Omicidio Vassallo, i fratelli non parteciperanno alla commemorazione: «Non è una passerella politica»
A sedici anni dall’omicidio di Angelo Vassallo, i fratelli Dario e Massimo hanno deciso di non partecipare alla commemorazione prevista ad Acciaroli, nel comune di Pollica, per ricordare il “sindaco pescatore”, ucciso il 5 settembre 2010 in circostanze che restano ancora da chiarire.
Una «scelta dolorosa ma netta», spiegano Dario e Massimo Vassallo, rispettivamente presidente e vicepresidente della Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore. La decisione nasce dalla volontà di denunciare pubblicamente, secondo quanto sostiene la Fondazione, le condizioni in cui viene mantenuto il luogo in cui il sindaco venne assassinato.
«Il luogo dell’omicidio è squallido e indegno»
«Quest’anno ad Acciaroli non ricorderemo più Angelo», dichiarano i fratelli Vassallo. «Lo diciamo con dolore, perché Angelo è nostro fratello. Ma non possiamo accettare che il luogo dove è stato assassinato venga tenuto in una maniera che riteniamo squallida e indegna della sua memoria».
La Fondazione contesta in particolare il fatto che, a suo giudizio, quel luogo venga trascurato durante l’anno per poi diventare il centro delle celebrazioni in occasione dell’anniversario.
«Non si può dimenticare quel luogo per un anno intero e poi, il 5 settembre, riempirlo di parole, fotografie e celebrazioni», affermano Dario e Massimo Vassallo.
Le contestazioni alla gestione dei luoghi della memoria
La denuncia della Fondazione si inserisce, secondo i fratelli Vassallo, in un problema più ampio relativo alla gestione dei luoghi e dei simboli legati alla memoria di Angelo.
Tra quelli citati figurano il Castello di Capano, la Grande Onda e l’area del Giglio marino. La Fondazione sostiene di aver più volte sollevato la questione nei confronti dell’Amministrazione comunale di Pollica.
«Lo abbiamo denunciato tante volte. Abbiamo parlato, scritto e chiesto attenzione. Ma ad Acciaroli sembra che Angelo venga ricordato soltanto quando arriva il 5 settembre», affermano i fratelli.
«Per noi non è così. Angelo lo viviamo ogni giorno. E proprio per questo non possiamo accettare che il luogo dove hanno ammazzato nostro fratello venga lasciato in queste condizioni».
«La commemorazione è diventata una passerella»
La Fondazione critica anche le modalità con cui, a suo giudizio, viene celebrato l’anniversario dell’omicidio.
«Ricordare Angelo il 5 settembre è come andare a messa il giorno di Natale dimenticando che il 24 dicembre hai commesso i più efferati peccati», afferma Dario Vassallo. «È diventata retorica, è diventata una passerella».
Per la famiglia, invece, l’anniversario continua a rappresentare soprattutto un momento di dolore.«Per noi non è una passerella: è dolore vero. Domani saranno sedici anni, ma per noi sono forse sedici secondi da quando hanno ucciso Angelo».
La battaglia per la verità sull’omicidio
La scelta di non partecipare alla commemorazione non significa, sottolinea la Fondazione, rinunciare alla battaglia per fare luce sull’omicidio di Angelo Vassallo.
«Dopo sedici anni siamo ancora qui a fare la stessa domanda e continueremo a farla, perché una corona di fiori non può sostituire la verità e la giustizia», affermano Dario e Massimo Vassallo.
La Fondazione ribadisce quindi che continuerà a ricordare Angelo attraverso la sua vita, le sue idee, il suo lavoro e il legame con il territorio.
«Angelo non è una data sul calendario, non è una fotografia e non è uno strumento di propaganda politica. Angelo è nostro fratello. E la sua memoria merita rispetto ogni giorno», concludono.

