Torre Annunziata: pistola in ceramica in vetrina, Libera protesta
Tra lampade impreziosite da piume candide, orologi dorati e raffinati soprammobili, spunta una pistola. Bianca, lucida, con finiture in oro. Non è un’arma vera, ma un oggetto in ceramica. È esposto su un tavolo in un negozio di articoli da regalo di Torre Annunziata. A prima vista potrebbe sembrare una decorazione come tante, tra cristalli, merletti e dettagli scintillanti. Ma quella sagoma, così familiare nelle cronache della camorra, non passa inosservata.
A denunciarne la presenza è il presidio cittadino di Libera, alla vigilia della festa della Madonna della Neve. L’associazione chiede il ritiro dell’oggetto dalla vendita. Solleva così una questione che va oltre la scelta commerciale di un singolo negozio. «Non vogliamo additare un singolo esercente, perché il problema è il mercato che rende possibile un oggetto simile», precisa l’associazione. Ricorda che a Torre Annunziata le armi rappresentano da decenni uno dei simboli del potere criminale.
Le indagini sulla camorra di Torre Annunziata
La denuncia arriva in settimane segnate da nuovi sviluppi investigativi sul fronte della camorra oplontina. All’inizio di ottobre un blitz della Direzione distrettuale antimafia ha portato in carcere alcuni giovani. Sono indicati come appartenenti alla terza generazione dei clan. Intanto, secondo quanto riferito nel comunicato, un esponente della famiglia Gionta risulta ancora ricercato.
Per Libera questi fatti dimostrano che le organizzazioni criminali continuano a rigenerarsi attraverso nuove leve. Alimentano un sistema di potere che trova spazio anche nei simboli e nei linguaggi quotidiani. «La camorra a Torre Annunziata esiste, si rinnova nelle nuove leve e, come mostra questa vetrina, consuma e cerca di rendersi presentabile, trasformando la violenza in un oggetto d’arredo».
Il richiamo alla Madonna della Neve
Il presidio colloca il suo appello anche nel clima che precede la festa della Madonna della Neve. È una ricorrenza profondamente legata all’identità cittadina. A poche ore dalle celebrazioni richiama le parole pronunciate il 19 settembre dal cardinale Domenico Battaglia. Il porporato aveva sottolineato l’incompatibilità tra appartenenza camorristica e fede religiosa.
A chi toglie la vita a un’altra persona, aveva ammonito, non basta inchinarsi davanti a una statua. «Quelle candele non fanno luce». Un richiamo che assume particolare significato mentre Torre Annunziata si prepara a celebrare la sua patrona.
La richiesta ai commercianti
La richiesta rivolta al negozio è esplicita: togliere la pistola dalla vetrina. Ma l’appello si estende all’intero commercio cittadino. Libera chiede che nessun esercizio esponga riproduzioni di armi trasformate in ornamenti. «Chi le mette in vetrina presta il proprio spazio alla cultura dei clan, che lo voglia o no», afferma il presidio. E aggiunge: «Davanti al linguaggio della camorra non esiste neutralità e non esistono oggetti innocui».
Nel messaggio conclusivo l’associazione richiama i nomi di Raffaele Pastore e Luigi Staiano, uccisi per essersi opposti al racket. Accosta la loro memoria all’impegno quotidiano di chi rifiuta intimidazioni e prepotenze. «Torre Annunziata non è e non sarà la vetrina dei boss», ribadisce Libera. Una presa di posizione che parte da una pistola bianca e dorata, adagiata tra oggetti eleganti. E arriva al cuore di una città chiamata ancora una volta a confrontarsi con i simboli della propria storia criminale.

