Un’esplosione diffusa di profumi, colori e bellezza per accogliere migliaia di pellegrini e celebrare l'identità profonda della comunità mariana nel…
LA LETTERA
3 ottobre 2026
LA LETTERA
Il vescovo di Pompei celebra San Bartolo: «Testimone di fede, ha inciso sul tessuto sociale»
Nel centenario della scomparsa del Fondatore, l'arcivescovo Mons. Tommaso Caputo lancia un messaggio per il futuro di Pompei.
Una svolta epocale unisce la memoria spirituale all’identità civile della comunità mariana. Lunedì, in coincidenza con il centenario della scomparsa di San Bartolo Longo, la città celebrerà per la prima volta il suo fondatore non solo come figura ecclesiale, ma come patrono ufficiale del comune. Il passaggio storico viene tracciato da «Il secolo del mondo nuovo di Pompei», la lettera pastorale che l’arcivescovo, monsignor Tommaso Caputo, ha voluto indirizzare alla comunità per ricordare l’eredità dell’apostolo del Rosario.
Il Fondatore
Insieme alla moglie, la contessa Marianna Farnararo de Fusco, Longo diede vita al santuario, alle storiche opere caritatevoli e alle Suore Domenicane, ponendo le basi di un modello sociale che resta straordinariamente moderno e attuale. Nel testo, che ripercorre anche la visita di Papa Leone XIV dello scorso 8 maggio, il prelato tratteggia il profilo di Longo come «un uomo del fare», mettendone però in luce il totale distacco dall’orgoglio personale: «ma sia l’avvocato sia la sua consorte, e con lui fondatrice del santuario, la contessa Marianna Farnararo de Fusco, si ritennero sempre un semplice strumento della Divina Provvidenza e furono convinti, nell’interiorità, di non essere stati loro ad erigere né il Tempio della Fede né il Tempio della Carità, rappresentato dagli Istituti per le orfanelle e per i figli e le figlie dei carcerati. Pensavano che tutto fosse Opera della Madonna, considerandosi evangelicamente “servi inutili”».
La visita del Papa
La recita del Rosario rimane il motore pulsante della città, la radice da cui germoglia ogni iniziativa concreta sul territorio. Proprio la recente presenza del Pontefice sul sagrato mariano ha ribadito la centralità internazionale della cittadina campana. Un impatto profondo che l’arcivescovo descrive attraverso il proprio vissuto personale sull’altare: «Avendolo potuto vivere, accanto a lui sull’altare della celebrazione ho avvertito sempre vivo non solo il privilegio, ma il calore di un flusso di sentimenti inarrestabili. Tutta la storia e la vicenda di Pompei prorompevano come un grande evento che la Chiesa offriva e faceva vivere a tutta la società civile, coinvolta in un progetto che apparteneva solo in parte al proprio territorio. Ho avvertito come dono inestimabile la grazia di poter toccare con mano l’universalità di Pompei e del suo messaggio».
Un pietra miliare per la città
L’impronta lasciata dal fondatore va ben oltre i confini religiosi, rappresentando una pietra miliare per l’intera cittadinanza: «Non è stato solo un testimone della fede, ma anche un uomo che ha inciso in maniera profonda sul tessuto sociale e civile del suo tempo». Ed è muovendo da questa consapevolezza che monsignor Caputo affida alla comunità le linee guida per i prossimi anni, riassunte nei concetti di fedeltà e apertura. Il mandato è quello di proteggere la tradizione e «testimoniare Pompei» come «il suo particolarissimo carisma di Tempio della Fede e Tempio della Carità, nonché roccaforte di pace». Una missione che deve sapersi rinnovare: «con una fiduciosa e serena apertura di mente e di cuore al futuro. I tempi cambiano, come pure i contesti sociali, ragion per cui l’opera di fede e di amore affidataci da San Bartolo deve adeguarsi e proseguire a favore dei poveri e degli emarginati».

