Addio a Varenne, il Figlio del Vento che ha fatto la storia del trotto
L'ADDIO
18 agosto 2026
L'ADDIO

Addio a Varenne, il Figlio del Vento che ha fatto la storia del trotto

Aveva 31 anni e una storia che, nel mondo dell'ippica, difficilmente potrà essere eguagliata. Varenne, il «Capitano», il «Figlio del Vento», è morto oggi, lasciando un vuoto enorme tra gli appassionati del trotto e consegnando definitivamente il suo nome alla leggenda.
Michele De Feo

Aveva 31 anni e una storia che, nel mondo dell’ippica, difficilmente potrà essere eguagliata. Varenne, il «Capitano», il «Figlio del Vento», è morto oggi, lasciando un vuoto enorme tra gli appassionati del trotto e consegnando definitivamente il suo nome alla leggenda.Era il 19 maggio 1995 quando, sui prati di Zenzalino a Copparo, nel Ferrarese, la fattrice Ialmaz diede alla luce quel puledro destinato a diventare uno dei cavalli più celebri della storia dello sport italiano. Il nome, Varenne, arrivava da una strada di Parigi dove ha sede l’ambasciata italiana. Un nome importante, ma che allora non poteva raccontare quanto sarebbe accaduto negli anni successivi.L’inizio della sua carriera, del resto, non era stato semplice. Da puledro, un piccolo frammento osseo presente in una delle gambe avrebbe potuto comprometterne il futuro agonistico.

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Le cure e il lavoro di chi lo seguiva riuscirono però a cambiare il destino di quel cavallo. Decisivi furono l’allenatore finlandese Jory Turja e il driver romano Giampaolo Minnucci, il binomio che lo avrebbe accompagnato verso una stagione irripetibile.I numeri raccontano soltanto una parte della grandezza di Varenne: 72 corse disputate, 62 vittorie, sei secondi posti e due terzi, per circa 6 milioni e mezzo di euro di somme vinte. Ma dietro quelle cifre ci sono imprese rimaste nella memoria degli appassionati, vittorie internazionali e record che hanno trasformato Varenne in un simbolo del trotto italiano nel mondo.Il suo addio alle corse arrivò nel 2002.

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Ma la sua storia non si fermò sulla pista. Varenne si affermò anche come riproduttore e migliaia sono i suoi figli nati e cresciuti in diversi Paesi del mondo. Molti di loro hanno conquistato Gran Premi, portando avanti una parte dell’eredità sportiva del loro padre.Il ricordo del campione ha attraversato anche la cultura popolare. «La parola è Varenne, lo sanno anche i bambini» era la battuta che apriva il seguito di Febbre da cavallo, uscito proprio nel 2002, l’anno del suo ritiro.

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Un segno di quanto il suo nome fosse ormai entrato nell’immaginario collettivo ben oltre il mondo dell’ippica.Tra i primi a ricordarlo c’è stato il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, che sui social ha definito Varenne «probabilmente il miglior cavallo che abbia mai calcato una pista di trotto al mondo».Lollobrigida ha ricordato anche l’occasione in cui ebbe l’onore di premiare il campione a Verona, durante Fieracavalli, sottolineandone il carisma e il ruolo nella storia dell’ippica internazionale.«Oggi se ne va un cavallo straordinario, ma resta il mito», ha scritto il ministro, prima dell’ultimo saluto: «Addio, grandissimo Campione italiano».Per Varenne, forse, è proprio questo il destino dei grandi campioni: il tempo può fermare le corse, ma non cancellare la leggenda. Le sue vittorie resteranno negli archivi, i suoi record nella storia del trotto e il suo nome nella memoria di chi ha avuto la fortuna di vederlo correre.