LA PARALISI
21 ottobre 2026
LA PARALISI

Scaffali vuoti, viaggio nel deserto dei supermercati

«È una situazione ancora più angosciante del Covid. Ma è una protesta giusta. Finalmente l’Italia intera si smuove»
Aurora Schettino, Ilaria Di Paola

Gli scaffali drammaticamente vuoti, la corsa dei consumatori per tentare di riempire i carrelli della spesa nei supermarket dove manca ogni cosa e, come se non bastasse, l’impossibilità di fare carburante che paralizza tutto. Ciò che si temeva all’inizio dei blocchi dei camionisti è diventato concreto in quasi tutti i Comuni della provincia di Napoli.

«Ho portato via le ultime passate di pomodoro, un pezzo di pane e qualche uova», dice una donna che s’infila in auto in un pomeriggio di pioggia nel parcheggio dell’Eurospin di Castellammare di Stabia. «Il problema resta, non ho risolto nulla, da domani il frigo è di nuovo vuoto».

La situazione è diventata drammatica e se non dovesse allentare la protesta degli autotrasportatori diventerà ancora più pesante. In pochi giorni si svuoteranno anche le dispense nelle case dei consumatori e allora sarà notte fonda.

Alla rotonda al confine tra Pompei, Torre Annunziata e Castellammare, chi protesta alza le spalle: «Non siamo i colpevoli di questa situazione, noi semmai stiamo sollevando un problema e stiamo facendo una battaglia giusta per tutti». Non accennano ad allentare la presa, e non accadrà nelle prossime ore. «I disagi che stiamo creando servono ad urlare al governo una situazione insostenibile. La gente alla fine capirà».

Ma per il momento, la gente è divisa. La maggior parte preoccupata per la protesta che sta causando un blocco nella distribuzione dei servizi al pubblico.

Proprio nel tentativo di documentare la realtà vissuta dalla comunità, divisa tra il voler sostenere la rivolta dei manifestanti e la preoccupazione per le proprie famiglie, Metropolis ha dato voce alla paura dei clienti che entrano nei supermarket nella speranza di mettere nel carrello un po’ di provviste. E ascoltando le loro paure nel vedersi improvvisamente privati dei beni di prima necessità, nella posizione di doversi adattare ad una realtà di miseria e limitazioni, ci si rende conto di quanto pesanti siano i risvolti della protesta divampata nel Mezzogiorno.

Abbiamo registrato commenti sconfortati di mamme impossibilitate nel nutrire i propri figli, terrorizzate nel guardare i carrelli completamente vuoti, abbiamo letto negli occhi delle persone la rassegnazione nell’accettare una rivolta che soltanto con queste misure può essere ascoltata, come dicono gli intervistati «è necessaria».

Le conseguenze della criticità della questione sono diverse: da un lato si è caduti vittima dell’allarmismo, per cui uno sciopero destinato a durare una settimana, si è trasformato in una corsa allo svuotamento dei supermercati già soltanto nei primi due giorni di rivolta, rendendo ancora più difficoltosa la reperibilità dei prodotti a coloro che non hanno possibilità di rifornirsi con tale continuità e abbondanza; dall’altro va crescendo il timore dei cittadini per l’aumento eventuale dei prezzi una volta tornati negli scaffali.

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Tra la popolazione c’è chi comprende le ragioni dello sciopero e sceglie di mostrare solidarietà, come una donna che afferma con convinzione: «La faccio col sorriso la spesa con gli scaffali vuoti», disposta ad accettare il sacrificio pur di supportare la protesta.

Molti altri, tuttavia, pur non mettendo in discussione i motivi della battaglia, contestano duramente le modalità con cui viene condotta, ritenendole punitive per le famiglie.

Particolarmente toccante è anche la testimonianza di un nonno costretto a girare invano da un supermercato all’altro alla disperata ricerca di un po’ di latte e dei biscotti per i propri nipoti, senza riuscire a trovare nulla.

«Non c’è latte per i bambini, non c’è acqua… Ho una bambina celiaca e non si trova nemmeno la roba senza glutine. Non so dove dobbiamo arrivare», dice una mamma. «Sono partito da Sorrento con la speranza di acquistare un po’ di provviste. Lì in penisola è già tutto esaurito da martedì», aggiunge un uomo.

Una donna anziana si alza sulle punte a fatica e tira dallo scaffale l’ultima confezione di spaghetti: «Sembra essere tornati ai tempi della guerra», dice in dialetto. E poi abbozza un’espressione a metà strada tra una smorfia di rabbia e il sorriso amaro.

Con i punti vendita della costiera in condizioni ancora più drammatiche e persone costrette a percorrere decine di chilometri per l’essenziale, il paragone con il lockdown sorge spontaneo, ma con una nota ancor più cupa: «È ancora più angosciante del Covid: allora c’era tanta affluenza ma trovavi tutto, ora invece gli scaffali sono completamente vuoti».

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A rendere il quadro ancora più difficile si aggiunge la piaga dei rincari e delle speculazioni. Una signora ha raccontato con amarezza la sua difficoltà nel reperire nei supermercati i pannolini per il suo figlio. Si trova costretta ad acquistarli in farmacia arrivando a pagarli fino al triplo del prezzo.

Una situazione analoga è stata confermata da un altro testimone, che denuncia come l’unica alternativa al vuoto dei grandi store sia ormai rivolgersi ai mini market di zona, dove però anche un bene di prima necessità fondamentale come il latte viene rivenduto a cifre tre volte superiori alla norma, trasformando l’emergenza logistica in un insostenibile peso economico per le famiglie.