Con un cuore artificiale Domenico Caliendo si sarebbe potuto salvare, la rivelazione dell’avvocato
L'INCHIESTA
11 settembre 2026
L'INCHIESTA

Con un cuore artificiale Domenico Caliendo si sarebbe potuto salvare, la rivelazione dell’avvocato

La relazione dei periti nominati dal gip di Napoli sulla tragedia del bimbo al Monaldi
Andrea Ripa

La domanda adesso è una sola: si poteva fare qualcosa per salvare Domenico Caliendo? È attorno a questo interrogativo che torna a concentrarsi l’inchiesta sulla morte del bambino, deceduto dopo il fallimento del trapianto di cuore eseguito all’ospedale Monaldi di Napoli il 23 dicembre 2025. A riaccendere lo scontro è la relazione depositata dai periti nominati dal gip Mariano Sorrentino. Un documento di 553 pagine che, secondo quanto riferisce il legale della famiglia, contiene un passaggio ritenuto decisivo: se il piccolo fosse stato collegato entro 72 ore al Berlin Heart, il sistema di assistenza cardiaca artificiale extracorporea, avrebbe potuto essere sottoposto nuovamente a trapianto, con una possibilità di riuscita superiore al 70 per cento.

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Una ricostruzione che, se confermata nel prosieguo dell’inchiesta e valutata sotto il profilo delle responsabilità, potrebbe spostare il baricentro dell’indagine. È proprio su questo punto che interviene l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo, chiedendo alla Procura di prendere in considerazione una contestazione ancora più grave rispetto a quella per omicidio colposo. «Se entro 72 ore fosse stato collegato al Berlin Heart, il cuore artificiale extracorporeo, Domenico sarebbe stato ritrapiantabile e avrebbe avuto una percentuale di riuscita di oltre il 70%», dichiara Petruzzi, richiamando quanto riportato nella relazione dei periti del gip. Da qui la richiesta: «Per questo chiedo che la Procura valuti l’ipotesi di contestare l’omicidio volontario al posto del colposo».

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Parole destinate a riaccendere il confronto giudiziario attorno a una vicenda che ha scosso profondamente la famiglia e che ora entra in una fase delicatissima. Al centro ci sono le ore successive al trapianto, le condizioni del bambino e le decisioni assunte nel periodo immediatamente successivo all’intervento.Domenico, poco più che due anni, era stato sottoposto al trapianto il 23 dicembre dello scorso anno. Il cuore trapiantato, secondo quanto emerso dall’inchiesta, presentava un danno e il bambino morì il 21 febbraio 2026. La Procura sta cercando di ricostruire ogni passaggio clinico e assistenziale, individuando eventuali errori, omissioni o ritardi e verificando il rapporto tra le condotte contestate e il successivo decesso.La relazione dei consulenti del giudice rappresenta dunque un passaggio centrale.

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Non soltanto per le conclusioni mediche, ma anche per la valutazione della cosiddetta condotta alternativa: cosa sarebbe potuto accadere se fosse stata adottata una diversa strategia terapeutica e, soprattutto, quali concrete possibilità di sopravvivenza avrebbe avuto il bambino.La questione del Berlin Heart si inserisce esattamente in questo punto. Secondo la ricostruzione riferita dal legale della famiglia, l’utilizzo tempestivo del dispositivo avrebbe potuto mantenere in vita Domenico abbastanza a lungo da consentire un nuovo trapianto. È un’ipotesi che dovrà essere esaminata dagli inquirenti insieme all’intero quadro clinico e alle valutazioni dei periti.La famiglia, attraverso il proprio legale, chiede ora che quelle conclusioni vengano approfondite anche sotto il profilo penale.

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La richiesta di valutare l’omicidio volontario rappresenta un’accelerazione significativa, ma non equivale a una contestazione già formalizzata né a una responsabilità accertata. Spetterà alla Procura, sulla base degli atti e degli elementi raccolti, stabilire quali ipotesi di reato siano sostenibili. Intanto, sul tavolo degli investigatori c’è una relazione di oltre cinquecento pagine destinata a pesare sulle prossime decisioni. Dentro quelle pagine ci sono le risposte tecniche alle domande del gip e la ricostruzione delle condizioni di Domenico. Fuori, resta il dolore di una famiglia che vuole sapere se, in quelle ore decisive, esistesse ancora una possibilità per salvare il proprio figlio.