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Era uscito di casa per andare al lavoro, ma non avrebbe dovuto farlo quel giorno. Un errore costato una denuncia per evasione dai domiciliari a Vincenzo Di Martino, figlio del boss dei Monti Lattari Leonardo ’o Lione. Una vicenda che si è chiusa martedì mattina davanti al gip del tribunale di Torre Annunziata, che ha assolto il 45enne, accogliendo la ricostruzione fornita dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Antonio De Martino. La vicenda risale a sabato scorso, quando i carabinieri della compagnia di Castellammare di Stabia hanno effettuato un controllo nell’abitazione di Di Martino a Iuvani, dove il narcos sta scontando una condanna definitiva per traffico di droga.
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Il figlio del boss non era in casa e per lui è scattata la denuncia per evasione. Durante l’udienza di convalida, però, la difesa è riuscita a ricostruire quanto accaduto. Di Martino, secondo quanto emerso, era autorizzato a recarsi al lavoro in determinati giorni e aveva lasciato l’abitazione convinto che fosse quello previsto per l’attività lavorativa. Quel giorno, invece, era sabato e non avrebbe dovuto restare nella sua abitazione. Un errore materiale, dunque, e non la volontà di sottrarsi ai domiciliari, è stata la tesi sostenuta dalla difesa.
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Il gip ha accolto questa ricostruzione e lo ha assolto dall’accusa di evasione «perchè il fatto non costituisce reato». Vincenzo Di Martino è il secondo genito di Leonardo ’o Lione, storico padrino dei Monti Lattari e considerato dall’Antimafia una figura centrale negli equilibri criminali dell’area di Gragnano e Pimonte, Il 45enne è stato recentemente condannato in via definitiva a quattro anni di carcere per una vicenda legata alla cessione di una partita di cocaina destinata al gruppo di Massimo Terminiello, uomo ritenuto vicino al clan D’Alessandro e che durante la pandemia aveva messo in piedi un giro di droga in Penisola Sorrentino.
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La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, rendendo definitiva la sentenza della Corte d’Appello di Napoli. L’inchiesta, condotta dalla Guardia di finanza e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, aveva ricostruito un traffico di stupefacenti tra i Monti Lattari e la Penisola sorrentina durante gli anni della pandemia. Secondo l’accusa, Di Martino avrebbe rappresentato uno dei canali di approvvigionamento attraverso i quali il gruppo di Terminiello si sarebbe rifornito di cocaina destinata allo spaccio sulla Penisola. Una condanna che Di Martino ha ormai quasi interamente scontato tra carcere e domiciliari.
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Prima della cattura, nel maggio 2023, era riuscito a sottrarsi al blitz dell’inchiesta, rendendosi latitante. Per circa un anno era rimasto irreperibile, fino alla decisione, nel luglio 2024, di consegnarsi spontaneamente al carcere di Bellizzi. Sul periodo della latitanza resta ancora aperto un filone investigativo per individuare le persone che potrebbero averne favorito la fuga.
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Il suo nome compare inoltre in un altro procedimento della Dda di Napoli, nel quale è indagato a piede libero per associazione di tipo mafioso insieme alla madre e ai cinque fratelli. Un fascicolo nel quale gli investigatori ipotizzano un suo ruolo nei rapporti tra il gruppo Di Martino e le organizzazioni criminali alleate, oltre a un coinvolgimento nei canali di approvvigionamento degli stupefacenti. Ora, però, almeno sul fronte dell’accusa di evasione, la vicenda si chiude con un’assoluzione. Di Martino, secondo il giudice, non sarebbe uscito per sottrarsi ai domiciliari: sarebbe semplicemente uscito di casa convinto, erroneamente, di dover andare al lavoro.