Droga in un casolare abbandonato, braccialetto elettronico a un 20enne di Sant’Antonio Abate
L'INCHIESTA
17 ottobre 2026
L'INCHIESTA

Droga in un casolare abbandonato, braccialetto elettronico a un 20enne di Sant’Antonio Abate

Stupefacenti nascosti tra i rifiuti in una cassetta di sicurezza postale in un edificio rurale abbandonato: i carabinieri scoprono il nascondiglio e ricostruiscono il giro d'affari per lo spaccio di stupefacenti al dettaglio.
Andrea Ripa

La droga era nascosta tra i rifiuti, all’interno di una cassetta di sicurezza portatile sistemata in un fabbricato rurale abbandonato. Un nascondiglio che, secondo gli investigatori, sarebbe stato utilizzato per custodire lo stupefacente e sottrarlo ai controlli antidroga. Le indagini hanno portato a un ventenne, originario di Pompei e residente a Sant’Antonio Abate, raggiunto da un’ordinanza di arresti domiciliari con braccialetto elettronico.

Il provvedimento è stato eseguito nella mattinata odierna dai carabinieri della Sezione operativa del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Castellammare di Stabia, su disposizione del gip del Tribunale di Torre Annunziata, che ha accolto la richiesta della Procura.Il giovane è indagato per detenzione illecita di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio e cessione continuata di droga. Oltre agli arresti domiciliari, il giudice ha disposto il divieto assoluto di comunicare con persone estranee al nucleo familiare convivente.

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Il blitz nel casolare abbandonato

L’inchiesta prende le mosse dal 3 luglio 2026, quando i carabinieri, durante una perquisizione eseguita in un fabbricato rurale diroccato e disabitato a Sant’Antonio Abate, hanno scoperto un quantitativo significativo di sostanze stupefacenti. Tra i rifiuti, all’interno di una cassetta di sicurezza portatile, i militari hanno trovato circa 186 grammi di cocaina e crack. Insieme alla droga sono stati sequestrati quattro bilancini di precisione e alcuni pentolini intrisi di polvere bianca, ritenuti compatibili con le attività di pesatura, lavorazione e confezionamento delle dosi.Il ritrovamento ha dato il via a ulteriori approfondimenti investigativi, coordinati dalla Procura di Torre Annunziata.

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Le telecamere e il tatuaggio sul braccio destro

A indirizzare gli investigatori verso il ventenne sono state soprattutto le immagini dei sistemi di videosorveglianza privati presenti nella zona. Dall’esame delle registrazioni sarebbe emersa, secondo l’ipotesi accusatoria, un’attività ripetuta di occultamento e prelievo degli involucri contenenti la droga all’interno dell’edificio abbandonato. Gli investigatori hanno quindi approfondito gli elementi raccolti, arrivando a una perquisizione domiciliare nei confronti del giovane. In quell’occasione sarebbero stati trovati indumenti e accessori corrispondenti a quelli visibili nelle registrazioni.

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Un ulteriore elemento di riscontro sarebbe arrivato da un particolare fisico: un tatuaggio esteso lungo tutto il braccio destro della persona ripresa dalle telecamere, corrispondente a quello riscontrato sul ventenne.Gli accertamenti avrebbero così delineato, secondo la ricostruzione investigativa, un sistema di occultamento e recupero della sostanza stupefacente finalizzato a evitare i controlli delle forze dell’ordine.

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L’ipotesi di spaccio tra gennaio e agosto

Il quadro investigativo non si limita al ritrovamento della droga nel casolare. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il giovane avrebbe svolto un’attività continuativa di spaccio al dettaglio sul territorio locale tra gennaio e agosto 2026. A sostegno dell’ipotesi accusatoria sono state raccolte dichiarazioni di persone informate sui fatti ed effettuate individuazioni fotografiche. Nel corso dell’interrogatorio preventivo davanti al gip, il ventenne avrebbe inoltre ammesso gli addebiti contestati.Sulla base degli elementi raccolti, la Procura ha chiesto l’applicazione della misura cautelare, poi disposta dal giudice ed eseguita dai carabinieri.

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