Pompei, perseguita e minaccia l’ex: arrestato, era già stato condannato 2 volte
L'OPERAZIONE
17 Ottobre 2026
L'OPERAZIONE

Pompei, perseguita e minaccia l’ex: arrestato, era già stato condannato 2 volte

Arrestato dai carabinieri di Pompei e condotto nel carcere di Salerno. Nel mirino i falsi profili social e foto e video diffusi della sua ex
Andrea Ripa

Era già stato condannato due volte per condotte persecutorie nei confronti della stessa donna, ma avrebbe continuato a minacciarla e a perseguitarla anche dopo la fine della loro relazione. Una spirale di presunte violenze fisiche e psicologiche che, secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbe coinvolto anche la madre della vittima e sarebbe arrivata fino alla diffusione illecita di immagini intime. Per l’uomo, nella giornata di ieri, 16 ottobre, sono scattate le manette: è stato trasferito nel carcere di Salerno-Fuorni. A eseguire l’ordinanza di custodia cautelare in carcere sono stati gli agenti del Commissariato di pubblica sicurezza di Pompei, su disposizione del gip del Tribunale di Torre Annunziata, che ha accolto la richiesta della Procura. L’uomo è indagato, a vario titolo, per maltrattamenti contro familiari o conviventi, atti persecutori aggravati, lesioni personali aggravate, diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, diffusione di riprese e registrazioni fraudolente e sequestro di persona.

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Telefonate, minacce e falsi profili social

L’inchiesta è partita dalla denuncia presentata dall’ex compagna, che ha raccontato agli investigatori di essere vittima di ripetute condotte persecutorie, minacce e aggressioni. Gli accertamenti, coordinati dalla Procura e condotti dalla polizia, si sono basati sulle dichiarazioni della donna, sulla documentazione sanitaria e sull’analisi delle comunicazioni telefoniche e telematiche. Secondo l’ipotesi accusatoria, l’uomo non avrebbe accettato la fine della relazione e avrebbe continuato a cercare la donna con numerose telefonate, messaggi e contatti sui social network. Per raggiungerla avrebbe utilizzato anche numeri sconosciuti e falsi profili, accompagnando le richieste di tornare insieme con insulti e minacce.

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Le presunte persecuzioni sarebbero proseguite anche attraverso appostamenti e intrusioni nella vita privata della vittima. Una situazione che l’avrebbe costretta a cambiare le proprie abitudini quotidiane e a trasferirsi dalla madre, nella speranza di trovare protezione e interrompere le continue vessazioni.

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L’aggressione e la porta chiusa a chiave

Uno degli episodi più gravi contestati risale al 23 marzo 2026. In quella circostanza, secondo la ricostruzione investigativa, l’uomo avrebbe raggiunto l’abitazione in cui aveva precedentemente convissuto con l’ex compagna, trovandovi la donna e la madre. Qui le avrebbe aggredite entrambe con calci e pugni, facendole cadere a terra e provocando loro lesioni. Non solo. Sempre secondo l’accusa, avrebbe tentato di sottrarre il cellulare alla madre della giovane per impedirle di chiamare le forze dell’ordine. Successivamente avrebbe chiuso a chiave la porta dell’abitazione, impedendo alle due donne di uscire per circa 45 minuti. Un episodio che ha contribuito a delineare il quadro indiziario ricostruito dagli investigatori.

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Nel mirino anche la diffusione di immagini intime

Gli approfondimenti avrebbero inoltre fatto emergere condotte ritenute particolarmente invasive della dignità e della riservatezza della donna. Tra le contestazioni figurano infatti la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti e quella di riprese e registrazioni fraudolente. Nel complesso, le condotte ipotizzate avrebbero provocato nella vittima un grave e persistente stato di ansia e paura, spingendola a modificare radicalmente il proprio stile di vita e a cercare riparo presso i familiari.

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A pesare sulla decisione del giudice sono stati anche i precedenti specifici dell’indagato, già destinatario di due sentenze di condanna per condotte persecutorie ai danni della stessa donna, oltre alle esigenze cautelari ravvisate nel caso.Dopo le formalità di rito, l’uomo è stato condotto nella casa circondariale di Salerno-Fuorni. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. La misura cautelare può essere impugnata davanti al Tribunale del Riesame e l’indagato deve essere considerato non colpevole fino a un’eventuale condanna definitiva.

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