Il giornalismo dice addio a Pasquale D'Amelio
È scomparso Pasquale D’Amelio, giornalista e fondatore de La Voce della Provincia. Torre Annunziata piange un simbolo dell’informazione locale. Aveva…
Un luogo dove la memoria di una città possa diventare uno strumento per costruirne il futuro. A un anno dalla scomparsa di Pasquale D’Amelio, giornalista ed editore e per oltre cinquant’anni direttore del periodico “La Voce della Provincia”, nasce la proposta di un centro culturale comunale dedicato alla memoria, al giornalismo, alla formazione e alla cultura, con un’attenzione particolare alle nuove generazioni. L’iniziativa è stata promossa dalla figlia, la professoressa Titti D’Amelio, presidente dell’associazione culturale “La Voce della Provincia dal 1968”, e non vuole essere soltanto un appuntamento commemorativo.
Il giornalismo dice addio a Pasquale D'Amelio
È scomparso Pasquale D’Amelio, giornalista e fondatore de La Voce della Provincia. Torre Annunziata piange un simbolo dell’informazione locale. Aveva…
Il progetto
La proposta, trasmessa alla Commissione straordinaria del Comune, chiede di individuare una struttura comunale, tra quelle già disponibili o in via di completamento, da trasformare in uno spazio permanente di cultura e partecipazione. Il cuore del progetto sarebbe un’emeroteca capace di raccogliere l’imponente archivio de “La Voce della Provincia”, insieme ad altre riviste e pubblicazioni, fotografie e testimonianze della storia cittadina. Un patrimonio attraverso il quale ricostruire decenni di vita pubblica, sociale e culturale di Torre Annunziata.
Il ricordo della figlia
«Ho scelto di ricordare mio padre proponendo qualcosa che possa rimanere alla città – dichiara Titti D’Amelio – attraverso la creazione di un’emeroteca che raccolga non solo l’imponente archivio de “La Voce della Provincia” ma anche altre riviste e pubblicazioni, raccolte fotografiche e testimonianze di un momento storico cittadino in cui mio padre ha ricoperto più volte la carica di consigliere comunale e assessore, nonché commissario straordinario del Savoia negli anni ’80».
Laboratori di giornalismo e attività culturali per i giovani
La struttura, nelle intenzioni della promotrice, non dovrebbe però limitarsi alla conservazione dei documenti. Il progetto prevede laboratori di giornalismo, attività formative per gli studenti, mostre, incontri pubblici, iniziative dedicate alla legalità e alla cittadinanza, oltre ad attività di documentazione, ricerca e valorizzazione della memoria locale. È soprattutto sui ragazzi che Titti D’Amelio immagina di concentrare la funzione del nuovo centro. «Mio padre ha raccontato Torre Annunziata attraverso il giornalismo e l’editoria. A un anno dalla sua scomparsa, vorrei che quella esperienza potesse trasformarsi in un’opportunità per i ragazzi: imparare a conoscere il proprio territorio, a verificarne le fonti, a raccontarlo e a immaginarne il futuro».
Un patrimonio collettivo da custodire
Da qui l’idea di trasformare un archivio privato in un patrimonio collettivo, mettendo a disposizione delle nuove generazioni materiali capaci di raccontare la città attraverso le sue cronache, le sue immagini e le testimonianze di chi l’ha vissuta. La proposta arriva in una fase particolare per Torre Annunziata e si rivolge direttamente alla Commissione straordinaria, alla quale viene chiesto di valutarne la fattibilità e di aprire un confronto sulle possibili modalità di realizzazione del centro. Il progetto potrebbe inoltre prevedere forme di collaborazione con soggetti pubblici e privati.
Un luogo vivo della cultura
L’obiettivo è costruire uno spazio nel quale passato e futuro possano dialogare. Non un museo della memoria, dunque, ma un luogo vivo: dove consultare un giornale, studiare la storia della propria città, imparare a fare informazione, discutere di legalità e cittadinanza e trasformare la conoscenza del territorio in una possibilità di partecipazione. È questa la strada scelta per ricordare Pasquale D’Amelio: non fermarsi alla memoria di un uomo che per decenni ha raccontato Torre Annunziata, ma provare a consegnare quel racconto a chi la città dovrà raccontarla domani.