Ethnos, edizione da record: la musica del mondo incanta e i giovani guardano al futuro
IL FESTIVAL
18 ottobre 2026
IL FESTIVAL

Ethnos, edizione da record: la musica del mondo incanta e i giovani guardano al futuro

Intervista al direttore artistico Gigi Di Luca
Alberto Dortucci

Torre del Greco. Si è chiuso il 31esimo viaggio di Ethnos tra suoni e culture all’interno di location mozzafiato di Napoli e provincia

Che bilancio traccia di questa edizione il direttore artistico Gigi Di Luca e qual è il senso profondo del percorso compiuto dal festival fino a oggi? 

Ethnos è nato per dare voce e spazio alle musiche del mondo e per far riscoprire la bellezza dei nostri luoghi attraverso la cultura. Questa trentunesima edizione ne è la dimostrazione evidente: un mese di appuntamenti itineranti che hanno unito Napoli, San Giorgio a Cremano a Torre del Greco, Portici, Boscotrecase e Castellammare di Stabia in un abbraccio di ritmi, lingue e visioni diverse. Vedere un pubblico ogni volta attento, appassionato e curioso incontrare artisti straordinari che arrivano da 14 differenti Paesi conferma che il festival rappresenta un punto di riferimento fondamentale per la world music in Italia. In questi anni siamo riusciti a costruire un ponte solido tra la memoria delle tradizioni popolari e la spinta verso i linguaggi del presente.

Un cartellone internazionale davvero ricchissimo, da Eliades Ochoa alle nuove leve. Come nasce una selezione così variegata e quali sonorità avete voluto privilegiare? 

La ricerca artistica di Ethnos parte sempre dall’idea centrale dell’incontro e della contaminazione. Quest’anno abbiamo voluto costruire una trama complessa e affascinante che intreccia i grandi maestri della scena globale con le realtà emergenti più promettenti. Abbiamo portato nei nostri luoghi di bellezza nomi storici come i leggendari Buena Vista Social Club e Eliades Ochoa, ma anche progetti di raffinata sperimentazione come quello del produttore catalano Raül Refree insieme ad Aida Tarrío, oppure il virtuosismo iraniano di Kiya Tabassian. La nostra priorità resta quella di offrire uno sguardo autentico e sconfinato sul pianeta: dal flamenco al tango, dalle trascinanti sonorità balcaniche alla musica persiana, dalle voci vibranti dell’Africa e dell’America Latina fino alle raffinate proposte dell’Estremo Oriente. Ethnos vuole continuare a essere una finestra spalancata sulla ricchezza delle diversità del mondo intero.

Il festival ha sempre dimostrato un’attenzione speciale verso le nuove generazioni. Il gran finale è affidato a “Ethnos GenerAzioni”: quanto conta sostenere i giovani e cosa ci attende in questa serata conclusiva? 

La sezione GenerAzioni rappresenta il cuore propulsivo del nostro sguardo rivolto al futuro. Dare ai giovani la concreta possibilità di esprimersi e sostenere il loro percorso con un contributo di 10.000 euro destinato a un tour nazionale è un impegno reale per la nuova musica di ricerca. Le circa 150 candidature arrivate da tutta Italia testimoniano la vitalità di un settore creativo che ha un immenso bisogno di visibilità e spazi adeguati. La serata finale a Villa Bruno è stata una bellissima festa di musica e confronto tra i cinque progetti artistici finalisti. Ethnos non è solo una prestigiosa vetrina per grandi interpreti internazionali, ma prima di tutto una viva palestra di futuro e una casa accogliente per i talenti di domani.

Cosa ci aspetta nel 2027?

La prossima la prossima edizione del festival si terrà di nuovo a settembre, con un’anticipazione a lugliol La grande novità sarà l’Ethnos Village in cui potremmo avere non solo musica ma anche presentazione di libri, discorsi workshop, danze, spettacoli per l’infanzia, cibo e mostre.

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