Vesuvio, l’Occhio del Diavolo non c’è più: il crollo nell’area protetta
Il Vesuvio perde uno dei suoi simboli più riconoscibili. Nella Valle dell’Inferno, tra le propaggini interne dell’antico Monte Somma, è crollato quello che per generazioni di escursionisti era conosciuto come «l’occhio del diavolo»: il caratteristico foro naturale aperto nella parete di un dicco lavico che sovrasta il Vallone dell’Arena. A documentare il cedimento è stato questa mattina Vincenzo Marasco, storico ambientalista ed esperto del territorio del Parco Nazionale del Vesuvio. Le immagini pubblicate sui social grazie agli scatti di Giuseppe Miranda, messe a confronto con una fotografia scattata nella primavera scorsa, raccontano in maniera evidente la trasformazione del paesaggio.
Dove fino a pochi mesi fa si apriva la caratteristica cavità oggi è rimasto soltanto il profilo della parete rocciosa. Un dettaglio geologico che, nel corso degli anni, era diventato un vero e proprio punto di riferimento per gli escursionisti che attraversavano i sentieri della Valle dell’Inferno.Il crollo, secondo le prime valutazioni raccolte tra chi conosce da vicino la conformazione geologica del vulcano, sarebbe riconducibile a un processo di progressivo deterioramento della formazione rocciosa. Le pareti del Somma-Vesuvio sono infatti sottoposte da tempo all’azione dell’erosione e degli agenti atmosferici, soprattutto nelle zone più esposte e fragili.
A incidere ulteriormente potrebbe essere stata la successione di eventi meteorologici particolarmente intensi che negli ultimi anni hanno interessato l’area vesuviana, con precipitazioni molto concentrate e violente capaci di accelerare i fenomeni erosivi e il progressivo sgretolamento delle rocce.Il Vallone dell’Arena è del resto uno dei tratti più delicati del sistema di sentieri della Valle dell’Inferno. Le pareti del canalone hanno già mostrato in passato fenomeni di erosione e piccoli cedimenti, testimonianza di un paesaggio vulcanico tutt’altro che immobile.
Il Vesuvio, insomma, continua a cambiare. Lentamente, quasi impercettibilmente, ma in maniera costante. Le sue rocce sono il risultato di eruzioni, fratture, colate laviche ed erosione e ogni nuovo crollo contribuisce a ridisegnare la morfologia della montagna.Nel caso dell’«occhio del diavolo», però, a cambiare non è soltanto il profilo di una parete. Scompare un elemento entrato nella memoria di generazioni di escursionisti, un piccolo arco naturale che aveva finito per diventare parte integrante del paesaggio della Valle dell’Inferno.

