Guida e incivilità, troppi morti sulle nostre strade
CODICE DELLA STRADA
17 ottobre 2026
CODICE DELLA STRADA

Guida e incivilità, troppi morti sulle nostre strade

Dopo i tanti incidenti e le vite spezzate sull’asfalto, la revisione del Codice della strada riporta al centro il tema della sicurezza.
Anna Santaniello

Ogni incidente stradale lascia qualcosa che va ben oltre i numeri riportati in un bollettino. Lascia una famiglia che aspetta una telefonata, una sedia che rimane vuota, un ritorno a casa che non avverrà più.

A volte la tragedia si consuma in pochi secondi, lungo una strada percorsa centinaia di volte, durante un tragitto che sembrava uguale a tutti gli altri.

Altre volte, invece, comincia con un rumore improvviso, una frenata, una chiamata ai soccorsi e un’attesa che sembra non finire mai. Poi arrivano le domande:

che cosa è successo? Si poteva evitare? Sarebbe bastata una velocità più bassa, una distrazione in meno, una scelta diversa?.

Sono interrogativi che accompagnano ogni notizia di cronaca quando sull’asfalto si spezza una vita. Per qualche giorno si torna a parlare di sicurezza, di controlli, di strade pericolose e di comportamenti irresponsabili. Si cercano le responsabilità, si ricostruisce la dinamica, si prova a capire dove sia stato commesso l’errore.

Poi l’attenzione si sposta altrove, mentre per chi ha perso una persona cara il tempo non riparte con la stessa facilità.

La strada continua a essere attraversata da automobili, moto, biciclette e mezzi di lavoro, ma qualcuno, da quel momento, dovrà imparare a convivere con un’assenza.La sicurezza stradale, del resto, non riguarda soltanto chi si mette al volante.

Riguarda chi attraversa sulle strisce, chi torna a casa in bicicletta, chi si sposta in monopattino, chi viaggia in moto e chi ogni giorno percorre centinaia di chilometri per lavorare.

È uno spazio condiviso, nel quale il comportamento di una sola persona può avere conseguenze su molte altre. Eppure, nella quotidianità, il pericolo sembra spesso appartenere sempre a qualcun altro.

Si pensa che un messaggio letto rapidamente non possa fare danni, che superare di poco un limite non sia così grave, che una manovra azzardata possa essere recuperata all’ultimo istante. È proprio in questa normalizzazione del rischio che si nasconde una delle questioni più difficili da affrontare.

LA RIFORMA

È da questa riflessione che occorre partire per leggere la nuova revisione del Codice della strada, approvata dal Consiglio dei ministri lo scorso 13 ottobre nell’ambito del percorso promosso dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, dopo il confronto con oltre cento operatori e associazioni di settore.

Il testo interviene su numerosi aspetti della circolazione: ridisegna alcune sanzioni, introduce misure contro chi viaggia senza assicurazione, aggiorna le regole per determinati veicoli elettrici, rafforza le tutele per i motociclisti e semplifica alcune procedure amministrative.

La direzione dichiarata è quella di rendere le multe più proporzionate, senza rinunciare a contrastare i comportamenti che mettono maggiormente a rischio l’incolumità degli utenti della strada.

Un equilibrio non semplice, soprattutto in un Paese in cui ogni incidente grave riapre il confronto tra prevenzione e punizione, tra responsabilità individuali e limiti dei controlli.

Il provvedimento, tuttavia, non va confuso con un cambiamento già interamente operativo: il via libera del Consiglio dei ministri rappresenta un passaggio del percorso istituzionale, mentre l’effettiva applicazione delle disposizioni dipenderà dall’iter previsto.

Il punto, però, non è soltanto capire quali regole cambieranno. È chiedersi se queste modifiche saranno sufficienti a incidere sulla vita reale di chi percorre le strade.

MULTE PIÙ BASSE, MA LA SICUREZZA NON È UNO SCONTO

Tra gli aspetti più immediati della riforma c’è la revisione degli importi delle sanzioni.

Il progetto prevede l’interruzione dell’adeguamento automatico biennale legato all’inflazione e un arrotondamento al ribasso di alcune multe. Gli importi minimi più comuni da 26 e 42 euro scenderebbero rispettivamente a 25 e 40 euro, mentre sanzioni da 83 e 87 euro verrebbero ricondotte a 80 euro.

Una riduzione che il ministero presenta come una razionalizzazione degli importi, con l’obiettivo di evitare aumenti automatici e rendere il sistema più equilibrato.

