Poggiomarino, a due anni dagli arresti la politica è ancora nella palude
POLITICA
21 Ottobre 2026
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Poggiomarino, a due anni dagli arresti la politica è ancora nella palude

Nel 2024 lo scandalo per l'inchiesta sul voto di scambio politico mafioso, in primavera si tornerà alle urne ma sfiducia nelle istituzioni cresce.
Andrea Ripa

Due anni dopo, Poggiomarino è ancora lì. Alle prese con le conseguenze di una stagione che ha travolto i vertici dell’amministrazione comunale e lasciato la politica cittadina in una crisi dalla quale, finora, non è riuscita a uscire del tutto. Gli arresti del 2024 hanno segnato uno spartiacque, aprendo una pagina che ha cambiato il volto del Comune e incrinato il rapporto tra istituzioni e cittadini. La giustizia farà il suo corso. A processo, con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso, ci sono l’ex sindaco Maurizio Falanga, l’ex vicesindaco Luigi Belcuore e il politico-faccendiere, nonché fratello di un ex assessore, Franco Carillo. Le responsabilità penali dovranno essere accertate nelle sedi competenti, nel rispetto della presunzione di innocenza. Ma mentre il procedimento giudiziario segue il proprio percorso, sul piano politico il conto di quella stagione continua a pesare.

La ferita dello scioglimento

Poco dopo gli arresti è arrivato anche lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose. Un provvedimento che ha aggiunto un ulteriore capitolo difficile alla storia amministrativa di Poggiomarino, già segnata da una vicenda che nel 2024 aveva di fatto azzerato i vertici politici dell’ente.Da allora, la città si confronta con un’eredità ingombrante. Non soltanto per le conseguenze istituzionali di quanto accaduto, ma anche per la difficoltà di ricostruire un progetto politico capace di andare oltre le divisioni, le appartenenze e gli equilibri del passato. La politica locale appare ancora impantanata. C’è chi lavora lontano dai riflettori, chi prova a costruire un nuovo profilo pubblico e chi, invece, ha scelto di allontanarsi. Percorsi diversi, accomunati da un dato: la difficoltà di immaginare una ripartenza credibile dopo una stagione che ha lasciato segni profondi.

Verso le elezioni del 2027

Il prossimo appuntamento elettorale è già all’orizzonte. Nel 2027 Poggiomarino dovrebbe tornare alle urne e la costruzione delle nuove proposte politiche diventerà inevitabilmente il centro del dibattito cittadino. Per ora, però, il quadro resta poco definito. Non si intravede ancora una proposta capace di delineare con chiarezza il futuro amministrativo del paese. Si muovono persone, si cercano contatti, si valutano possibili percorsi.

Ma tra le manovre sotterranee e i primi tentativi di riposizionamento politico resta aperta la questione principale: come riconquistare la fiducia di una comunità segnata da quanto accaduto? Non basterà cambiare nomi o schieramenti. La sfida sarà dimostrare che la politica può tornare a essere uno strumento di rappresentanza, trasparenza e partecipazione. Un passaggio che richiede proposte verificabili, responsabilità pubblica e una discontinuità riconoscibile rispetto alle dinamiche che hanno accompagnato la crisi.

La sconfitta più amara

C’è poi una ferita meno visibile, ma forse ancora più difficile da rimarginare. È quella di chi aveva creduto nella politica, aveva investito energie e aspettative nella possibilità di contribuire alla vita pubblica e oggi ha scelto di fare un passo indietro. Persone che non si riconoscono più in un sistema che, ai loro occhi, ha tradito il significato stesso delle istituzioni.

È qui che si misura la portata della crisi di Poggiomarino. Non soltanto negli arresti, nelle inchieste o nello scioglimento del Comune, ma nella distanza che si è aperta tra la politica e una parte della cittadinanza. Una distanza che rischia di diventare permanente se non verrà affrontata con fatti concreti. Il 2027 offrirà alla città l’occasione di scegliere una nuova amministrazione. Ma prima ancora del voto, Poggiomarino è chiamata a ricostruire le condizioni per tornare a credere nella propria classe dirigente. Perché la conseguenza più pesante di questa vicenda potrebbe non essere soltanto l’azzeramento di un’amministrazione, ma la perdita di fiducia di chi, fino a ieri, pensava che impegnarsi in politica potesse ancora fare la differenza.