La volpe caccia e «sfila» tra i rifiuti sul Vesuvio
foto a cura di Vincenzo Marasco
AMBIENTE
24 luglio 2026
AMBIENTE

La volpe caccia e «sfila» tra i rifiuti sul Vesuvio

Lo scatto di Vincenzo Marasco è un colpo all'animo degli ambientalisti
Giovanna Salvati

C’è una fotografia che, più di tante parole, racconta lo stato di salute del Parco Nazionale del Vesuvio. Da un lato la forza della natura, dall’altro l’inciviltà dell’uomo. È lo scatto realizzato dallo storico, fotografo e attivista ambientale Vincenzo Marasco, destinato in poche ore a fare il giro dei social e ad alimentare un acceso dibattito sul degrado che continua a colpire le aree pedemontane del vulcano.L’immagine ritrae una splendida volpe dal manto fulvo mentre attraversa un sentiero con una preda tra i denti, probabilmente un colombaccio appena catturato.

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Un gesto naturale, quello di una madre che torna alla tana per nutrire i suoi quattro cuccioli. A rendere la scena ancora più potente, però, è il contesto: lungo il percorso si accumulano sacchi di rifiuti, plastica e materiali abbandonati, testimonianza di uno scempio che continua a sfregiare uno degli ecosistemi più preziosi della Campania. Marasco, da anni impegnato nella difesa del patrimonio naturalistico vesuviano, ha scelto di non rivelare il luogo esatto dello scatto, proprio per tutelare gli animali selvatici presenti nell’area. Ha raccontato di essersi posizionato a notevole distanza per non disturbare la volpe e di aver successivamente migliorato la qualità dell’immagine con strumenti di intelligenza artificiale. Un intervento tecnico che non modifica il significato della fotografia né la realtà immortalata.L’animale procede indisturbato, quasi ignaro del degrado che lo circonda. Attraversa i rifiuti senza fermarsi, seguendo soltanto l’istinto di garantire il cibo ai propri piccoli.

È un’immagine che colpisce perché mette a confronto due mondi opposti: quello della natura, che continua a vivere e adattarsi, e quello dell’uomo, che continua invece a lasciare dietro di sé le tracce della propria incuria.A corredo della fotografia, Marasco affida ai social un messaggio semplice quanto potente: «Ciao amica volpe, perdonaci». Poche parole che suonano come un’ammissione di responsabilità collettiva e un appello a cambiare rotta.

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Il Vesuvio continua a essere uno dei territori con la più straordinaria biodiversità del Paese, ma resta anche uno dei più esposti all’abbandono indiscriminato dei rifiuti. Una piaga che, nonostante controlli, bonifiche e campagne di sensibilizzazione, continua a ripresentarsi con inquietante regolarità.

Lo scatto di Vincenzo Marasco diventa così molto più di una fotografia naturalistica. È una denuncia civile, un documento che racconta il contrasto tra la bellezza della fauna selvatica e le ferite inflitte dall’inciviltà. Un invito a non voltarsi dall’altra parte e a considerare il Vesuvio non come uno sfondo da ammirare, ma come un patrimonio vivo che appartiene a tutti e che tutti sono chiamati a difendere.Perché quella volpe continuerà a percorrere quei sentieri per sopravvivere. La domanda, invece, riguarda noi: saremo finalmente capaci di restituirle un ambiente degno della sua bellezza?