Marziani accusa: «Autotrasportatori? Hanno protestato sulla pelle dei malati»
SANITA'
23 ottobre 2026
SANITA'

Marziani accusa: «Autotrasportatori? Hanno protestato sulla pelle dei malati»

L'ex direttore degli ospedali di Castellammare e Boscotrecase contro la protesta
Fabio Somma

Dottor Savio Marziani, quanto sta pagando la sanità per questa paralisi dei trasporti?

«Un prezzo altissimo. E non parliamo di rischi futuri: il sistema sanitario è già rallentato. Dai riscontri raccolti sul territorio emerge una situazione allarmante. A Pompei, Castellammare di Stabia, nell’area vesuviana, come nel resto della Campania e in altre regioni del Sud, i blocchi stradali e la mancanza di carburante hanno compromesso la mobilità sanitaria. Sono state rallentate persino le emergenze. Medici, infermieri, operatori sociosanitari, ambulanze e pazienti hanno dovuto fare i conti con strade bloccate e distributori a secco. E tutto questo è ricaduto su strutture già duramente provate, come quelle dell’ASL Napoli 3 Sud».

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Chi ha subito le conseguenze più gravi?

«I malati più fragili. Penso soprattutto ai pazienti oncologici, a chi deve sottoporsi a chemioterapia, radioterapia, controlli indispensabili. Ai dializzati, ai cardiopatici, a chi ha atteso per mesi una visita o un intervento. E penso ai cosiddetti viaggi della speranza, ai cittadini meridionali costretti a raggiungere gli ospedali del Nord per curarsi o essere operati. Dopo mesi di attesa, rischiano di vedere compromessi appuntamenti e programmi terapeutici. È una situazione intollerabile. Non possiamo consentire che la salute dipenda dalla possibilità di trovare qualche litro di benzina o di attraversare un casello autostradale».

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Anche gli ospedali hanno rischiato di trovarsi senza forniture?

«L’allarme sui medicinali è stato lanciato dagli operatori della distribuzione farmaceutica. Ma mi hanno preoccupato anche i dispositivi sanitari, i materiali necessari agli interventi e persino l’approvvigionamento alimentare delle mense ospedaliere. Sono interrogativi ai quali bisogna rispondere immediatamente, anche per prevenire in futuro che fatti del genere possano ripetersi. Intanto si sono complicati anche la programmazione degli interventi, i trasferimenti e le dimissioni dei pazienti che dovevano essere accompagnati a casa».

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La sua è un’accusa diretta agli organizzatori della protesta?

«Senza alcuna esitazione. Sarà pure una guerra tra poveri, ma questa guerra si sta combattendo sulla pelle dei malati. E questo è moralmente inaccettabile. Chi organizza e alimenta blocchi indiscriminati deve assumersene la responsabilità. La stessa Commissione di garanzia sugli scioperi ha richiamato il pericolo per diritti fondamentali come la salute e la libera circolazione. Ancora una volta è il Sud, già penalizzato rispetto al Centro-Nord, a pagare il prezzo più alto. Non si può pretendere giustizia sociale calpestando i diritti di chi soffre. Non si può rivendicare il diritto al lavoro impedendo a un malato oncologico di raggiungere l’ospedale. Bloccare un’ambulanza, ostacolare una terapia salvavita, impedire a un malato di curarsi non è protesta: è un comportamento di una gravità inaudita, che impone anche una valutazione delle responsabilità penali nei singoli casi».