Sorrento, sigilli al Sedil Dominova: scatta il sequestro preventivo per l’edificio storico
L'INDAGINE
29 Ottobre 2026
L'INDAGINE

Sorrento, sigilli al Sedil Dominova: scatta il sequestro preventivo per l’edificio storico

La svolta della Procura di Torre Annunziata: il tribunale del riesame ribalta il no del Gip. Sigilli al celebre monumento del XIV secolo.
Michele De Feo

Un’operazione congiunta della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza ha portato al sequestro preventivo dello storico palazzo del Sedil Dominova. Il provvedimento cautelare, che ribalta il precedente rigetto del GIP, nasce da un’articolata inchiesta sull’ipotizzata occupazione abusiva dell’immobile di pregio e mette chiaramente in luce una profonda e complessa spaccatura istituzionale tra gli uffici tecnici del Comune e la gestione commissariale straordinaria. In data 29 ottobre 2026, i militari appartenenti alla Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Castellammare di Stabia, unitamente al personale della Guardia di Finanza in forza alla Stazione Navale di Napoli, hanno dato formale esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso dal Tribunale di Napoli – Sezione del Riesame in data 16 ottobre 2026. La decisione dei giudici partenopei è giunta in pieno accoglimento dell’appello proposto dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata, la quale si era opposta al precedente provvedimento di rigetto pronunciato dal Giudice per le Indagini Preliminari.

Sorrento, stop alle attività della Società operaia nel Sedil Dominova

Sorrento, stop alle attività della Società operaia nel Sedil Dominova

Stop alle attività all’interno dei locali del Sedil Dominova, antico edificio storico nel centro cittadino. La diffida, firmata dal dirigente…

Sedil Dominova, il Comune di Sorrento fa marcia indietro: annullata la diffida

Sedil Dominova, il Comune di Sorrento fa marcia indietro: annullata la diffida

Il caso della Sedil Dominova si chiude con un netto cambio di rotta da parte del Comune, che sconfessa la…

L’immobile oggetto della misura cautelare è il prestigioso «Sedil Dominova», edificio storico risalente al XIV secolo situato nel centro cittadino, di proprietà del Comune e sottoposto a vincolo di tutela storico-artistica. Le contestazioni avanzate dagli inquirenti ipotizzano la sussistenza del reato di cui agli articoli 633 e 639-bis del Codice Penale, inerenti all’ipotesi di invasione di terreni o edifici pubblici. La struttura risultava infatti da tempo nella disponibilità di un’associazione privata operante sul territorio, la Società Operaia di Mutuo Soccorso, la cui permanenza ha originato divergenze tra la dirigenza amministrativa dell’Ente e l’organo di gestione commissariale.

Il braccio di ferro
L’adozione del sequestro preventivo da parte del Tribunale del Riesame poggia su una ricostruzione cronologica degli accadimenti. Come ricostruiscono gli inquirenti, la perdurante occupazione dell’immobile era stata segnalata attraverso le note del 30 marzo 2026 e del 3 aprile 2026 dal dirigente dell’Ufficio Patrimonio del Comune. In precedenza, lo stesso dirigente aveva avviato le procedure di sgombero volte a promuovere l’utilizzo del bene per iniziative culturali «secondo criteri di rotazione, trasparenza e pubblicità», intimando il rilascio entro 10 giorni. A tale diffida la società aveva opposto rifiuto, ritenendola illegittima. Il quadro si era arricchito – prosegue la ricostruzione di indagine – con la nota del 25 marzo 2026 a firma del sub commissario, secondo cui la diffida dirigenziale non sarebbe conforme all’atto di indirizzo del commissario e alla disposizione data «per le vie brevi» all’ufficio legale di emettere un regolamento volto a lasciare l’immobile alla medesima società con compiti di guardiania. Il dirigente comunale aveva replicato con altra nota inviata sia al commissario straordinario sia al Prefetto di Napoli,  come si evince dalla ricostruzione della procura, «volta ad evidenziare la correttezza del proprio provvedimento, conforme sia alla nota del commissario straordinario del 19 marzo 2026 (che prevedeva l’utilizzo dell’immobile secondo criteri di rotazione, trasparenza e pubblicità e non certo il suo persistente affidamento alla società operaia), che alla ripartizione delle competenze tra i dirigenti e gli organi di indirizzo politico-amministrativo, di cui all’art. 107 TUEL».

Le note in successione
A seguire, una nota del commissario straordinario avrebbe ribadito che il 19 marzo 2026 «”per le vie brevi” aveva dato disposizione al responsabile del patrimonio comunale e all’ufficio legale di “redigere una convenzione con la società Operaia di Mutuo soccorso e un disciplinare sulle modalità di rotazione dell’utilizzo dell’immobile di cui trattasi da parte di associazioni ed organizzazioni del Territorio”». Con successiva nota del 30 marzo 2026, l’ufficio legale del Comune avrebbe confermato «l’occupazione abusiva dell’immobile ad opera della citata società, tenuto conto della scadenza del contratto di comodato del 23 dicembre 2021». Infine, il dirigente comunale, come spiega la Procura nella sua nota, segnalava di essere stato destinatario anche di una comunicazione di avvio di procedimento disciplinare (senza indicazione della relativa contestazione), «su iniziativa del commissario straordinario dal quale avrebbe ricevuto plurime pressioni per concedere l’uso del locale alla società operaia, senza procedura di evidenza pubblica».

I sigilli
Il sequestro preventivo si è reso necessario, come sottolineato dagli inquirenti, «al fine di interrompere la prosecuzione del reato ed evitare di aggravarne le conseguenze». L’indagine, che si muove nella fase delle indagini preliminari, vede operare la presunzione di non colpevolezza per i soggetti coinvolti fino a eventuale sentenza definitiva.

La replica della Società Operaia di Mutuo Soccorso
Subito dopo l’esecuzione del provvedimento, è giunta la presa di posizione della Società Operaia di Mutuo Soccorso. Il presidente pro tempore, Francesco Gargiulo, ha affidato ad una nota ufficiale l’amarezza per la chiusura dell’attività: «La Società Operaia oggi è chiusa. Una realtà che da 150 anni rappresenta un pezzo importante della storia della nostra città ha dovuto interrompere le proprie attività». Nel documento, Gargiulo adombra il sospetto di motivazioni personali dietro l’accelerazione giudiziaria: «C’è chi ritiene che dietro questo accanimento possa nascondersi un attacco alla mia persona, una conseguenza delle tante battaglie per la legalità che ho portato avanti negli anni, delle denunce e dell’impegno con cui ho sempre cercato di contrastare il malaffare. Ma una cosa la so con certezza: se qualcuno pensa di colpire Francesco Gargiulo, in realtà sta colpendo qualcosa di infinitamente più grande: la storia di Sorrento e dei sorrentini». Gargiulo conclude con un appello diretto alle istituzioni cittadine per individuare un’uscita d’emergenza dal vicolo cieco: «Oggi attendiamo che il sindaco e l’amministrazione comunale, nelle more della conclusione del procedimento penale, individuino una soluzione che possa restituire alla città questo importante patrimonio storico e sociale. Non chiediamo scorciatoie, privilegi o favoritismi. Chiediamo la volontà di trovare una soluzione, nel rispetto delle regole e della storia».