“Inclusione e Realtà Virtuale” così i ragazzi con disturbo dello spettro autistico sono avviati al lavoro
L'INIZIATIVA
21 Ottobre 2026
L'INIZIATIVA

“Inclusione e Realtà Virtuale” così i ragazzi con disturbo dello spettro autistico sono avviati al lavoro

Associazioni, imprese e istituzioni: la rete virtuosa che accoglie 300 giovani. L’esperienza raccontata al Me. Di. e i progetti per il futuro
Mariachiara Volpe

Cosa accade ai ragazzi con disturbo dello spettro autistico quando giungono al bivio della vita? Quando l’assistenza scolastica esaurisce la sua missione e inizia il percorso di inserimento sociale e lavorativo? Chi aiuta i ragazzi, chi indirizza le famiglie?

Dal 2024 esiste una rete che mette insieme, con caparbietà e dedizione, associazioni, imprese, distretti sanitari e istituzioni, e che ha il merito di aver realizzato un progetto pilota capace di rompere il ghiaccio, tracciare un sentiero da battere e allargare. Trecento giovani con disturbo dello spettro autistico, dai 16 ai 21 anni, sono stati avviati al mondo del lavoro con tirocini retribuiti costruiti nel segno dell’inclusione. Altri saranno accolti nella rete a partire dai prossimi mesi, grazie all’apertura di nuovi bandi promossi dalla Regione Campania con il coinvolgimento obbligatorio degli Ambiti e dei distretti sanitari delle Asl. I risultati incoraggianti di un pezzo del progetto pilota svolto nell’area stabiese sono stati presentati al centro Me.Di. (Mediterranea Diagnostica Srl – Centro Polispecialistico), con la presenza di operatori socio-sanitari e la partecipazione dei ragazzi protagonisti del progetto “Autismo: Inclusione e Realtà Virtuale”. «Questo è un piccolo passo di un percorso lungo ma siamo già davanti ad un risultato straordinario, abbiamo costruito una rete, siamo nelle condizioni di offrire un’opportunità per il futuro dei ragazzi con disturbo dello spettro autistico». Sono le parole di Virginia Cantalupo, coordinatrice del progetto realizzato in partenariato e finanziato dalla Regione Campania. L’idea nasce per dare un’opportunità ai ragazzi con autismo che, compiuti i 18 anni, si ritrovano a fare i conti con mille interrogativi e un domani precario nonostante un lungo percorso di riabilitazione.

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In Campania, molti dei percorsi avviati sono rivolti a ragazzi con disturbo dello spettro autistico con maggiori autonomie e competenze, il programma raccontato al centro Me. Di. ha invece l’ulteriore merito di aver sperimentato un percorso di inserimento lavorativo anche per i ragazzi con autismo non ad alto funzionamento. «Ci è sembrato giusto offrire un’opportunità anche a chi, pur non avendo le competenze richieste, è riuscito a trovare voce attraverso una comunicazione alternativa», ha aggiunto Virginia Cantalupo. “Il 50% dei partecipanti (due ragazzi su quattro) presentava, infatti, un autismo non ad alto funzionamento”.

Le esperienze raccontate direttamente dai ragazzi si sono svolte in due contesti lavorativi differenti: due nella Cooperativa “Il Tulipano”, che opera all’interno del Parco Archeologico di Pompei con percorsi turistici dedicati alle persone con disabilità, e altri due nella società “Foraggio”. Il progetto prevedeva anche una remunerazione per le attività di tutoraggio e tirocinio, durante le quali i ragazzi hanno potuto acquisire competenze pratiche per la vita quotidiana, come l’uso del denaro, l’utilizzo dei mezzi pubblici e la gestione degli imprevisti. Un progetto di inclusione e di formazione che è partito dal basso ma che ha convinto le istituzioni ad investire risorse e capitali per creare nuove opportunità, e allargare il numero di partecipanti ai bandi che saranno presentati a breve.

