Castellammare, il Maestro Di Maio: «Il musicista è l’anti-tendenza»
TALENTOPOLIS
14 settembre 2026
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Castellammare, il Maestro Di Maio: «Il musicista è l’anti-tendenza»

Il clarinettista stabiese racconta un percorso fatto di ricerca ed emozioni e riflette sul ruolo della musica in una società sempre più veloce, dove l’apparenza rischia di prevalere sulla competenza
Rita Inflorato

«Essere musicista significa davvero saper suonare?»

Per il Maestro Giuseppe Di Maio la risposta è no. O, almeno, non basta. Prima delle note viene l’ascolto. Prima della tecnica c’è l’attenzione. Prima del giudizio serve la capacità di comprendere. Saper suonare uno strumento è importante. Ma un musicista deve anche osservare e mettersi in discussione. Deve riuscire a guardare oltre ciò che appare.

«Un musicista non vede il bianco o nero». Tra questi due estremi, spiega Di Maio, esistono sfumature, dubbi e possibilità. «Le cose sono più complesse e ci vuole tempo per comprenderle». È questo il senso più profondo che attribuisce alla parola musicista. Non solo chi produce musica, ma chi sviluppa un modo diverso di guardare la realtà.

Dal clarinetto alla ricerca

Il suo percorso comincia quando è ancora ragazzo. Il primo incontro con il clarinetto arriva in prima media. Era andato ad assistere al saggio della sorella, che suonava il violino. Fu allora che rimase colpito dal suono caldo di quello strumento. Una curiosità nata quasi per caso diventa, con il tempo, una scelta. Dopo le scuole medie arriva al liceo musicale F. Severi di Castellammare di Stabia. Poi il Conservatorio di Napoli. Durante il biennio incontra il corso di avviamento alla direzione del maestro Mariano Patti. È un passaggio importante. Di Maio comprende di voler andare oltre il clarinetto. Vuole dirigere, comporre e conoscere la musica nella sua struttura più ampia.

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Ci sono momenti in cui un musicista capisce che, per continuare a crescere, deve avere il coraggio di guardare oltre…

La formazione diventa così anche ricerca. Quando vengono aperti i dottorati in teoria della musica applicata alle neuroscienze cognitive, intraprende un percorso all’Accademia di Belle Arti, in collaborazione con La Sapienza di Roma. Il suo studio riguarda la risposta emotiva dell’essere umano alla musica. L’obiettivo è arrivare alla costruzione di un modello capace di descriverla.Un campo complesso, perché al centro ci sono le emozioni. «Fino ad adesso ho capito che l’emozione umana è molto complessa» .

Anche per questo Di Maio mette in discussione l’idea della musica come linguaggio universale. Esistono elementi condivisi, ma la risposta emotiva resta profondamente articolata. Il suo sguardo critico si sposta poi sulla società contemporanea. Social, visibilità, numeri e successo commerciale hanno cambiato il modo di valutare un artista.

Il rischio è confondere notorietà e competenza. «Il problema è la superficialità. Tutti parlano di tutto». Ed è proprio qui che nasce la sua definizione del musicista come «l’anti-tendenza». Una persona che, mentre tutto corre, sceglie di fermarsi. Di studiare. Di ascoltare. Di non accontentarsi della prima risposta.

Merito, formazione e futuro

Quando si parla di meritocrazia, la risposta del maestro arriva attraverso una provocazione. Il riferimento è a Rita De Crescenzo, nome ormai noto della cultura popolare e dei social. Il ragionamento è semplice e pungente: quanto conta davvero il merito in una società dove visibilità e notorietà possono diventare forme di riconoscimento? Dietro l’ironia resta una domanda centrale: che cosa valutiamo quando diciamo che qualcuno ha valore?

La stessa attenzione riguarda l’insegnamento. Di Maio ama stare con gli studenti e guarda alla didattica come a una possibilità concreta per il futuro.«È importantissimo avere un insegnante. È la chiave di tutto». Per lui il maestro non trasmette soltanto nozioni. Accompagna una persona nella crescita. «È colui che progetta il modo di farti crescere nonostante le difficoltà».

La formazione musicale, però, richiede anche sacrifici economici. Non tutti riescono a sostenere un percorso lungo e impegnativo. «Tutti possono iniziare, ma non tutti possono continuare» .Di Maio guarda al proprio cammino con gratitudine. Si è diplomato con il maestro Donato Renzetti. Oggi il suo percorso unisce clarinetto, direzione, composizione, ricerca e insegnamento.

Il prossimo 24 settembre sarà al Conservatorio di Napoli S. Pietro a Majella per un concerto alle 17. A breve è prevista anche la pubblicazione del libro «Suoni del tempo», scritto da Paolo Tortiglione e revisionato da Di Maio. Sta inoltre lavorando a un altro testo per la Banca Popolare del Frusinate. A ottobre sarà invece a Liverpool per approfondire il percorso di dottorato.

Il futuro, dunque, resta tutto da scrivere. Ma per chi ha scelto la musica come ricerca continua, forse è proprio questo il punto. Non basta una nota eseguita bene. Così come non basta il successo per dimostrare il valore di un artista. Servono studio, ascolto, dubbio e capacità di comprendere.

«Invito tutti ad essere musicisti». È forse questa la lezione che il Maestro Giuseppe Di Maio lascia al termine del suo racconto. Imparare ad ascoltare prima di giudicare. Accettare la complessità. E avere la pazienza di cercare tutte quelle sfumature che stanno tra il bianco e il nero.