Poggiomarino, maltrattamenti su un bimbo autistico: due maestre indagate
Un bambino di dieci anni, affetto da una forma grave di autismo e incapace di parlare, sarebbe stato sottoposto a continue vessazioni durante le ore di lezione. Strattonato, trascinato e spinto. Lasciato, in alcuni casi, anche senza controllo nei corridoi dell’istituto. È un quadro pesantissimo quello ricostruito dalla Procura di Torre Annunziata nell’inchiesta che coinvolge due insegnanti di sostegno di una scuola primaria di Poggiomarino. Il pm Ugo Spagna, nell’avviso di conclusione delle indagini notificato alla fine di maggio, contesta a una docente precaria il reato di maltrattamenti, mentre alla seconda insegnante, quella che da tre anni aveva il compito principale di seguire il bambino, viene contestato l’abbandono di un alunno con handicap incapace di provvedere a se stesso.
Accuse gravissime, che dovranno ora essere sottoposte al vaglio dell’autorità giudiziaria. Per entrambe, infatti, vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.A ricostruire cosa sarebbe accaduto tra le mura della scuola sono soprattutto le immagini registrate dalle telecamere nascoste installate dai carabinieri di Poggiomarino, su disposizione della Procura di Torre Annunziata, nei corridoi e nelle aule frequentate dal bambino e dalle insegnanti.
Le registrazioni avrebbero documentato una serie di episodi particolarmente duri. In alcuni fotogrammi il bambino sarebbe stato afferrato per entrambe le braccia e trascinato fuori dall’aula. In altri sarebbe stato preso per la schiena e spinto con forza all’interno della classe. E ancora strattonato, fatto cadere a terra e spinto contro un muro del corridoio. In un’altra sequenza sarebbe stato bloccato con le braccia incrociate e spinto contro lo spigolo di un banco. In un episodio, inoltre, sarebbe stato trascinato verso il bagno mentre tentava di opporre resistenza, arrivando a stendersi sul pavimento.
Immagini che, secondo la ricostruzione della Procura, avrebbero contribuito a delineare un contesto nel quale il bambino avrebbe vissuto la scuola in maniera «penosa e umiliante», con conseguenze anche sul piano fisico. Nell’avviso di conclusione delle indagini vengono infatti richiamati ematomi alle braccia, alla schiena, alle gambe e sulla fronte. A far scattare l’inchiesta è stata la madre del bambino. Da tempo la donna aveva notato lividi e segni sul corpo del figlio.
Episodi che, inizialmente, avevano ricevuto spiegazioni che la madre aveva ritenuto insufficienti. Già durante l’anno scolastico 2024-2025 il bambino sarebbe tornato a casa in alcune occasioni con lividi sulle braccia. Alle richieste della madre, secondo quanto riferito dalla donna, la situazione sarebbe stata minimizzata. Poi il 7 novembre 2025 arriva l’episodio che fa precipitare la situazione. Il bambino partecipa nel pomeriggio a un progetto Pon extrascolastico e, una volta uscito dall’istituto, viene accompagnato dal padre in un centro specializzato per una terapia. È lì che la terapista nota diversi lividi sul braccio del piccolo e avverte la madre. Tornato a casa, la donna scopre altri ematomi, anche sulla schiena e nella zona inguinale. Li fotografa e chiede spiegazioni proprio ai responsabili della scuola.
Pochi giorni dopo viene presentata formale denuncia ai carabinieri di Poggiomarino. Da quel momento l’inchiesta entra nel vivo. La Procura di Torre Annunziata dispone l’installazione delle telecamere nascoste e gli investigatori iniziano a monitorare ciò che accade durante le giornate scolastiche del bambino. È così che vengono raccolte le immagini ora finite agli atti dell’indagine e che, secondo gli inquirenti, avrebbero fornito riscontri alle accuse formulate dalla madre.

