Torre del Greco, il «papocchio» del Liguori: gara flop, stadio alla Turris (ma solo per due mesi)
Il nuovo patron corallino Giuseppe Langella con il presidente del consiglio comunale Gaetano Frulio, sempre in prima linea per le vicende relative allo stadio Amerigo Liguori
LA GRANA STADIO
3 Settembre 2026
LA GRANA STADIO

Torre del Greco, il «papocchio» del Liguori: gara flop, stadio alla Turris (ma solo per due mesi)

Una seconda società, legata a un esponente della maggioranza, rovina i piani al sodalizio corallino
Alberto Dortucci

Torre del Greco. Il bando per la gestione dello stadio Amerigo Liguori finisce nel nulla.

Anzi: finisce con due candidature dichiarate «inidonee e inammissibili» e con il Comune costretto a incaricare provvisoriamente della gestione dell’impianto di viale Ungheria proprio la Turris, una delle società che avevano partecipato alla procedura.

Il sodalizio rinato sotto la guida del patron Giuseppe Langella gestirà il complesso comunale fino al prossimo 31 ottobre, in attesa che l’ente palazzo Baronale riapra la procedura per individuare il concessionario della restante parte della stagione 2026/27.

Il corto circuito

Il precedente avviso – pubblicato a fine luglio – fissava al 13 agosto il termine per presentare le manifestazioni d’interesse. La partecipazione della sola Turris sembrava uno scenario tutt’altro che improbabile.

Invece, all’apertura delle buste è spuntata una seconda candidatura: quella di un’associazione dilettantistica con sede a San Sebastiano al Vesuvio, indicata nell’ambiente politico locale come vicina a un esponente di spicco della maggioranza targata Luigi Mennella.

La presenza di un secondo concorrente ha cambiato l’esito della «partita».

La commissione – lo scorso 26 agosto – ha dichiarato la gara deserta per l’inidoneità e l’inammissibilità di entrambe le proposte.

Lo stesso giorno il Comune ha avviato il procedimento nei confronti delle due partecipanti, che possono ancora presentare controdeduzioni.

E qui arriva il paradosso: la gara non è definitivamente chiusa, ma lo stadio deve essere in ogni caso gestito poiché a settembre sono già programmate diverse attività sportive e tre associazioni risultano autorizzate a utilizzare l’impianto.

Di qui la scelta del Comune di ricorrere alla Turris, in quanto «associazione più rappresentativa» del territorio e iscritta al campionato di Serie D.

Fuoco amico su Mennella

Il punto politicamente (e amministrativamente) delicato è un altro: la Turris – oggi beneficiaria della concessione provvisoria di due mesi – è la stessa che aveva partecipato al bando dichiarato deserto.

La nuova procedura dovrà chiarire se e a quali condizioni il sodalizio sportivo del patron Giuseppe Langella potrà tornare in corsa per la gestione annuale.

Perché il Liguori non è solo la «casa» della Turris. La concessione è economicamente appetibile per la possibilità di organizzare allenamenti, scuole calcio e attività giovanili, insieme alle partite della prima squadra.

E il provvedimento conferma il valore economico dell’operazione: per i due mesi il canone viene quantificato in 10.333,33 euro, ma sarà integralmente compensato con i costi di gestione sostenuti dalla Turris, che non potrà comunque superare tale importo.

La società dovrà garantire pulizia, custodia, servizi d’ordine, controllo degli accessi, presidio sanitario e tutti gli adempimenti connessi alle manifestazioni sportive. Non potrà invece concedere direttamente lo stadio alle altre società: autorizzazioni e tariffe restano in capo al Comune.

Adesso si riparte da zero. Il vero banco di prova per l’ente di palazzo Baronale (e non solo) sarà il prossimo bando: chi potrà partecipare, le nuove condizioni e soprattutto i «concorrenti». Insomma, il «papocchio Liguori» sembra solo all’inizio.

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