Furti di bici a Piano di Sorrento: 5 arresti tra Scafati e Genova
L'INCHIESTA
7 ottobre 2026
L'INCHIESTA

Furti di bici a Piano di Sorrento: 5 arresti tra Scafati e Genova

I colpi nel mese di seettembre, braccialetto elettronico per tutti gli arrestati
Andrea Ripa

Le biciclette erano parcheggiate lungo Corso Italia, a Piano di Sorrento. A portarle via, secondo la ricostruzione degli investigatori, sarebbe stato un gruppo arrivato in zona con un’auto e un furgone. Un blitz rapido, con i ruoli già stabiliti: qualcuno avrebbe agito sulle biciclette, altri avrebbero atteso con il mezzo pronto per caricarle e allontanarsi. È su questa presunta organizzazione che si concentra l’inchiesta dei carabinieri della Stazione di Piano di Sorrento, coordinata dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, che questa mattina ha portato a cinque misure cautelari.I militari della Compagnia di Sorrento hanno eseguito un’ordinanza di arresti domiciliari, con controllo attraverso dispositivo elettronico, nei confronti di cinque persone ritenute gravemente indiziate, allo stato delle indagini, di furto aggravato e continuato in concorso.Gli interventi sono scattati tra Salerno, Scafati, Roccapiemonte e Genova.

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Il colpo alle bici elettriche

Al centro dell’inchiesta c’è un furto avvenuto nella notte tra il 14 e il 15 settembre 2025. Due biciclette elettriche, per un valore complessivo di circa 2.200 euro, erano state lasciate lungo Corso Italia.

Secondo gli investigatori, gli indagati sarebbero arrivati a Piano di Sorrento a bordo di un’automobile e di un furgone. Il gruppo avrebbe agito in maniera coordinata, con una precisa suddivisione dei compiti, riuscendo a impossessarsi delle due biciclette e a caricarle sul mezzo furgonato.Poi la fuga, in direzione di Scafati.

A ricostruire il percorso e a dare un volto ai presunti autori del furto è stata una complessa attività investigativa. I carabinieri hanno acquisito e analizzato le immagini degli impianti di videosorveglianza, sia pubblici sia privati, incrociandole con gli accertamenti sui veicoli utilizzati.A questi elementi si sono aggiunti i dati Gps e i tabulati telefonici, che avrebbero consentito agli investigatori di ricostruire gli spostamenti e i contatti tra i presunti componenti del gruppo.

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Cinque giorni dopo un altro colpo

Ed è proprio durante l’attività investigativa che sarebbe emerso un elemento ulteriore.Due degli indagati, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbero con ogni probabilità gli stessi soggetti arrestati in flagranza dai carabinieri della Stazione di Vico Equense appena cinque giorni dopo il furto di Piano di Sorrento.

Anche in quel caso si trattava di una bicicletta, rubata nel territorio di Sant’Agnello. La circostanza che ha attirato l’attenzione degli investigatori è soprattutto la tecnica utilizzata. Il furto sarebbe stato commesso con modalità analoghe a quelle ricostruite per il colpo di Piano di Sorrento e, secondo gli accertamenti, sarebbe stato utilizzato lo stesso furgone. Un dettaglio che ha contribuito a rafforzare il quadro investigativo e a collegare i diversi episodi.

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Il blitz tra Salerno e Genova

Sulla base degli elementi raccolti, la Procura ha chiesto l’applicazione della misura cautelare. Il Gip del Tribunale di Torre Annunziata, ritenendo sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari, ha disposto per tutti e cinque gli indagati gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Uno dei destinatari dell’ordinanza è stato arrestato questa mattina in esecuzione del provvedimento. Per gli altri quattro, invece, la misura è stata notificata direttamente nei luoghi in cui si trovavano, perché già sottoposti a provvedimenti restrittivi per altre vicende. Due si trovavano nelle case circondariali di Salerno e Genova, mentre altri due erano già agli arresti domiciliari nelle rispettive abitazioni.

L’inchiesta, dunque, mette insieme almeno due episodi distinti accomunati, secondo gli investigatori, dalla stessa modalità operativa: arrivare sul posto con un mezzo pronto al trasporto, agire rapidamente sulle biciclette e allontanarsi con la refurtiva. Per i cinque destinatari della misura, però, il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari. L’ordinanza cautelare potrà essere impugnata davanti al Tribunale del Riesame e gli indagati non possono essere considerati colpevoli fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.