Il tema, tuttavia, non si esaurisce nella cifra riportata su un verbale. Per chi riceve una multa, anche una differenza contenuta può pesare sul bilancio familiare; per chi subisce un’infrazione, invece, il problema è capire se quella sanzione sia davvero in grado di scoraggiare il comportamento che l’ha provocata.

La proporzionalità è importante, ma deve essere accompagnata da una valutazione concreta della gravità della condotta e dal rischio che essa comporta.È proprio qui che si apre il dibattito. Ridurre alcuni importi può essere interpretato come un tentativo di rendere le sanzioni meno punitive e più ragionevoli.

Ma la sicurezza non può diventare una questione di convenienza economica: se una multa viene percepita soltanto come un costo da mettere in conto, perde parte della sua funzione deterrente. Al contrario, una regola è efficace quando viene compresa, rispettata e applicata in modo credibile.

Le perplessità sono state espresse anche dalle associazioni dei consumatori. Il Codacons, in particolare, sostiene che intervenire sugli importi non sia sufficiente a migliorare la sicurezza se non cresce anche la capacità di controllo sul territorio.

L’associazione ha inoltre richiamato l’attenzione sulle entrate derivanti dalle multe: secondo un suo dossier, tra il 2021 e il 2025 i Comuni avrebbero incassato complessivamente circa 8,5 miliardi di euro dalle sanzioni stradali, con una media di 142 euro per residente.

Una parte rilevante degli introiti è legata anche ai dispositivi automatici di rilevamento della velocità. Un autovelox può contribuire a contenere la velocità, ma non sostituisce una strada progettata male, un attraversamento poco visibile o un incrocio pericoloso. E una multa, da sola, non può correggere ogni comportamento

SENZA ASSICURAZIONE, NESSUNA POSSIBILITÀ DI CIRCOLAZIONE

Tra le misure più incisive della revisione figura il divieto di circolazione a tempo indeterminato per chi viaggia senza copertura assicurativa, fino a quando la posizione non sarà regolarizzata.

La finalità è chiara: impedire che un veicolo privo di assicurazione continui a circolare esponendo gli altri utenti a rischi e difficoltà in caso di incidente.

Un incidente può già trasformare una giornata ordinaria in un’emergenza; se il veicolo responsabile non è assicurato, alle conseguenze materiali e personali possono aggiungersi ulteriori problemi per ottenere il risarcimento.

La riforma punta inoltre a rafforzare gli strumenti per recuperare le sanzioni non pagate da conducenti stranieri. Per i veicoli stranieri che circolano in Italia per più di trenta giorni è previsto l’obbligo di assicurazione secondo le regole italiane.

L’intento è evitare che la provenienza del mezzo o le difficoltà nelle procedure di recupero rendano più complicata l’applicazione delle regole.

BICICLETTE ELETTRICHE E MONOPATTINI 

Le città sono cambiate. Accanto alle automobili e ai mezzi pubblici, sono aumentate le biciclette elettriche, i monopattini e i veicoli utilizzati per le consegne a domicilio.

Per molti rappresentano un’alternativa pratica, economica e veloce; per altri sono strumenti indispensabili per lavorare. Questa trasformazione ha reso la mobilità urbana più articolata, ma ha anche posto nuove domande sulla convivenza tra utenti con velocità, dimensioni e livelli di protezione molto diversi.

Un pedone che attraversa un marciapiede, un ciclista che percorre una strada trafficata e un’automobile che svolta condividono spazi nei quali la visibilità e la capacità di prevedere le mosse degli altri possono fare la differenza. Quando le regole non sono chiare o vengono ignorate, il conflitto tra mezzi diversi può diventare pericoloso, soprattutto per chi non dispone di una carrozzeria o di altre protezioni.

La nuova revisione interviene anche sulle cosiddette super-bici elettriche utilizzate dai rider. Per questi mezzi è previsto l’obbligo di casco e contrassegno, distinguendoli dalle normali biciclette a pedalata assistita, caratterizzate da una potenza nominale continua massima di 0,25 kilowatt.

La distinzione è importante: non tutti i veicoli elettrici a due ruote sono equivalenti e le regole devono tenere conto delle loro caratteristiche tecniche e del modo in cui vengono utilizzati.Un altro punto riguarda i monopattini elettrici, per i quali è previsto il divieto di circolazione quando costituiscono un intralcio o un pericolo per i pedoni.

Il tema non è marginale: marciapiedi e attraversamenti sono spazi destinati anche a persone anziane, bambini e cittadini con difficoltà motorie o visive.

La libertà di spostarsi rapidamente non può tradursi nella necessità, per qualcun altro, di scansarsi all’ultimo momento o di rinunciare a percorsi che dovrebbero essere accessibili.Le nuove disposizioni cercano dunque di aggiornare le regole a una mobilità che non è più quella di qualche anno fa.

