Oltre il silenzio dei proiettili: un appello per la coscienza di Torre del Greco
Torre del Greco. Il recente raid armato nel cuore di Torre del Greco non rappresenta soltanto un problema di ordine pubblico, ma l’ennesimo sintomo di un collasso culturale che non possiamo più limitarci a registrare passivamente.
Quando le strade della nostra quotidianità e i luoghi del commercio diurno si trasformano di notte in palcoscenici di cieca violenza, l’intera comunità subisce un’indicibile ferita d’identità.
Come intellettuali e cittadini, abbiamo il dovere storico di non rassegnarci alla narrazione della sopraffazione.
La risposta non può risiedere unicamente nella necessaria militarizzazione del territorio o nelle fondamentali indagini delle forze dell’ordine.
Occorre ricostruire un tessuto sociale partendo dai luoghi della cultura, dalle scuole e dagli spazi di aggregazione, sottraendo i nostri giovani all’illusione del potere criminale.
Chiediamo alle istituzioni, alla società civile e al mondo della cultura – quella alta, con la “C” maiuscola, e non ridotta a eventi effimeri – un’azione corale: non basta ripudiare la violenza, bisogna coltivare l’alternativa.
Le coltellate e gli spari della notte non colpiscono soltanto la carne di un uomo e le lamiere di un’auto; perforano inevitabilmente il patto sociale della nostra comunità.
Ciò che sta accadendo a Torre del Greco, tra escalation di violenza giovanile e dimostrazioni di forza criminale, ci impone una riflessione profonda sul ruolo del pensiero critico oggi.
La perdita di senso e di orizzonte è evidente. Il silenzio della cultura equivale alla complicità.
Quando lo spazio pubblico viene abbandonato dalle idee, quando il sonno della ragione incalza, esso viene inevitabilmente occupato dalla violenza come unico terribile codice comunicativo riconoscibile.
Essere intellettuali oggi, in questo territorio, significa esercitare una funzione scomoda: decodificare il disagio, denunciare l’assenza di autentiche prospettive e rifiutare la normalizzazione dell’orrore.
È tempo che tutte le energie sane della città ritrovino l’orgoglio del riscatto civile e morale, affinché la cultura torni ad essere il vero presidio di legalità e bellezza di cui questa terra – tanto amata sia da un laico come Giacomo Leopardi che da un santo come Vincenzo Romano – ha disperato bisogno.

