La giungla di regole e cavilli per le famiglie di chi soffre
QUANTO COSTA STARE BENE?
La decisione arriva dopo giorni, settimane, a volte mesi. Si cerca uno psicologo, si apre una pagina internet, si leggono le recensioni, si guarda la disponibilità.Poi arriva la domanda che può cambiare tutto:
quanto costa una seduta?
Perché chiedere aiuto è un passo importante, ma non sempre è il primo ostacolo da superare. Per molti giovani e per molte famiglie, dopo aver riconosciuto il bisogno arriva il problema di trovare un percorso che sia anche economicamente sostenibile.Nel privato il costo di un percorso psicologico dipende dal professionista, dalla durata e dal tipo di intervento. E soprattutto dalla continuità: una singola seduta può sembrare affrontabile, ma un percorso che richiede incontri regolari può diventare una spesa significativa mese dopo mese.È qui che la salute mentale incrocia anche il tema delle disuguaglianze.
PUBBLICO E PRIVATO
La prima distinzione da fare è tra il professionista privato e i servizi pubblici.Nel privato la scelta può essere più ampia e il percorso viene concordato direttamente con il professionista, ma il costo delle sedute ricade normalmente sulla persona.Nel pubblico esistono invece servizi territoriali e specialistici ai quali si può accedere secondo modalità definite dal Servizio sanitario.
In Campania esiste la Psicologia di Base: un servizio pubblico e gratuito pensato per offrire un primo supporto psicologico e orientare eventualmente la persona verso altri servizi. Per accedervi è necessario rivolgersi al medico di famiglia o al pediatra, che attiva la richiesta presso il Distretto sanitario.
All’ASL Napoli 1 Centro il servizio è rivolto anche ai minori e offre ascolto, orientamento e interventi di breve durata per situazioni di disagio psicologico non grave.Anche i consultori rappresentano una porta d’accesso importante. Nell’ASL Napoli 3 Sud, per esempio, le attività psicologiche del Consultorio familiare indicate dall’azienda sono gratuite e, per lo Spazio Giovani di Ercolano rivolto ai 14-23enni, l’accesso è gratuito e libero.
Il problema, quindi, non è soltanto quanto costa uno psicologo.È anche quanto è facile sapere dove andare.
IL BONUS PSICOLOGO
Per chi sceglie un percorso di psicoterapia privata esiste anche il Bonus psicologo.Per l’annualità 2025 l’INPS ha previsto un contributo fino a 50 euro per seduta, con un tetto massimo legato all’ISEE: fino a 1.500 euro per chi ha un ISEE inferiore a 15mila euro, fino a 1.000 euro tra 15mila e 30mila euro e fino a 500 euro tra 30mila e 50mila euro. Il beneficio viene riconosciuto nei limiti delle risorse disponibili e attraverso graduatorie. È uno strumento che può ridurre il peso economico di un percorso, ma non elimina automaticamente il problema dell’accessibilità.
Il contributo, infatti, non significa che ogni persona che ne fa richiesta possa riceverlo: l’assegnazione avviene nei limiti delle risorse stanziate.E resta una domanda:
cosa succede a chi ha bisogno di aiuto ma non riesce ad accedere a un percorso privato e non sa come entrare nella rete pubblica?
IL PREZZO NON È SOLO QUELLO DELLA SEDUTA
C’è poi un costo meno visibile.È quello del tempo.Una persona che lavora deve trovare un orario compatibile. Uno studente deve incastrare la seduta tra lezioni, esami e spostamenti. Un genitore deve organizzare qualcuno che accompagni un figlio.Per questo parlare di accessibilità significa parlare contemporaneamente di denaro, tempo, distanza e informazioni.La salute mentale rischia di diventare così una questione anche economica: chi può permettersi più facilmente un percorso privato può avere una possibilità in più; chi non può, deve conoscere e riuscire ad attraversare la rete dei servizi disponibili.Non è una differenza tra chi vuole stare bene e chi non vuole farlo.È una differenza nelle possibilità di accesso.
LA PORTA PIÙ VICINA
Ed è per questo che i servizi territoriali possono avere un ruolo decisivo.Se il primo punto di ascolto è vicino casa, gratuito e facilmente comprensibile, la distanza tra «sto male» e «chiedo aiuto» può accorciarsi.
Il nuovo Piano nazionale per la salute mentale 2025-2030 punta proprio sul rafforzamento dei servizi territoriali, sulla diagnosi precoce e sulla collaborazione tra sanità, famiglie, scuole e istituzioni, con particolare attenzione alle fasce più giovani.Per un ragazzo, però, la rete deve essere anche semplice da capire.
Non dovrebbe essere necessario conoscere la differenza tra consultorio, Dipartimento di Salute Mentale, Psicologia di Base e servizio specialistico prima di poter chiedere aiuto.La prima domanda dovrebbe essere molto più semplice:«Dove posso andare?»E a quella domanda dovrebbe seguire una risposta altrettanto semplice.Perché il costo di una seduta può essere un ostacolo.Ma anche non sapere da dove cominciare può esserlo.E quando si parla di salute mentale, ogni barriera in più può significare rimandare ancora una volta quel primo passo

