“Il nido di vipere” – Paolo Borsellino torna a parlare attraverso il libro di Vincenzo Zurlo
CULTURA
28 ottobre 2026
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“Il nido di vipere” – Paolo Borsellino torna a parlare attraverso il libro di Vincenzo Zurlo

Un racconto in prima persona degli ultimi giorni del magistrato attraverso gli atti della Procura di Caltanissetta.
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Paolo Borsellino torna a parlare in prima persona e racconta “Il nido di vipere” in cui ha vissuto i suoi ultimi 57 giorni di vita, tra la strage di Capaci e via D’Amelio.

È il nuovo libro di Vincenzo Zurlo, con prefazione di Lucia Borsellino.

Borsellino presta la voce, l’autore la penna; la verità è quella scritta negli atti, anche quando per anni nessuno ha voluto leggerla.  Il magistrato non pensava soltanto a Cosa nostra, il nemico dichiarato, quello che conosceva meglio di chiunque altro.

Pensava anche a ciò che aveva intorno: uffici, apparati, luoghi in cui la diffidenza aveva preso il posto della fiducia. E pensava alle informazioni sottratte, carte trattenute, silenzi calcolati.

Legge quei 57 giorni con la lucidità che allora gli fu negata. La morte di Giovanni Falcone, l’amico di una vita. Le indagini riprese con un’urgenza che non lasciava respiro. Gli appunti, le notti di lavoro, la famiglia tenuta il più possibile al riparo. E la certezza, ogni giorno più netta, che il prossimo sarebbe stato lui.

Nulla di ciò che racconta è inventato.  Quattrocento pagine che non archiviano, ma incalzano come un’ordinanza: cercano riscontri, ricostruiscono giorno per giorno quelle settimane, esaminano una per una le condotte di chi stava intorno a Borsellino.

È un’archiviazione che chiude il capitolo penale e, paradossalmente, apre quello più scomodo: il giudizio morale e storico su condotte deplorevoli e atteggiamenti, in alcuni casi, conniventi.

Ad aprire il volume è la prefazione di Lucia Borsellino. Non è una presenza di circostanza. Lucia quei giorni li ha vissuti accanto al padre, dentro la casa in cui Paolo Borsellino cercava di tenere lontano il pericolo, e da allora non ha mai smesso di pretendere la verità sulla sua morte, con ostinazione e con dignità.

Accettare di accompagnare un libro in cui il padre torna a parlare in prima persona non è un gesto scontato: è un atto di fiducia verso quella voce e verso le carte da cui nasce. Le sue pagine danno al libro il suo senso più profondo: contro l’oblio non basta ricordare, bisogna consegnare quella memoria e quell’energia alle nuove generazioni.

Non un’operazione letteraria, dunque, ma un passaggio di testimone. “Il nido di vipere non è un omaggio – spiega l’autore Vincenzo Zurlo – è una testimonianza. Non chiede di ricordare Paolo Borsellino: chiede di ascoltarlo, fino in fondo”.