Castellammare | Pizzo e infiltrazioni al Comune: un altro processo ai D’Alessandro
CAMORRA
28 ottobre 2026
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Castellammare | Pizzo e infiltrazioni al Comune: un altro processo ai D’Alessandro

Il boss Vincenzo D'Alessandro e i suoi fedelissimi hanno impugnato la sentenza di primo grado che ha inflitto alla cosca 80 anni di cella.
Michele De Feo

Pizzo e infiltrazioni al Comune e nell’Asl, il boss Vincenzo D’Alessandro e i suoi fedelissimi fanno ricorso in Appello. Dopo la sentenza di primo grado firmata dal Gup del Tribunale di Napoli Marco Giordano, che ha inflitto oltre 80 anni di carcere complessivi ai vertici e ai gregari della cosca di Scanzano il collegio difensivo presieduto dagli avvocati Antonio de Martino, Francesco Romano, Francesco Schettino e Vincenzo Maiello hanno presentato ricorso.

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La prima udienza verrà fissata nei prossimi mesi dinanzi ai giudici della Corte d’Appello partenopea, chiamati a riesaminare un’inchiesta che ha tracciato la mappa degli affari del clan D’Alessandro, la cosca egemone a Castellammare, tra il 2020 e il 2022. In primo grado, il giudice ha accolto quasi interamente la ricostruzione dell’Antimafia — coordinata dall’ex pm della Dda Giuseppe Cimmarotta, oggi procuratore aggiunto a Nola — svelando come il clan guidato da Vincenzo D’Alessandro, terzo figlio del boss defunto Michele, avesse steso i propri tentacoli sul Comune di Castellammare e sull’ospedale San Leonardo, controllando capillarmente il racket alle imprese edili e ai commercianti.

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Per il capoclan «Enzuccio», attualmente recluso al regime di 41 bis, il verdetto di primo grado è stato di 18 anni di reclusione (ridotti ad 8 da scontare per la continuazione riconosciuta con una precedente condanna del 2011). Assistito dal penalista Antonio de Martino, il boss «poeta» — che dal carcere ha recentemente dato alle stampe una raccolta di poesie ed è a processo come presunto mandante di quattro omicidi del 2009, tra cui quello del consigliere Gino Tommasino — punta ora ad ottenere lo sconto di pena insieme ai suoi fedelissimi.

Clan D’Alessandro padre, figli e nonno

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Hanno impugnato la sentenza di primo grado anche Michele Abbruzzese (9 anni e 8 mesi), Ugo Lucchese (8 anni), considerato il referente della cosca tra i reparti del nosocomio cittadino, Giuseppe Oscurato (10 anni), Carmela Elefante (6 anni e 8 mesi), gli esattori Antonio Salvato (10 anni) e Vincenzo Spista (6 anni e 8 mesi), e Giuseppe Donnarumma (3 anni e 8 mesi). Ricorrono in Appello anche gli “insospettabili”: il geometra Angelo Schettino (6 anni e 8 mesi), accusato di essere la spia del clan nell’ufficio tecnico comunale, e Fabrizio Jucan Sicignano (3 anni e 4 mesi), dipendente del Comune di Ercolano. Quest’ultimo è accusato di concorso in estorsione per essere stato, per la Dda, il mediatore di un’estorsione tra il clan e un imprenditore edile. L’uomo, incensurato, ha ammesso di essere stato a sua volta vittima di estorsione. Ora la parola passa ai giudici di secondo grado che dovranno valutare gli appelli della difesa.