Liste d’attesa, oltre 4 milioni di prenotazioni in ritardo
Le prenotazioni aumentano, ma i ritardi nelle liste d’attesa restano un problema per la sanità italiana. A evidenziarlo è la Fondazione Gimbe, che ha analizzato i dati del Bollettino dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) relativi al periodo gennaio-settembre 2026, confrontandoli con quelli dello stesso periodo del 2025.
Nei primi nove mesi dell’anno le prenotazioni monitorate sono passate da 19,75 a 21,81 milioni. La percentuale di appuntamenti fissati entro i tempi previsti è cresciuta di 1,7 punti percentuali sia per le prime visite, dal 76,9% al 78,6%, sia per gli esami diagnostici, dall’83,3% all’85%.
Un miglioramento che, tuttavia, non basta a dimostrare un effettivo recupero dei ritardi. Secondo l’analisi del Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze, l’aumento delle prenotazioni entro i tempi è legato soprattutto alla crescita del numero complessivo di appuntamenti disponibili: l’81,5% dell’incremento dipende infatti dai maggiori volumi, mentre soltanto il 18,5% è riconducibile al miglioramento della quota di prenotazioni nei tempi previsti. “ Disporre di più appuntamenti entro i tempi è un risultato positivo, ma non coincide con un recupero dei ritardi” , sottolinea, Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe.
Il dato più preoccupante riguarda gli appuntamenti che superano i tempi massimi di garanzia, includendo anche quelli con attese prossime alla soglia prevista. Tra gennaio e settembre 2026 sono stati registrati 4.057.139 casi, contro i 4.027.484 dello stesso periodo del 2025.
Segnali di miglioramento emergono anche per le prestazioni urgenti, che dovrebbero essere garantite entro tre giorni. Per le prime visite, la quota di prenotazioni nei tempi è passata dal 78,8% all’81,7%, mentre per gli esami diagnostici è salita dal 74,2% al 77,3%. Restano comunque fuori soglia il 18,3% delle prime visite urgenti e il 22,7% degli esami. Nel quadro nazionale, la Campania figura tra le sei Regioni che registrano un peggioramento della percentuale di prenotazioni entro i tempi previsti sia per le prime visite sia per gli esami diagnostici. Nello stesso gruppo rientrano Calabria, Lazio, Molise, Sicilia e Toscana.
La Fondazione Gimbe invita, tuttavia, alla cautela nel confrontare i dati regionali. Le differenze nelle modalità di attribuzione delle classi di priorità e nella tipologia delle prestazioni possono infatti influenzare i risultati complessivi, rendendo necessaria un’analisi più dettagliata. A confermare la gravità del problema è anche il rapporto Bes 2026 dell’Istat, pubblicato il 26 ottobre. Nel 2025 il 9,6% della popolazione, pari a oltre 5,6 milioni di persone, ha rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria pur avendone bisogno. Il dato è rimasto stabile rispetto all’anno precedente.
Tra le principali cause figurano proprio le lunghe liste d’attesa, indicate dal 6,5% della popolazione, seguite dai costi delle prestazioni, che riguardano il 5,2%. Per Gimbe, la piattaforma nazionale sulle liste d’attesa rappresenta un passo avanti per la trasparenza, ma restano necessarie ulteriori misure. Tra le priorità indicate da Cartabellotta c’è la pubblicazione di dati in formato aperto e riutilizzabile, per consentire verifiche più approfondite sull’effettiva capacità del sistema sanitario di garantire le prestazioni nei tempi previsti.