MINICAR E GIOVANI

La mobilità dei più giovani è un altro dei capitoli toccati dalla revisione. Le minicar rappresentano per molti ragazzi una prima forma di autonomia, la possibilità di raggiungere la scuola, gli amici o i luoghi di svago senza dipendere continuamente dagli adulti.

Proprio perché costituiscono spesso uno dei primi contatti con la guida, il rispetto delle caratteristiche tecniche del veicolo e delle regole di circolazione assume un peso particolare.Il testo prevede sanzioni più severe per chi modifica le minicar in modo da consentire loro di superare il limite di velocità previsto.

Per questi casi sono contemplate una sanzione pecuniaria, l’immobilizzazione del mezzo e il divieto di guida per trenta giorni. Alterare un veicolo non significa soltanto intervenire sulle sue prestazioni: vuol dire modificarne le condizioni di utilizzo e introdurre un rischio che può riguardare anche chi si trova sulla strada senza avere alcuna responsabilità.

La questione riguarda anche il ruolo delle famiglie, la manutenzione dei mezzi e la consapevolezza dei ragazzi.

La sicurezza non nasce con il primo verbale e non può essere affidata soltanto alla paura della sanzione. Si costruisce attraverso l’educazione, l’esempio degli adulti e la capacità di comprendere che i limiti tecnici non sono ostacoli da aggirare, ma condizioni pensate per rendere più sicuro l’utilizzo del veicolo.

Nel testo definitivo approvato dal Consiglio dei ministri non è stata confermata la proposta che avrebbe consentito ai diciassettenni di conseguire la patente B.

MOTOCICLISTI, CAMION E AUTOBUS

Per chi viaggia in moto, la strada presenta rischi particolari. Il corpo è più esposto rispetto a chi si trova all’interno di un’automobile e una caduta può avere conseguenze gravi anche quando la velocità non è elevata.

La presenza di buche, detriti, barriere non adeguate o condizioni improvvise del traffico può trasformare un tragitto ordinario in una situazione di pericolo.La revisione prevede un programma dedicato all’installazione di barriere stradali progettate per proteggere maggiormente i motociclisti.

È un aspetto importante perché sposta l’attenzione anche sulle infrastrutture: non tutto dipende dalla condotta di chi guida. Una strada sicura deve essere pensata tenendo conto degli utenti che la percorrono e delle conseguenze che un errore o una perdita di controllo possono provocare.

Tra le novità figura inoltre la possibilità, per i motociclisti, di utilizzare la corsia di emergenza in autostrada in caso di incidenti o rallentamenti.

Una previsione che dovrà essere letta nel quadro delle condizioni e delle modalità stabilite dalla disciplina, senza trasformarla in un’autorizzazione generale a percorrere quella corsia quando il traffico è congestionato.

La priorità resta evitare manovre improvvise e situazioni che possano ostacolare i mezzi di soccorso o mettere in pericolo gli altri conducenti.La riforma interviene anche sull’età massima per la guida professionale di camion e autobus.

Il limite viene innalzato da 68 a 70 anni per i conducenti in possesso delle patenti professionali interessate, tra cui quelle per i mezzi pesanti e per il trasporto di persone.

MENO DOCUMENTI, PIÙ PROCEDURE DIGITALI

Non tutte le novità riguardano divieti e sanzioni. Una parte della revisione è dedicata alla semplificazione delle procedure e al rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione.

Tra le misure previste c’è la possibilità per le forze dell’ordine di verificare telematicamente patente e documenti di circolazione, superando l’obbligo di portare fisicamente con sé la patente cartacea e il libretto del veicolo.

La digitalizzazione può rendere i controlli più rapidi e ridurre gli adempimenti quotidiani, a condizione che le banche dati siano accessibili e aggiornate e che le verifiche possano essere svolte senza ostacoli tecnici.

L’obiettivo è alleggerire la gestione documentale senza ridurre le garanzie: ciò che conta è che gli agenti possano accertare con affidabilità la regolarità della posizione del conducente e del mezzo.

Un’altra modifica riguarda i tempi di notifica delle violazioni rilevate a distanza, quando non è possibile contestarle immediatamente al conducente. Il termine previsto passa da novanta a quarantacinque giorni. Per gli automobilisti, una notifica più tempestiva può rendere più semplice ricostruire le circostanze dell’infrazione e valutare eventuali contestazioni; per i Comuni, comporta la necessità di organizzare le procedure con maggiore rapidità.