Rossella Vingiani, la forza di una voce che guarda al futuro
Da Gragnano ai palcoscenici internazionali, Rossella Vingiani è una delle giovani voci della lirica italiana. Sta costruendo il proprio percorso…
Ci sono momenti in cui un musicista capisce che, per continuare a crescere, deve avere il coraggio di guardare oltre ciò che conosce. Per Luca Maresca, originario di Arola, quel momento è arrivato quando ha lasciato Vico Equense per trasferirsi a Lugano. Una scelta nata dal desiderio di studiare, confrontarsi con una realtà più ampia e costruire, attraverso la musica, una strada che in Italia sembrava più difficile da immaginare.
Oggi Maresca vive a Siebnen, nel Canton Svitto, e lavora presso la Reformierte Kirchgemeinde der March. Ma prima di arrivare qui c’è un percorso fatto di studio, partenze, solitudine e incontri che hanno progressivamente cambiato il suo modo di intendere la musica.
Il pianoforte è stato il suo primo compagno di viaggio. Lo ha iniziato a studiare da bambino, proseguendo poi la formazione al liceo musicale “F. Severi” di Castellammare di Stabia. È stato proprio negli anni del liceo che è arrivato l’incoraggiamento a tentare una strada fuori dall’Italia. La scelta è caduta sul Conservatorio della Svizzera italiana di Lugano, dove Maresca è stato ammesso dopo aver sostenuto le prove per pianoforte e violino.
Partire, però, non significava semplicemente cambiare conservatorio. Significava lasciare la famiglia, le abitudini, gli amici e tutto ciò che fino a quel momento aveva rappresentato una certezza. «Avevo il desiderio di andare via di casa, ma comunque non è facile». I primi mesi sono stati particolarmente difficili. Per tre mesi Maresca ha vissuto a Como, facendo avanti e indietro ogni giorno per raggiungere Lugano. Una soluzione che lo faceva sentire distante dalla nuova realtà. «Ero isolato dagli altri e alla fine me ne sono proprio fuggito», ammette ridendo. Poi si è trasferito in una camera di un convento a Lugano, riuscendo finalmente a vivere il conservatorio anche come luogo di relazioni e confronto.
Rossella Vingiani, la forza di una voce che guarda al futuro
Da Gragnano ai palcoscenici internazionali, Rossella Vingiani è una delle giovani voci della lirica italiana. Sta costruendo il proprio percorso…
«All’inizio ho sofferto molto la solitudine». È forse uno degli aspetti meno raccontati quando si parla di giovani musicisti che partono per studiare all’estero. Dietro un’ammissione, un diploma o un concerto c’è anche il momento in cui si chiude la porta di una stanza e ci si rende conto di essere lontani da casa. Ma proprio quella solitudine, con il tempo, si è trasformata in autonomia.
A Lugano, intanto, la musica continuava a crescere. Il Conservatorio della Svizzera italiana gli ha offerto un ambiente stimolante, fatto di docenti e studenti preparati e di numerosi musicisti italiani attivi anche a livello internazionale. Una realtà capace di allargare il suo orizzonte e alimentare la voglia di continuare a studiare.
Completata la triennale in pianoforte, il suo percorso ha preso una direzione nuova. Maresca si è avvicinato al mondo dell’organo, inizialmente per interesse, fino a trasformare quella curiosità in una vera passione. A convincerlo è stato anche il metodo di studio del suo maestro, che gli ha permesso di scoprire le possibilità espressive e tecniche di uno strumento profondamente diverso dal pianoforte.
L’organo è così diventato il centro della sua nuova formazione. Tra le figure più importanti del suo percorso ci sono Stefano Molardi e Pier Damiano Peretti per l’organo e Galina Vracheva per il pianoforte. A questi studi si è aggiunto un anno di post-graduate presso l’Università della musica di Vienna.
Ed è proprio affacciandosi ad altre realtà che Maresca ha iniziato a comprendere quanto diversa potesse essere la considerazione sociale e professionale dell’organista rispetto all’Italia. Nel nostro Paese l’organista legato a una chiesa non occupa generalmente una posizione centrale nella vita musicale della comunità. In Germania e in Austria, invece, la situazione è molto diversa. L’organista può essere una figura stabile, con un ruolo che va oltre la celebrazione religiosa e comprende concerti, attività culturali e iniziative musicali. Le chiese diventano così anche luoghi di produzione e diffusione della musica.
È una differenza che può cambiare concretamente le prospettive di un giovane musicista. «Ho iniziato a studiare tedesco perché sapevo che, dal punto di vista lavorativo, la Germania e l’Austria offrivano molte più possibilità per un organista». Conseguita l’abilitazione in organo, ha iniziato a cercare opportunità professionali.
La ricerca lo ha portato vicino a Vienna, dove ha vissuto per due anni. È stato un periodo importante, durante il quale ha potuto trasformare gli studi in esperienza professionale. «La figura dell’organista è molto richiesta, perché ci sono tante chiese che ne hanno bisogno non solo per le celebrazioni».
La musica, quindi, non rimane chiusa nelle aule del conservatorio. Entra nelle chiese e fa parte della vita delle comunità. È proprio questa possibilità ad aver contribuito a rendere concreto un futuro professionale che, qualche anno prima, appariva ancora incerto.
Terminata l’esperienza vicino a Vienna, Maresca ha scelto nuovamente la Svizzera. Una scelta che oggi gli permette di tenere insieme le diverse parti della sua vita musicale: il lavoro, lo studio e i concerti.«Non tornerei in Italia perché qui ho la stabilità lavorativa, posso studiare, faccio concerti e sono felice così».
Non è una frase che cancella le proprie origini. Racconta, al contrario, la consapevolezza di aver trovato un contesto nel quale poter crescere. «Credo nel posto dove mi sto ambientando». Una scelta che non viene vissuta come una fuga definitiva, ma come la ricerca di un luogo nel quale sentirsi professionalmente realizzato.
Il futuro, però, non è scritto. Maresca ammette di non sapere dove sarà tra molti anni e di essere una persona a cui piace cambiare. Se un giorno dovesse lasciare la Svizzera, guarderebbe probabilmente verso il Nord Europa o i Paesi baltici. Il ritorno in Italia, invece, non appare oggi come la prospettiva più naturale: «In Italia non avrei la stessa soddisfazione lavorativa».
«Ne è valsa la pena partire»Dietro questa consapevolezza c’è anche un sentimento di gratitudine verso la famiglia, che lo ha sostenuto, e verso le persone incontrate durante il percorso. «Sono molto grato alle persone che mi hanno aiutato. Mi ritengo fortunato». Ma la fortuna, nel suo racconto, non è mai qualcosa di passivo. È stata accompagnata dalla curiosità, dalla voglia di studiare e dalla capacità di lasciarsi sorprendere.
Il Luca che nel 2020 guardava alla partenza con entusiasmo e preoccupazione oggi, guardandosi indietro, non avrebbe bisogno di cambiare le proprie scelte.Alcune partenze, all’inizio, fanno paura. Ci si lascia alle spalle ciò che si conosce senza sapere davvero cosa ci aspetta. Poi arrivano la solitudine, i sacrifici, le difficoltà, ma anche incontri e opportunità che possono cambiare il modo di guardare al proprio futuro.
Quello di Luca è stato il viaggio di un musicista alla ricerca del proprio posto, tra pianoforte e organo, Italia e Svizzera, studio e lavoro.E oggi, a distanza di anni, la risposta sembra essere semplice: «Ne è valsa la pena partire».