Sorrento, enoteca nella cisterna romana: sequestrati due piani
Una cantina per vini d’eccellenza, una cucina per la degustazione di cibi e una scala di collegamento interamente scavata nel cuore del blocco tufaceo, il tutto occultato dietro mobili a muro e reti metalliche per espandersi abusivamente all’interno di un’area demaniale protetta da vincoli archeologici monumentali. La polizia metropolitana di Napoli, gruppo USES, ha scoperto e sottoposto a sequestro preventivo i due livelli sotterranei di una nota enoteca situata nel pieno centro di Sorrento, a viale Caruso. Le indagini, coordinate dalla procura della Repubblica di Torre Annunziata, hanno svelato una vera e propria cittadella dell’abusivismo commerciale sotterraneo, capace di fagocitare le celebri cisterne romane di Spasiano, una straordinaria e millenaria opera idraulica risalente all’epoca imperiale.
L’operazione
Il blitz delle forze dell’ordine rappresenta lo sviluppo di un piano d’azione molto più ampio e strutturato. Come si legge nella nota ufficiale a firma del procuratore Nunzio Fragliasso, «il sequestro su indicato è stato effettuato a seguito del capillare censimento delle indebite occupazioni delle cisterne romane di Spasiano in corso di effettuazione da parte della polizia metropolitana in esecuzione di un decreto di ispezione dei luoghi emesso da questa procura della Repubblica». Le verifiche tecniche sul posto hanno permesso di accertare che l’attività commerciale si sviluppava su tre differenti piani, di cui solo quello superficiale è risultato in regola. «Le indagini hanno consentito di accertare che l’enoteca in questione si articola su tre livelli, dei quali uno al piano terra, fronte strada, e due interrati». I problemi sono emersi non appena gli investigatori sono scesi sotto il livello stradale.
La grotta
Al primo piano interrato, i militari hanno riscontrato che il locale «avrebbe formato oggetto di un mutamento di destinazione d’uso, non autorizzato, da deposito a luogo adibito alla preparazione e alla degustazione di cibi». Ma una scoperta è avvenuta spingendosi ancora più in profondità attraverso una scala non autorizzata ricavata direttamente nella roccia. Da qui si accedeva a un secondo livello sotterraneo, «consistente in una grotta, con annessi servizi igienici, arredata con mobili a muro per l’esposizione di vini, nella quale erano stati realizzati degli impianti di illuminazione, areazione e deumidificazione, nonché altre aperture sulla parete tufacea, celate dai mobili espositori e da una rete metallica». Questa lussuosa e tecnologica cantina sotterranea sorgeva nel cuore del patrimonio storico dello Stato. Gli accertamenti catastali e topografici hanno infatti confermato che «tale ultimo locale ricade in area demaniale, sottoposta a vincolo archeologico e culturale, in quanto rientrante nel più ampio sito di interesse archeologico delle cisterne romane di Spasiano, straordinaria opera idraulica di epoca romana».
Il sequestro
La procura ha chiesto al giudice per le indagini preliminari la convalida del vincolo giudiziario per le sole aree abusive sotterranee, mentre è stato disposto il dissequestro del locale fronte strada al piano terra. I reati contestati spaziano dall’invasione di terreni o edifici alle opere abusive su beni vincolati, fino ai lavori edili in assenza di permesso di costruire. L’inchiesta sorrentina promette ulteriori sviluppi: già lo scorso 17 settembre era stato sequestrato un altro locale al corso Italia, nei pressi delle cisterne, utilizzato illegittimamente come deposito e lavanderia da un b&b. «Le indagini sono tuttora in corso al fine di accertare eventuali ulteriori occupazioni abusive di spazi demaniali di interesse storico e culturale, sottratti indebitamente nel corso degli anni alla loro naturale destinazione».

