La caramella Rossana compie cento anni: ma nessuno se n’è accorto
Una caramella può sembrare una cosa troppo piccola per contenere un secolo, eppure basta un involucro rosso, un certo profumo di latte e nocciole, il rumore secco della carta che si apre tra le dita, per spalancare una porta sul passato. Nel 2026 la Rossana compie cent’anni: non ha fretta di cambiare.Per molti la Rossana non è soltanto una caramella. È una presenza domestica. Era lì, dentro una ciotola sul tavolo del salotto, accanto ai liquori “per gli ospiti”, oppure in una scatola che veniva aperta con una cautela quasi rituale.
Il simbolo di un’epoca.
La offriva la nonna con quel gesto che diceva più delle parole: “Prendine una”. E noi ne prendevamo una. Poi magari un’altra, perché la prima era finita troppo presto.La storia comincia nel 1926, negli stabilimenti Perugina. La caramella nasce con un guscio duro e un cuore morbido di latte e nocciole: un piccolo equilibrio tra resistenza e sorpresa. L’idea era anche pratica: creare un dolce elegante, tascabile, capace di viaggiare senza sciogliersi al primo caldo. Ma dietro la semplicità del prodotto c’era una precisa idea di immagine. A contribuire alla sua identità fu Federico Seneca, uno dei grandi pubblicitari italiani del Novecento, autore di una comunicazione moderna, grafica, riconoscibile, influenzata dalle avanguardie.
Quel nome particolare.
Poi c’è il nome. Rossana non è una parola scelta a caso, né un vezzeggiativo inventato per suonare bene. Rimanda a Roxane, la donna amata da Cyrano de Bergerac, il personaggio di Edmond Rostand. Un riferimento letterario sorprendente per una caramella, che le dona una piccola aura romantica. Prima di sciogliersi in bocca, Rossana prometteva dunque un amore. Non a caso sarebbe diventata, nella comunicazione pubblicitaria, “la signora in rosso”.Il rosso è parte della memoria quanto il sapore. Ci sono colori che non hanno bisogno di essere nominati: basta evocarli. Come accade con certe insegne, certe confezioni, certe merendine che hanno attraversato la nostra infanzia, anche l’incarto della Rossana appartiene a una grammatica visiva condivisa. Negli anni Sessanta arrivò anche Carosello, con i suoi film pubblicitari, e la caramella entrò definitivamente nelle case italiane non solo come prodotto, ma anche come personaggio dell’immaginario.
I contesti familiari.
E qui la faccenda si fa interessante. Perché ciò che ricordiamo davvero non è quasi mai l’oggetto in sé. Ricordiamo il contesto. La tovaglia della domenica. Il mobile lucido. Il tintinnio delle tazzine. Il profumo del caffè che arrivava dalla cucina. Le mani della nonna, magari un po’ deformate dall’età, che aprivano l’incarto. La Rossana diventa così un dispositivo della memoria: non conserva il passato: lo riattiva.Proust aveva affidato a una madeleine immersa nel tè la capacità prodigiosa di restituire, attraverso il gusto, un intero mondo perduto. Baudelaire, nelle “Correspondances”, aveva invece intuito quanto gli odori sappiano parlare una lingua misteriosa, capace di mettere in comunicazione sensi, ricordi e sentimenti.
Racconto del passato.
La Rossana appartiene alla stessa, piccola e potentissima famiglia delle cose che non raccontano il passato: lo fanno riaffiorare.Forse è per questo che la storia della caramella non finisce quando cambia proprietario. Nel 2016 Perugina, nel frattempo entrata nel gruppo Nestlé, cedette il marchio. Il passaggio suscitò preoccupazione e nostalgia, ma la Rossana non scomparve. Fu acquisita da Fida, azienda piemontese specializzata nella confetteria, che ne raccolse l’eredità e avviò un nuovo capitolo. Arrivarono varianti, prodotti, perfino una crema spalmabile ispirata al suo cuore morbido. Il marchio ha cercato così di parlare al presente senza perdere del tutto la voce del passato.È una sfida che riguarda molto più di una caramella. Oggi tutto nasce per essere sostituito, aggiornato, migliorato, riprogettato. Le confezioni cambiano, i loghi diventano minimal, i prodotti si moltiplicano e la nostalgia viene spesso trasformata in strategia di marketing.
La vittoria del marketing.
Ma la memoria non funziona come un piano industriale. Non ama necessariamente ciò che è nuovo: ama ciò che riconosce.Per questo una Rossana può diventare, per chi l’ha conosciuta da bambino, una macchina del tempo tascabile. Basta scartarla e, per qualche secondo, il presente si incrina. Torna una voce, una cucina, una persona che non c’è più. E torna la consistenza di quella carta, quella rossa e trasparente dell’incarto, che i bambini non buttavano mai subito e che diventava una lente improvvisata attraverso cui guardare il mondo, tingendo di rosso il volto della nonna, il soffitto, il giardino.
I trucchi dell’infanzia.
Un piccolo trucco d’infanzia per cambiare colore alla realtà. Il gesto con cui si distendeva l’involucro rosso e si guardava il mondo attraverso una lente colorata, come se avessimo già capito che anche le cose piccole possono avere un valore enorme.Cent’anni sono tanti per un essere umano, poco per una memoria collettiva. Eppure, la Rossana ci ricorda una cosa semplice: il tempo passa, gli oggetti restano, ma sono i significati che attribuiamo loro a salvarli dall’oblio. Un sapore può essere un archivio. Un odore può essere una fotografia senza immagine. Un incarto può custodire una stagione della vita.Forse il vero lusso oggi, non è possedere qualcosa di raro, ma conservare la capacità di riconoscere ciò che ci ha accompagnato.
Le cento candeline.
E allora, mentre la Rossana spegne le sue cento candeline, viene quasi da sorridere: per una volta è la caramella a essere più giovane della memoria di chi la scarta. E se dentro quel rosso c’è ancora un cuore morbido, non è soltanto quello di latte e nocciole. È il cuore, ostinato e un po’ malinconico, delle cose che il tempo non è riuscito a portarsi via.

