Scafati | Giuseppe morì in un incidente: indagati 16 medici di 3 ospedali
L'INCHIESTA
18 agosto 2026
L'INCHIESTA

Scafati | Giuseppe morì in un incidente: indagati 16 medici di 3 ospedali

La tragedia a fine luglio tra Santa Maria la Carità e Scafati. A uccidere il giovane potrebbe essere stata un'infezione post arrivo in ospedale
Pietro Costante

Doveva essere un’indagine per fare luce su un incidente stradale. È diventata un’inchiesta molto più complessa, che adesso coinvolge anche il percorso sanitario seguito da Giuseppe D’Auria, 24 anni, di Scafati, morto il 30 luglio scorso dopo alcuni giorni dall’incidente in scooter. Il giovane aveva avuto un sinistro stradale avvenuto al confine tra Santa Maria la Carità e Scafati, schiantandosi con il suo scooter contro un’auto. In un primo momento, proprio in relazione a quell’incidente, era stata iscritta nel registro degli indagati per omicidio stradale la giovane donna di Pompei che si trovava alla guida della vettura.

Poi l’inchiesta ha preso una direzione diversa. Nel corso degli accertamenti sulla morte del 24enne è emerso infatti il sospetto che a provocare il decesso possa essere stata una grave infezione insorta a seguito della ferita riportata nell’incidente, piuttosto che le conseguenze dirette dell’impatto. Un’ipotesi che dovrà essere verificata dagli accertamenti medico-legali e che ha spinto la Procura di Torre Annunziata a estendere l’inchiesta al percorso ospedaliero.Il primo esame autoptico era stato fissato per il 6 agosto. I periti incaricati dalla Procura avevano iniziato gli accertamenti, arrivando a prelevare materiale biologico. Poi lo stop disposto dal pubblico ministero Giuliana Moccia, dopo l’acquisizione e l’esame della cartella clinica completa del giovane. All’interno della documentazione sarebbero infatti emerse diverse anomalie che hanno spinto la Procura a disporre ulteriori approfondimenti.

Nel frattempo, gli investigatori avevano acquisito anche un filmato dell’incidente. Dalle immagini, secondo quanto ricostruito nell’inchiesta, lo scooter di D’Auria avrebbe sfiorato l’auto per poi finire contro un palo di ferro arrugginito.Ed è proprio quella ferita a rappresentare uno dei punti centrali dell’indagine. L’ipotesi investigativa è che il contatto con il palo possa aver provocato una lesione che avrebbe successivamente sviluppato un’infezione gravissima. Tra gli aspetti sui quali si concentrano gli accertamenti c’è anche la possibilità che la ferita non sia stata adeguatamente valutata e che non sia stata somministrata una profilassi antitetanica.

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Un’ipotesi, quest’ultima, che dovrà essere verificata attraverso gli esami disposti dalla magistratura. Il percorso clinico del giovane è ora al centro dell’inchiesta. Dopo l’incidente, D’Auria era stato trasportato al San Leonardo di Castellammare di Stabia, dove gli sarebbe stata diagnosticata una frattura femorale sinistra e sarebbe stata suturata una ferita alla coscia.Successivamente il 24enne era stato trasferito all’Ospedale del Mare di Ponticelli. Qui, secondo gli elementi acquisiti dalla Procura, sarebbe stata riscontrata una frattura da scoppio nella parte superiore del femore che non sarebbe stata diagnosticata durante il primo ricovero, associata a una condizione gangrenosa della ferita precedentemente suturata.

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Da qui il trasferimento al Cardarelli di Napoli, dove il giovane sarebbe stato sottoposto anche a terapia iperbarica. Le sue condizioni, però, erano già gravissime e sarebbero rapidamente peggiorate fino alla morte. La Procura, diretta dal procuratore Nunzio Fragliasso, ha quindi individuato i sanitari che hanno avuto in cura il 24enne nei diversi ospedali. Sono sedici i medici iscritti nel registro degli indagati, oltre alla giovane conducente dell’auto coinvolta nell’incidente.

Per i sanitari l’ipotesi di reato è quella della colpa medica. Un’iscrizione che, va ricordato, rappresenta un atto dovuto nell’ambito degli accertamenti e non equivale ad una responsabilità accertata. La nuova autopsia è stata eseguita il 13 agosto. Gli specialisti dovranno ora stabilire con precisione quale sia stata la causa della morte e soprattutto se esista un collegamento tra la ferita riportata nell’incidente, l’infezione successivamente sviluppata e il decesso.

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Un passaggio decisivo per stabilire se Giuseppe D’Auria sia morto per le conseguenze dell’incidente oppure se, come ipotizzato dagli inquirenti, a determinare l’esito fatale sia stata una complicazione infettiva che potrebbe essere stata riconosciuta o trattata tardivamente. L’inchiesta resta dunque aperta su due fronti: quello dell’incidente stradale e quello sanitario. Ora la parola passa agli esami medico-legali, chiamati a ricostruire gli ultimi giorni di vita del giovane e a stabilire eventuali responsabilità.