Boscoreale | Morto «Franchino» Pesacane, fu ras del clan
LA VICENDA
14 agosto 2026
LA VICENDA

Boscoreale | Morto «Franchino» Pesacane, fu ras del clan

A 71 anni è deceduto uno dei pezzi da novanta del panorama criminale vesuviano
Pietro Costante

Dopo una lunga malattia, se ne va un pezzo da novanta del clan camorristico dei Pesacane. Francesco Pesacane, alias “Franchino”, è morto ieri mattina nella sua abitazione di Boscoreale. Aveva 71 anni ed era considerato dagli inquirenti uno degli uomini di vertice del gruppo. Condannato a oltre dieci anni di reclusione nell’ultimo processo che aveva colpito il clan, era il fratello di Giuseppe, storico ras dei Pesacane, e secondo la Procura antimafia aveva assunto un ruolo apicale nell’organizzazione dopo l’arresto del boss. Il suo nome era tornato di nuovo alla ribalta nell’ottobre del 2023, quando il blitz dei carabinieri di Torre Annunziata contro i Pesacane e i Gallo-Limelli-Vangone portò all’esecuzione di 21 misure cautelari.

Faceva affari con il clan, il fratello del boss Pesacane di Boscoreale lascia il carcere

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Lascia il carcere di Terni per gli arresti domiciliari il 56enne Umberto Pesacane appartenente all’omonimo clan, era stato condannato a marzo…

Franchino finì inizialmente in carcere, ma pochi giorni dopo ottenne gli arresti domiciliari a causa delle precarie condizioni di salute, giudicate incompatibili con la detenzione. Ed è proprio nella sua abitazione, dove stava scontando la condanna, che ieri mattina è morto. L’inchiesta della Procura di Torre Annunziata e della Direzione distrettuale antimafia di Napoli aveva assestato un colpo durissimo al clan, facendo luce sugli affari e sui nuovi equilibri criminali tra Boscoreale e Boscotrecase.

Estorsioni, droga e usura erano i principali settori nei quali, secondo l’accusa, il gruppo aveva ricominciato a muoversi. Le indagini avevano ricostruito anche un patto di “non belligeranza” con i Gallo-Limelli-Vangone. Dopo i primi attriti e il rischio che si aprisse una nuova faida di camorra ( il rischio era molto concreto), i due gruppi avrebbero trovato un equilibrio per spartirsi gli affari sul territorio. Sul fronte della droga, secondo la ricostruzione accusatoria, i Pesacane si rifornivano dai Vangone.

Patto su pizzo e droga, condanne per 164 anni. Mazzata al clan Pesacane

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Camorra. Condanne al clan Pesacane

Il sistema delle estorsioni, core business come direbbero gli anglofoni, si spingeva ben oltre Boscoreale e Boscotrecase, arrivando fino a Terzigno e Trecase. Nel mirino erano finiti commercianti e imprenditori di ogni tipo: agenzie funebri, ristoratori, meccanici, macellai, titolari di supermercati, rivenditori di auto, panettieri, imprenditori edili e persino un contadino. A un’azienda che forniva slot machine ai centri scommesse di Boscoreale e Boscotrecase sarebbe stato imposto il versamento del 5% dei ricavi. Un capitolo a parte era quello dell’usura, altra fonte di reddito importante che ha caratterizzato le attività criminali drl clan. Secondo gli investigatori, anche prestiti iniziali di poche centinaia di euro potevano trasformarsi in richieste di migliaia di euro di interessi. Un meccanismo che finiva per intrappolare le vittime in debiti che diventavano sempre più difficili da estinguere.

Boss di Boscoreale catturato a Scafati, Pesacane ammanettato mentre guardava la tv

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#CAMORRA Il blitz in una casa a #Scafati, il boss di #Boscoreale stava guardando la tv

Nelle carte dell’inchiesta emergeva anche il peso di “Franchino”, indicato insieme al fratello Giuseppe tra i capi promotori e ritenuto una delle figure di riferimento del gruppo. Per lui, nel corso della requisitoria, la Procura aveva chiesto 20 anni di reclusione. Nel marzo del 2025 è poi arrivata la sentenza con rito abbreviato che sancisce di fatto la fine dello storico clan: 19 condanne per complessivi oltre 164 anni di carcere e due assoluzioni. Una mazzata per quella che gli investigatori avevano descritto come la “rinascita” dei Pesacane, ovvero il tentativo di rimettere in piedi un ingente giro d’affari illecito e riconquistare spazio sul territorio.

Quella dei Pesacane è una storia criminale costruita attorno ai fratelli e ai legami di sangue. Giuseppe, Francesco, Gabriele, Umberto e Pasquale: nomi che per anni hanno fatto il bello e il cattivo tempo tra Boscoreale e l’area vesuviana, finendo al centro delle principali inchieste dell’Antimafia. Una struttura familiare profondamente radicata sul territorio, sulla quale arresti e condanne hanno inferto colpi durissimi, segnandone la parabola discendente.