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«L’idea è nata dalle esigenze delle famiglie che a più riprese hanno espresso il bisogno di essere sostenute nella costruzione di un futuro autonomo dei propri figli”, dice Antonio Novi, referente del partner di progetto Centro Medicina Psicosomatica Cooperativa Sociale, di cui fa parte anche Tiziana Nardelli. “Il dramma è che giunti ad una certa età, i ragazzi con disturbo dello spettro autistico vengono esclusi da ogni forma di socialità. Questo progetto dimostra che un’alternativa c’è e non a caso la Regione ha iniziato a crederci e a puntare su questo modello di sviluppo sociale.»

Ad oggi, volendo valutare l’impatto delle iniziative in essere, gli operatori stimano che a fronte dei trecento ragazzi coinvolti nel progetto pilota in giro per la Campania, ce ne sono altrettanti che sono rimasti fuori dalla selezione avvenuta. La Regione è chiamata dunque a potenziare gli investimenti per allargare la platea di ragazzi con disturbo dello spettro autistico da avviate al mondo del lavoro. I presupposti ci sono grazie anche alla sperimentazione avviata e raccontata al Me. Di., la disponibilità di enti e imprese anche molto ci si aspetta dal coinvolgimento dei distretti sanitari chiamati a rafforzare la rete di associazioni disposte a contribuire allo sviluppo del progetto.

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Altro tema affrontato durante il convegno svolto a Castellammare di Stabia è stato quello dell’aumento delle diagnosi di autismo, come dice il Dott. Giovanni De Cesare, direttore generale del centro Me. Di., «anche grazie ad in approccio più consapevole ed attento rispetto al passato». Molti anni fa «le diagnosi non venivano fatte, molte condizioni cliniche venivano ricondotti in maniera semplicistica e superficiale alla schizofrenia e ad altre patologie psichiatriche». Questa nuova consapevolezza e questa crescente sensibilità «ci consente di inquadrare i casi in maniera più precisa e avviare per i pazienti anche quei percorsi che consentono di svolgere una vita serena e soprattutto autonoma.»

Il progetto presentato al Me. Di. è stato avviato nell’ottobre 2024 e si è concluso nel 2026, e ha tentato con fortuna di rispondere al bisogno concreto di creare occasioni di inclusione, autonomia e partecipazione per ragazzi che rischiano di rimanere senza opportunità una volta terminati i percorsi riabilitativi, raggiunta la maggiore età. Sulla base di questo successo, e delle altre esperienze positive, la Regione Campania ha avviato la nuova manifestazione di interesse per gli enti di terzo settore interessati a presentare nuove progettualità. Rispetto agli anni precedenti, la nuova manifestazione d’interesse rete prevede che il partenariato sia obbligatoriamente composto almeno da: Ente del Terzo Settore (Capofila), Ambito territoriale, distretti sanitari delle Asl e soggetti autorizzato ai servizi per il lavoro. Le domande si possono presentare online attraverso i Servizi Digitali della Regione dal 16 settembre al 2 novembre 2026.

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«Fino a due anni fa questo passaggio era assente» ribadisce il Dott. Novi «erano le famiglie a indirizzare i ragazzi, con difficoltà, nel mondo lavorativo dopo i 16 anni. Oggi la Regione Campania ha dato un forte segnale con queste iniziative, ma dovrà continuare a lavorare sulla diffusione e comunicazione dei progetti, di cui molte famiglie sono venute a conoscenza dopo, quando non era più possibile partecipare, mentre, paradossalmente, molti enti del terzo settore hanno avuto difficoltà a intercettare i pazienti e le famiglie beneficiari idonei.»

«Chiediamo in generale una migliore programmazione delle attività socio-sanitarie» continua il Dott. De Cesare, Direttore Generale del Me. Di. «infatti, un tema di cui abbiamo molto discusso è stato quello della migrazione per prestazione sanitaria. Nel 2025 c’è stato il record per la Campania di migrazione passiva, con dati che dimostrano un’inefficienza che la Regione deve risolvere.»