INCONTRI DI VALORE
8 settembre 2026
INCONTRI DI VALORE

«Indimenticabili» Gianfranco Coppola racconta il Napoli

Alessandra Boccia

Ci sono partite che finiscono negli almanacchi e altre che restano nella memoria. Non hanno assegnato uno scudetto, non hanno sollevato una coppa, a volte non hanno lasciato neppure un risultato da ricordare. Eppure possono raccontare un’epoca meglio di una finale. È da questa idea che nasce «Indimenticabili – I cento anni del Napoli raccontati con le storie delle amichevoli internazionali», il libro che Gianfranco Coppola ha presentato a Incontri di Valore, la rassegna di Nicola Ruocco, e con il quale attraversa i cento anni del Napoli scegliendo una strada insolita: quella delle amichevoli.

«I cento anni sono indimenticabili di per sé: raccontano luoghi, territori, storie, persone», spiega Coppola. Da un archivio di oltre trecento partite ne sono state selezionate trenta, dopo una ricerca storica con l’editore Marco Lo Basso e numerosi esperti. Fotografie di momenti precisi della storia azzurra. C’è la prima amichevole di Diego Armando Maradona al San Paolo contro il River Plate, il Napoli-Montpellier legato agli anni del Pibe de Oro, il trofeo Gianni Brera a Pinzolo. E ci sono le voci di chi quella storia l’ha attraversata: giornalisti, calciatori e lo stesso Corrado Ferlaino, chiamato a ricordare il trofeo Sport Sud conquistato contro il Manchester. «Abbiamo scelto delle amichevoli per sigillare epoche, momenti, campioni, personaggi».

È qui che il libro supera il confine della celebrazione sportiva. Perché raccontare il Napoli significa raccontare anche Napoli. «Napoli è l’unica grande città che ha una sola squadra. Roma, Milano, Torino, Genova ne hanno due. Il Napoli invece è una vicenda a parte», osserva Coppola.

Un’appartenenza che passa da una generazione all’altra, oltre la memoria diretta. Sugli spalti ci sono ragazzi che non hanno mai visto giocare Maradona e che continuano a gridare il suo nome. «Lo conoscono attraverso il racconto del nonno, del padre, dentro casa. Per loro Diego e quel Napoli sono persone di famiglia, pur non avendoli mai visti. Questa è la magia». Un risultato dice come è terminata una partita, ma quasi mai spiega perché sia rimasta nella vita delle persone. Lo dimostra uno degli aneddoti del volume. Careca ricorda una trasferta in Giappone e il terremoto avvertito a Tokyo, con tutti costretti a precipitarsi lungo le scale dell’albergo. Una storia lontana dal campo, capace di restituire ciò che il risultato avrebbe cancellato. «I soli risultati sviliscono anche il ruolo del giornalista sportivo, che è quello di raccontare storie», sottolinea Coppola.

Lo sport diventa una porta per conoscere luoghi, Paesi e persone. Fino a oltrepassare il calcio: dalle storie che emergono durante le Olimpiadi alla diplomazia del ping pong tra Stati Uniti e Cina, esempio di come una competizione possa assumere un significato che va oltre chi vince e chi perde. E forse non è casuale che, dovendo indicare il momento più importante nella vita di una squadra, Coppola non scelga una partita. Sceglie il ritiro.

«È lì che ci si conosce. I vecchi accolgono i nuovi, un po’ come il primo giorno di scuola: ci si capisce, ci si guarda, ci si annusa». È il momento invisibile in cui nasce un gruppo, prima delle formazioni e delle classifiche. «È lì che si capisce se sarà vincente o dilaniato. È lì che nascono i prodigi sportivi oppure i fallimenti». Prima del risultato vengono le persone. Ed è forse per questo che, dopo cento anni, alcune partite senza una coppa da alzare possono ancora essere indimenticabili, ancora oggi, vive.