Pompei, perseguita e minaccia l’ex: arrestato, era già stato condannato 2 volte
Era già stato condannato due volte per condotte persecutorie nei confronti della stessa donna, ma avrebbe continuato a minacciarla e…
I file multimediali scambiati in una chat di gruppo con i parenti e la serratura di un appartamento chiusa a chiave per tre quarti d’ora descrivono i contorni dell’ultimo vortice di violenza scoperto a Pompei. Tra gli elementi inquietanti emersi dall’indagine condotta dal Commissariato di Polizia e coordinata dalla Procura di Torre Annunziata, figura infatti la diffusione mirata di video intimi dell’ex convivente all’interno di un canale digitale creato dall’uomo con i parenti. Un dettaglio morboso che spunta nell’indagine relativa a un 38enne, già destinatario di due precedenti sentenze di condanna per atti persecutori contro la medesima vittima, ma che non si era mai rassegnato alla fine della relazione sentimentale.
Pompei, perseguita e minaccia l’ex: arrestato, era già stato condannato 2 volte
Era già stato condannato due volte per condotte persecutorie nei confronti della stessa donna, ma avrebbe continuato a minacciarla e…
L’inchiesta
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i filmati sessualmente espliciti dei rapporti avuti con la donna sarebbero stati condivisi dall’indagato con i parenti, alimentando una catena di vessazioni telematiche attuate tramite l’uso di falsi profili social e utenze anonime. Questo scenario faceva da sfondo a una attività persecutoria ulteriore, fatta di appostamenti e pedinamenti continui, che avevano costretto la giovane a trasferirsi presso l’abitazione della madre nel disperato tentativo di trovare protezione.
Il vortice di violenza
L’escalation ha toccato il culmine il 23 marzo scorso, quando l’uomo ha picchiato e segregato l’ex compagna e la madre all’interno dell’appartamento della precedente convivenza. Le due donne sono state colpite con calci e pugni e scaraventate a terra. Come ricostruito nell’inchiesta, per impedire loro di allertare il 112, il 38enne ha prima tentato di strappare il cellulare dalle mani della madre della vittima e poi ha chiuso la porta d’ingresso a chiave, segregandole all’interno per circa 45 minuti. Il quadro indiziario raccolto dalla Polizia ha spinto il Gip a disporre la custodia cautelare in carcere. L’uomo è stato associato al carcere di Salerno-Fuorni.