greco | Addio a Pasqualino Imperato, il paladino degli ammalati di Sla

Le parole del sindaco Luigi Mennella: «E ' stato un esempio da non dimenticare»
Metropolis

Ci sono persone la cui forza non si misura dai movimenti del corpo, ma dall’impatto straordinario delle loro azioni e dalla grandezza del loro spirito. Pasqualino Imperato era una di queste. Per anni è stato il volto, la voce e l’anima della lotta contro la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) a Torre del Greco e in tutta la Campania, trasformando la sua sofferenza personale in una battaglia civile collettiva.

Quella battaglia si è conclusa. “Pasqualino ci ha lasciati, ma il solco profondo che ha tracciato nella comunità resta indelebile” ha scritto il sindaco Luigi Mennella.

Il punto di riferimento

Nonostante fosse immobilizzato nel letto, tracheostomizzato e costretto a comunicare soltanto attraverso un puntatore oculare, Pasqualino non si è mai arreso al buio dell’isolamento. Dalla sua stanza ha fatto sentire la sua voce più forte di mille altre, diventando un faro per chiunque si trovasse a combattere contro patologie altamente disabilitanti.

Ha preteso dignità, ha preteso servizi, ha chiesto e preteso un’attenzione costante da parte delle istituzioni non solo per sé, ma per tutte le persone intrappolate nel silenzio della malattia. La sua vita è stata una lezione quotidiana di resilienza e amore per il proprio territorio.

Le parole del sindaco

A farsi portavoce del dolore di un’intera città è stato il primo cittadino di Torre del Greco, Luigi Mennella, che ha voluto ricordare Pasqualino con un messaggio denso di commozione e gratitudine personale: «Un esempio da non dimenticare. Pasqualino Imperato è stato questo. Nonostante fosse immobilizzato a causa della Sla, tracheostomizzato e fosse costretto ad esprimersi attraverso un comunicatore oculare, non si è mai arreso, protagonista di battaglie significative per migliorare la propria vita e quella di altre persone nella medesima condizione.»