Vesuvio, l'Occhio del Diavolo non c'è più: il crollo nell'area protetta
Il Vesuvio perde uno dei suoi simboli più riconoscibili. Nella Valle dell’Inferno, tra le propaggini interne dell’antico Monte Somma, è…
Il crollo dell’«Occhio del Diavolo» riaccende i riflettori sulla fragilità del patrimonio geologico del Vesuvio e sulla necessità di rafforzarne la tutela. A intervenire è Felice Picariello, presidente del consiglio comunale di Ottaviano, che dopo il cedimento avvenuto il 17 agosto nella Valle dell’Inferno chiede una maggiore attenzione sulle formazioni geomorfologiche di pregio del Somma-Vesuvio.
Il caratteristico foro naturale, scavato nel dicco lavico che sovrasta il Vallone dell’Arena, era da generazioni un punto di riferimento per escursionisti e frequentatori della montagna. Una singolarità geologica che, nel giro di pochi giorni, è scomparsa a causa del cedimento della parete rocciosa. Picariello invita ora a non considerare l’episodio soltanto come una curiosità legata alla morfologia del vulcano, ma come un campanello d’allarme sulla necessità di conoscere e monitorare meglio le formazioni più delicate del Vesuvio.
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«Ritengo doverosa una riflessione su questo evento, che riguarda una singolarità geologica – sottolinea – beni che la legge 394 del 1991 individua espressamente tra gli elementi da tutelare nei parchi nazionali».Un punto, quello della tutela, sul quale secondo il presidente del consiglio comunale occorre fare chiarezza. «Non è chiaro se la formazione fosse mai stata oggetto di uno studio geologico formale o di una classificazione ufficiale come geosito, presupposto tecnico-normativo per attivare tutele specifiche».
Le prime ricostruzioni, prosegue Picariello, sembrerebbero indicare un processo di deterioramento progressivo. «Le prime ricostruzioni indicano un degrado progressivo, legato ad agenti atmosferici e attività sismica, più che a un evento improvviso». Da qui la richiesta di un cambio di passo. Nei prossimi giorni Picariello – che ha ringraziato gli ambientalisti che hanno documentato il cedimento – annuncia che porterà la questione all’attenzione dell’amministrazione comunale di Ottaviano, chiedendo un rafforzamento del monitoraggio delle formazioni geomorfologiche di maggiore pregio del Somma-Vesuvio.
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Ma la riflessione si allarga anche alla programmazione territoriale. Il presidente del consiglio comunale intende infatti chiedere alla Regione Campania una revisione della delibera 147 del 23 aprile 2026, relativa al Masterplan della Costa del Vesuvio.Secondo Picariello, nella perimetrazione dell’area interessata dai programmi integrati di valorizzazione non sarebbero stati inclusi alcuni Comuni vesuviani: Ottaviano, Terzigno, San Giuseppe Vesuviano, Somma Vesuviana e Sant’Anastasia.
«Dovrà essere anche l’occasione per chiedere con determinazione politica alla Regione Campania una revisione della delibera», spiega.Il tema, dunque, non è soltanto quello della perdita di una formazione conosciuta e fotografata da generazioni. Dietro il crollo dell’«Occhio del Diavolo» si apre una discussione più ampia sul rapporto tra tutela, conoscenza e valorizzazione del patrimonio naturale del Vesuvio.
«Se non siamo Vesuvio noi…», conclude Picariello, rivendicando il legame dei territori alle pendici del vulcano con il patrimonio naturalistico e paesaggistico del Somma-Vesuvio.