Con un cuore artificiale Domenico Caliendo si sarebbe potuto salvare, la rivelazione dell'avvocato
La domanda adesso è una sola: si poteva fare qualcosa per salvare Domenico Caliendo? È attorno a questo interrogativo che…
Si riapre su uno scenario ancora più drammatico e complesso la vicenda giudiziaria legata alla tragica scomparsa del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto a seguito di un trapianto di cuore fallito. I genitori della giovane vittima, Patrizia Mercolino e Alfonso Antonio Caliendo, hanno ufficialmente depositato un’integrazione di querela presso la Procura della Repubblica.
Il sospetto
L’atto punta il dito direttamente contro il cardiochirurgo Guido Oppido, chiedendo agli inquirenti di verificare la sussistenza di nuove e pesantissime ipotesi di reato: un ulteriore episodio di falso e l’omicidio volontario mediante omissione con dolo eventuale. La svolta legale arriva all’indomani del deposito della relazione redatta dai periti nominati dal giudice. Le conclusioni dei consulenti tecnici evidenziano un punto critico nella gestione clinica del piccolo paziente: la scelta di escludere l’impianto del cuore artificiale extracorporeo (il sistema dispositivo BiVAD/Berlin Heart).
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La perizia
Secondo la perizia, proprio l’adozione di tale supporto meccanico avrebbe potuto preservare le funzioni vitali del bambino, garantendogli il tempo necessario per rimanere in lista d’attesa e accedere a un nuovo trapianto cardiaco. Assistiti dall’avvocato Francesco Petruzzi, i genitori chiedono alla Magistratura di fare piena luce sulle decisioni mediche prese nelle fasi cruciali dell’assistenza.
La richiesta sul medico
Nell’atto d’integrazione viene espressamente sollecitato un accertamento volto a verificare se il dottor Oppido — in qualità di sanitario titolare della posizione di garanzia e figura indicata come responsabile del percorso decisionale — si sia concretamente rappresentato il rischio che stava correndo il bambino. Nello specifico, la difesa dei familiari chiede di valutare se il medico avesse previsto che la prosecuzione prolungata dell’Ecmo (il sistema di supporto vitale extracorporeo temporaneo per cuore e polmoni) avrebbe irrimediabilmente compromesso la candidabilità del piccolo a un nuovo organo, conducendolo alla morte.
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Le verifiche della Procura
L’ipotesi del dolo eventuale si fonda sulla richiesta di accertare se il cardiochirurgo, pur essendosi rappresentato tale tragica evoluzione, abbia comunque accettato il rischio dell’evento infausto ponendo in essere una condotta omissiva, ovvero la mancata conversione dell’assistenza al sistema Berlin Heart. La Procura dovrà ora esaminare gli atti per decidere quali nuovi sviluppi dare all’inchiesta.