Castellammare, l’addio commosso di don Catello Malafronte alla comunità di Sant’Antonio
Castellammare. Dopo dodici anni intensi alla guida della comunità parrocchiale di Sant’Antonio, don Catello Malafronte, insieme al vicario parrocchiale don Giuseppe Miccio (presente da due anni), si appresta a lasciare il testimone per intraprendere nuovi cammini pastorali. Un commiato segnato dalla gratitudine, dalla commozione e dal ricordo di un percorso di fede condiviso che ha profondamente inciso nel tessuto sociale e spirituale della città stabiese.Nel messaggio di saluto indirizzato ai fedeli, i sacerdoti hanno ripercorso gli anni trascorsi insieme, ricordando che una comunità non è fatta solo di opere e progetti, ma soprattutto di persone, storie e legami autentici. Richiamando il passo evangelico in cui Gesù indica come suoi familiari coloro che ascoltano e mettono in pratica la Parola di Dio, la parrocchia viene descritta come una vera e propria famiglia radunata attorno all’Eucaristia.
Una stagione di crescita e di impegno sul territorio
Questi anni a Sant’Antonio sono stati definiti come una nuova e intensa stagione ecclesiale. Sotto la guida di don Catello e don Giuseppe, la parrocchia ha puntato con decisione sull’annuncio del Vangelo, sulla formazione teologica e spirituale degli operatori pastorali e sulla creazione di spazi di aggregazione dedicati ai giovani e ai ragazzi. Senza mai tirarsi indietro di fronte alle sfide culturali e sociali del territorio stabiese. Non sono mancati, come in ogni cammino umano, momenti di stanchezza, difficoltà e incomprensioni. Per questo, con grande umiltà, i sacerdoti hanno chiesto perdono alla comunità per le volte in cui non sono riusciti ad ascoltare abbastanza o a raggiungere tutti.
Il passaggio del testimone e l’appello all’unità
Citando le parole dell’apostolo Paolo nel commiato dalla comunità di Efeso — “E ora vi affidiamo a Dio e alla Parola della sua grazia” —, don Catello ha ricordato che la vita del sacerdote è una vita “consegnata”, pronta a rispondere alle nuove richieste del Signore.Il parroco uscente ha voluto lasciare un’eredità e un impegno preziosi ai suoi fedeli: custodire gelosamente l’unità. Nel raccomandare di accogliere con il cuore libero e senza confronti il sacerdote che verrà, l’invito rivolto alla comunità è quello di continuare a essere una “casa dalle porte aperte”, dove nessuno si senta escluso.Il commiato si chiude non con un addio, ma con un affidamento reciproco nella preghiera, sotto lo sguardo protettivo della Vergine Maria e di Sant’Antonio di Padova.

