Regione, rimborsi lumaca: stipendi e servizi a rischio. Clinica Maria Rosaria: garanzie ai dipendenti
La sanità convenzionata e accreditata della Campania si trova a fronteggiare una fase di profonda turbolenza, generata dal blocco prolungato dei rimborsi da parte dell’amministrazione regionale. A partire dall’inizio dell’estate, precisamente dal mese di luglio, la Regione ha rallentato i pagamenti dovuti alle strutture private per le prestazioni sanitarie assicurate ai cittadini in regime di accreditamento. Poiché tali rimborsi costituiscono la principale fonte di entrata per le case di cura — arrivando a coprire fino all’85% del fatturato aziendale —, il congelamento dei fondi sta provocando una pericolosa asfissia finanziaria in tutto il settore. Nonostante questo scenario di grave incertezza economica, molte strutture private hanno continuato a garantire con continuità l’assistenza sanitaria e le cure all’utenza, operando spesso in condizioni di estremo sbilancio economico.
Il caso della Clinica Maria Rosaria: oltre 5 milioni di crediti bloccati
Emblema di questa situazione di sofferenza è la Casa di Cura Maria Rosaria di Pompei. La direzione della struttura ha reso noto di vantare nei confronti della Regione Campania un credito superiore ai 5 milioni di euro, relativo alle prestazioni medico-chirurgiche e di specialistica ambulatoriale erogate ininterrottamente da luglio ad oggi. Di questa ingente somma, circa 3 milioni di euro risultano già ampiamente scaduti. Per far fronte agli impegni correnti e tutelare la continuità aziendale nei mesi scorsi, la clinica ha compiuto sforzi straordinari: ha esaurito l’intero castelletto creditizio disponibile e acceso un mutuo quinquennale, riuscendo a corrispondere regolarmente gli stipendi e persino il Premio Area Sanità ad agosto. Tuttavia, l’assenza totale di risposte e trasferimenti da parte dell’ente regionale ha reso impossibile mantenere la consueta puntualità per le retribuzioni di settembre.
Il botta e risposta tra sindacati e vertici aziendali
Il ritardo nel pagamento degli stipendi — la cui erogazione, in base al CCNL di categoria, sarebbe dovuta avvenire entro il 7 ottobre — ha immediatamente innescato la reazione delle organizzazioni sindacali. La CISL FP di Napoli, tramite i suoi rappresentanti territoriali e regionali Carla Aprea e Ciro Maraniello, ha inviato una nota alla direzione, lamentando la mancata preventiva informazione m. La risposta della Direzione Generale è stata tempestiva e rassicurante: l’azienda ha espresso forte stupore per la presa di posizione sindacale, ricordando che la crisi era ampiamente nota e che l’RSA e i lavoratori erano stati tempestivamente informati tramite il personale amministrativo. La clinica ha inoltre ribadito la massima disponibilità a concedere anticipazioni economiche per le situazioni di urgenza segnalate dai dipendenti — misura di cui diversi lavoratori e la stessa RSA hanno già beneficiato. Inoltre, ha garantito la copertura degli emolumenti entro la prossima settimana.
Prospettive incerte e appello alla mobilitazione istituzionale
La vicenda, tuttavia, accende i riflettori su un problema sistemico che rischia di paralizzare l’intera rete sanitaria privata accreditata della Campania. Con l’assordante silenzio della Regione sui fondi dovuti e l’impossibilità per le aziende di attingere ulteriormente a risorse straordinarie, il futuro dei servizi e la regolarità degli stipendi rimangono appesi a un filo. Se la Regione non provvederà a sbloccare almeno una mensilità arretrata, il rischio concreto, per molte strutture, è quello di uno stop generalizzato delle prestazioni, con pesanti ripercussioni sui livelli occupazionali e, soprattutto, sulla salute dei cittadini campani.

