Omicidio Vassallo, assolto il boss pentito Romolo Ridosso
Arriva una svolta significativa in uno dei filoni giudiziari più delicati e complessi legati all’omicidio di Angelo Vassallo, il “sindaco…
La battaglia giudiziaria per fare piena luce sull’omicidio di Angelo Vassallo, il “sindaco pescatore” di Pollica ucciso nel settembre del 2010, s’arricchisce di un nuovo capitolo. La Procura della Repubblica di Salerno ha depositato in questi giorni il ricorso in appello contro la sentenza con cui, lo scorso 19 giugno, il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale salernitano aveva assolto Romolo Ridosso.
L’ex pentito
L’imputato, ex collaboratore di giustizia ritenuto coinvolto nell’inchiesta per concorso nel delitto, era stato scagionato con la formula “per non aver commesso il fatto”. Ridosso aveva scelto di accedere al rito abbreviato, una decisione processuale che gli ha garantito lo sconto di un terzo della pena ma che, in primo grado, si è conclusa con una pronuncia del tutto favorevole alla difesa.
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Il ricorso
Un verdetto che la Procura non ha inteso accettare, avendo sollecitato, al termine della propria requisitoria, una condanna a sette anni e quattro mesi di reclusione. Ora la palla passa ai giudici della Corte d’Appello di Salerno, a cui la Procura chiede formalmente di riformare la decisione del gup e di riconoscere la penale responsabilità dell’imputato.
Gli intrecci
Secondo l’impostazione accusatoria, la posizione di Ridosso s’inserirebbe nella complessa trama di connivenze e complotti che portarono all’agguato mortale contro il primo cittadino di Pollica, simbolo della lotta all’illegalità e della tutela del territorio nel Cilento. L’impugnazione rappresenta un passaggio chiave nell’intricata vicenda giudiziaria che, a oltre tre lustri dall’assassinio, continua a registrare colpi di scena e a cercare risposte definitive.
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La ricerca della verità
L’iniziativa dei pm punta a riaprire la valutazione degli elementi di prova a carico dell’ex collaboratore, insistendo sul suo presunto ruolo nella vicenda criminale. Con il deposito dell’appello, la magistratura salernitana ribadisce la volontà di non lasciare alcun margine d’ombra e di perseguire ogni responsabilità ricostruita nel corso delle indagini. Sarà ora il secondo grado di giudizio a stabilire se le motivazioni dell’accusa troveranno accoglimento o se verrà confermato il proscioglimento deciso in primo grado.