Portici, incappucciati e armati irrompono all’occupazione del Flacco
Il raid
21 ottobre 2026
Il raid

Portici, incappucciati e armati irrompono all’occupazione del Flacco

Una decina di persone mascherate fa irruzione nell’istituto e mette in fuga gli studenti in protesta contro i tagli all’istruzione, il caro vita e il modello scolastico
Antonio Di Martino

Il rumore della porta sfondata, una decina di incappucciati armati di spranghe e coltelli, gli studenti in fuga. Notte di terrore al liceo Flacco di Portici. Doveva essere una notte di protesta, confronto e rivendicazioni. Si è trasformata in una corsa per mettersi al sicuro.

Volti coperti, spranghe e coltellini. Gli sconosciuti fanno irruzione nell’istituto e chiedono dove siano nascosti i computer. Poi la paura, i ragazzi che scappano, tre studenti che restano all’interno e la telefonata alla polizia.

È quanto accaduto, secondo uno degli occupanti, nella notte tra il 20 e il 21 ottobre al liceo “Quinto Orazio Flacco” di Portici. L’occupazione studentesca, iniziata appena il giorno precedente, si è conclusa bruscamente dopo l’ingresso di una decina di incappucciati. A ricostruire quei momenti è Lorenzo, uno degli organizzatori della mobilitazione. È rimasto nell’edificio con altri due compagni, mentre gli altri cercavano di allontanarsi.

«Ieri abbiamo iniziato un’occupazione pacifica, contrattata con la polizia, sia per la cronaca nazionale, con le proteste di trasportatori e agricoltori, sia per le nostre motivazioni raccontate nel comunicato. Un’azione politica la nostra», spiega lo studente.

Portici, le ragioni dell’occupazione

La protesta voleva inserirsi nel movimento di mobilitazione che attraversa Napoli e altre città italiane. Voleva anche denunciare criticità che, secondo gli studenti, compromettono progressivamente la funzione educativa della scuola.

Nel comunicato diffuso all’avvio dell’occupazione, i ragazzi avevano definito l’iniziativa una scelta «politica e collettiva, pacifica e responsabile». Avevano assicurato il rispetto delle strutture, degli arredi e delle persone, ribadendo la volontà di mantenere il dialogo.

Tra le ragioni della protesta figurano il caro vita che grava sulle famiglie e i tagli all’istruzione pubblica. Gli studenti denunciano anche le condizioni degli edifici scolastici e i ritardi negli interventi di manutenzione. Contestano inoltre le ultime riforme del Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Ma le rivendicazioni vanno oltre le questioni economiche e strutturali, investendo direttamente il modello educativo. «Riteniamo che la scuola, così com’è oggi, non assolva più al suo compito. Da luogo di formazione rischia di diventare inutile e, peggio, nociva: ci prepara a essere manodopera a basso costo sociale, ci insegna a omologarci», si legge nel documento.

Nel mirino degli studenti finisce una didattica ritenuta troppo orientata al rendimento numerico. A loro giudizio, questa impostazione sacrifica la crescita culturale e personale. «I contenuti scolastici sono diventati un accumulo di dati funzionale al raggiungimento di un profitto», denunciano i ragazzi. Secondo loro, la scuola rischia di trasformarsi in «un parcheggio per studenti e in un ammortizzatore sociale per chi ci lavora, perdendo di vista la propria funzione educativa».

Critiche anche alla digitalizzazione, giudicata eccessiva e imposta dall’alto. Secondo gli occupanti, renderebbe gli studenti sempre più dipendenti dalla tecnologia, sottraendo spazio al ragionamento, all’etica e alla dimensione umana dell’apprendimento.

Nel comunicato si contestano inoltre gli investimenti pubblici nei percorsi di Formazione Scuola-Lavoro, già PCTO. Gli occupanti li considerano uno spreco di risorse e tempo, da destinare invece a una preparazione più approfondita.

Un altro tema riguarda il rapporto tra istruzione e futuro dei giovani italiani. Secondo gli studenti, il sistema scolastico alimenterebbe una cultura che spinge ad allontanarsi dal Paese. Favorirebbe così la fuga dei cervelli, indebolendo ulteriormente un’Italia già alle prese con il calo demografico.

La mobilitazione esprimeva anche solidarietà agli agricoltori e ai trasportatori in sciopero. I ragazzi denunciavano la scarsa attenzione che, a loro giudizio, i principali mezzi d’informazione nazionali riservano alle loro rivendicazioni. «Le lotte per una scuola più giusta, per condizioni di lavoro dignitose e per il diritto a una vita economicamente sostenibile non sono battaglie separate, ma parti di una stessa esigenza di cambiamento», avevano scritto gli occupanti. Chiedevano infine un confronto serio con la dirigenza scolastica e le istituzioni.

L’irruzione notturna e la fuga degli studenti

Un percorso interrotto dall’irruzione notturna. «Sono arrivati dei ragazzi mascherati, una decina, armati di spranghe e coltellini. Hanno sfondato la porta centrale facendo irruzione anche grazie a una punta di diamante, un oggetto usato per gli scassi», racconta Lorenzo.

Secondo la sua ricostruzione, gli sconosciuti hanno tentato di introdursi nell’edificio mentre gli occupanti si preparavano a chiamare la polizia. Sarebbero riusciti a forzare l’ingresso prima della telefonata. «Hanno fatto spaventare tutti e hanno chiesto dove fossero i computer, ma noi ogni cosa che poteva essere rubata l’avevamo chiusa in una stanza con catene proprio per evitare furti», prosegue il ragazzo.

Era una precauzione adottata dagli organizzatori per proteggere le attrezzature scolastiche durante la mobilitazione. Lorenzo, tuttavia, dubita che l’obiettivo degli intrusi fosse realmente impossessarsi dei dispositivi informatici. «Io l’ho vista come il gusto di farlo più che una volontà vera di rubare i computer, perché anche gli altri anni c’è chi ha provato a entrare senza riuscirci».

Attimi concitati, mentre la paura si diffondeva tra gli studenti che trascorrevano la notte nell’istituto. «Una volta sfondata la porta sono scappati tutti gli studenti, impauriti, maschi e femmine. Sono rimasto io e altri due studenti, abbiamo chiamato la polizia e successivamente è arrivata la preside con i professori».

Stando alla testimonianza, gli incappucciati si sarebbero allontanati dopo aver saputo della chiamata alle forze dell’ordine. Prima di andare via avrebbero urlato: «Non ce ne frega nulla della polizia».

La decisione di interrompere la protesta

L’episodio ha segnato la conclusione anticipata della mobilitazione. Dopo l’irruzione e il timore per l’incolumità dei presenti, gli organizzatori hanno deciso di interrompere la protesta. «Abbiamo cessato l’occupazione, non ci sono presupposti di sicurezza e occupazione pacifica», conclude Lorenzo.

Si chiude così, dopo appena una notte, l’occupazione del liceo Flacco di Portici. Gli studenti erano entrati nell’istituto per far sentire la propria voce e chiedere un confronto sul futuro della scuola. Ne sono usciti dopo un’irruzione che, secondo il loro racconto, li ha costretti a cercare riparo dalla paura. La protesta si è fermata, le ragioni che l’avevano accesa restano affidate alle pagine del loro comunicato.