Torre Annunziata: via la pistola, ma la camorra non scandalizza più
Il veleno dell’indifferenza
21 ottobre 2026
Il veleno dell’indifferenza

Torre Annunziata: via la pistola, ma la camorra non scandalizza più

L'arma finta sparisce dalla vetrina, sostituita da un portagioie, ma nella città delle vittime del racket la memoria finisce in saldo
Antonio Di Martino

Una pistola bianca e dorata compare nella vetrina di un negozio di Torre Annunziata. Poi scompare, sostituita da un portagioie.

Ma a restare è qualcosa di più ingombrante: l’indifferenza che affiora sui social. C’è chi difende l’esposizione e chi liquida la polemica con un’alzata di spalle: «A Torre ci sono altri problemi».

Tra lampade dalle piume candide, orologi dorati e raffinati soprammobili, quell’arma di ceramica faceva bella mostra di sé. Era esposta come un elegante complemento d’arredo. Una pistola finta, certo. Ma in una città dove quelle vere hanno seminato morte e terrore, quella sagoma non può essere soltanto un dettaglio decorativo.

Torre Annunziata, la protesta di Libera e le reazioni social

A sollevare il caso è stato il presidio cittadino di Libera. Alla vigilia della festa della Madonna della Neve ne ha chiesto il ritiro. L’oggetto è stato rimosso, ma le reazioni hanno portato a galla una questione ben più profonda.

Sui social c’è chi ha difeso la scelta del commerciante e chi ha giudicato esagerata la protesta. Altri hanno invocato emergenze ben più gravi. Come se i problemi della città rendessero insignificanti i simboli esposti nelle sue vetrine. Come se una pistola smettesse di raccontare la violenza soltanto perché non può sparare.

A Torre Annunziata quell’immagine richiama omicidi, estorsioni, intimidazioni e guerre di camorra. Non si tratta di mettere sotto accusa un commerciante né di attribuirgli intenzioni criminali. Il nodo è un altro: l’assuefazione ai simboli della sopraffazione, fino a considerarli oggetti qualsiasi. Ed è proprio la leggerezza di certi commenti a raccontare quanto questa normalizzazione rischi di passare inosservata.

Il blitz antimafia e il richiamo del cardinale Battaglia

Il contesto, del resto, è tutt’altro che rassicurante. All’inizio di ottobre, un blitz della Direzione distrettuale antimafia ha portato in carcere alcuni giovani. Sono indicati come appartenenti alla terza generazione dei clan.

Nel comunicato Libera ricordava anche il nome di Valentino Gionta, nipote e omonimo del fondatore della cosca dei Valentini. Il presidio lo indicava come ancora ricercato dopo essere sfuggito alla retata. Una camorra che cambia volti, recluta nuove leve e continua a far sentire il proprio peso sulla città.

Alla vigilia delle celebrazioni della Madonna della Neve, il presidio aveva richiamato le parole del cardinale Domenico Battaglia. Le aveva pronunciate il 19 settembre: «Quelle candele non fanno luce». Un monito contro la pretesa di conciliare devozione religiosa e violenza criminale.

La memoria di Raffaele Pastore e Luigi Staiano

E tutto questo accade nella città di Raffaele Pastore e Luigi Staiano, uccisi per aver avuto il coraggio di opporsi al racket. Due nomi, due vite spezzate dalla violenza criminale. Due storie che restituiscono alla parola pistola un significato drammaticamente lontano dalle finiture dorate di un soprammobile.

È anche alla luce di quella memoria che certe reazioni sui social assumono un peso diverso. Perché sostenere che «a Torre ci sono altri problemi» rischia di diventare un modo per evitare la domanda su cosa rappresentino quegli oggetti. E in una città che ha pagato con il sangue la prepotenza dei clan, l’assuefazione ai simboli della violenza è tutt’altro che marginale.

Oggi, dietro quel vetro, c’è un portagioie. È bastato poco per cambiare l’allestimento. Molto più difficile è cancellare ciò che le reazioni hanno messo a nudo. Perché il problema non è soltanto ciò che una città espone nelle proprie vetrine. È ciò che, abituandosi alla violenza e ai suoi simboli, rischia di non vedere più.