Caso fiume Sarno, dossier di Mazzella alla Regione Campania
Emergenza ambientale
3 settembre 2026
Emergenza ambientale

Caso fiume Sarno, dossier di Mazzella alla Regione Campania

Il senatore chiede il ritorno a Sin, la bonifica e nuovi controlli
Metropolis

Tredici pagine per spezzare vent’anni di emergenza. Il caso Sarno arriva sul tavolo della nuova giunta regionale con la richiesta di una svolta.

Il senatore Orfeo Mazzella ha trasmesso un dossier al presidente della Campania, Roberto Fico. Il documento è stato inviato anche all’assessora all’Ambiente, Claudia Pecoraro. Riunisce anni di denunce e cinque interrogazioni parlamentari sulla contaminazione del fiume Sarno e della falda solofrana-montorese.

«È il momento di voltare pagina rispetto al passato», afferma Mazzella. Il parlamentare sollecita una risposta definitiva, capace di superare le sole misure d’emergenza.

La contaminazione e gli stop all’acqua

Al centro del documento c’è il tetracloroetilene, rilevato da quasi vent’anni nel territorio. Si tratta di un solvente classificato come probabile cancerogeno. Già nel 2014 le analisi registrarono livelli particolarmente elevati. I valori superavano di oltre cento volte i limiti di legge. La criticità condiziona ancora oggi la gestione dell’acqua.

Nel tempo si è fatto ricorso a filtri a carbone attivo, autobotti e sospensioni della potabilità. Nel dicembre 2024 uno stop interessò circa ventimila cittadini di Montoro. Erano provvedimenti necessari nell’immediato, ma incapaci, sottolinea Mazzella, di intervenire all’origine dell’inquinamento.

La richiesta del ritorno a Sin

La proposta principale riguarda l’attivazione della giunta presso il ministero dell’Ambiente. L’obiettivo è ottenere la riperimetrazione dell’area come Sito di interesse nazionale. Questa qualifica fu perduta nel 2013 e sostituita dall’attuale classificazione regionale.

«Solo il ritorno a Sin può garantire gli strumenti, i finanziamenti statali e gli accordi di programma», sostiene il senatore. Tra le risorse necessarie indica anche «l’eventuale struttura commissariale» per una bonifica reale e complessa. Per Mazzella, questo passaggio consentirebbe di superare un decennio di immobilismo operativo.

Salute, controlli e tariffazione industriale

Il dossier lega il risanamento ambientale alla tutela della salute. Per Montoro, evidenzia Mazzella, manca ancora uno studio epidemiologico dedicato. Da qui nasce la richiesta di includere il territorio nel progetto nazionale Sentieri. La proposta comprende anche screening sanitari mirati e un monitoraggio continuativo degli abitanti esposti.

Il piano prevede una struttura permanente presso l’Autorità di bacino. Dovrà occuparsi della vigilanza e della prevenzione degli illeciti. È previsto anche un cruscotto digitale pubblico, con mappe georeferenziate degli scarichi e dei controlli. Lo strumento dovrà rendere verificabili dati e interventi.

Un altro capitolo riguarda la tariffazione industriale. L’obiettivo è calcolare i costi della depurazione sulla reale capacità produttiva delle aziende. Il parametro, quindi, non sarebbe più rappresentato soltanto dai reflui dichiarati. Secondo la proposta, il nuovo criterio eliminerebbe la convenienza economica a eludere gli impianti. Contrasterebbe inoltre lo scarico illegale di sostanze tossiche nei corsi d’acqua.

«La nuova amministrazione regionale ha l’opportunità e la responsabilità storica di imprimere una svolta a un problema ereditato dal passato», conclude Mazzella. Dopo anni di allarmi, restrizioni e rimedi provvisori, il dossier indica una rotta. Il primo obiettivo è riportare il caso Sarno nell’agenda nazionale e avviare la bonifica. L’altro è trasformare le richieste del territorio in risposte certe e interventi risolutivi.

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