Torre Annunziata, Comune in stato di agitazione: «Non siamo camorristi»
È scontro aperto tra i dipendenti del Comune di Torre Annunziata e la gestione commissariale. Proclamato lo stato di agitazione, chiesto l’intervento del Prefetto. Dopo l’assemblea del 27 ottobre, Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Csa hanno formalizzato la vertenza insieme alla Rsu. Sul tavolo ci sono retribuzioni accessorie, carenza di organico, progressioni di carriera e un clima lavorativo sempre più teso.
Le accuse ai dipendenti di Torre Annunziata
È soprattutto la «campagna di delegittimazione» a suscitare indignazione. I sindacati contestano narrazioni mediatiche e social che presenterebbero il personale come inefficiente o legato a centri di potere. Nel mirino anche le insinuazioni attribuite all’associazione «I commissari siamo noi». Secondo queste affermazioni, i comunali sarebbero «amici e parenti dei politici sciolti per infiltrazioni camorristiche». I dipendenti pretendono dai commissari straordinari una presa di distanza netta dalle accuse di essere camorristi o contigui alla criminalità organizzata. Contestano il silenzio della gestione commissariale, che li avrebbe lasciati «privi di qualsiasi tutela istituzionale».
La richiesta di responsabilità riguarda anche dirigenti e segretario generale. Ai vertici amministrativi viene chiesto di assumersi pienamente i compiti dei rispettivi ruoli e garantire un’organizzazione efficiente. Le disfunzioni, secondo i lavoratori, non devono essere scaricate sugli addetti agli uffici.
Progressioni verticali, stipendi e carenze di organico
Si riapre così il caso delle 18 progressioni verticali, anticipato da Metropolis a settembre e avviato a dicembre 2025. Le domande si erano chiuse il 15 gennaio e le commissioni erano state nominate a marzo. Le graduatorie, però, non erano arrivate. Il 20 settembre Metropolis aveva ricostruito lo stallo, riferendo indiscrezioni su possibili incongruenze nei curricula e nei titoli dichiarati da alcuni candidati. Non erano emerse contestazioni ufficiali. Ora i sindacati denunciano la sospensione e la presunta revoca immotivata delle procedure, con conseguenze sulle aspettative professionali dei lavoratori.
Alla vertenza si sommano gli uffici «ridotti all’osso», carichi di lavoro ritenuti insostenibili e ostacoli alla formazione obbligatoria. Vengono segnalate anche disparità nell’accesso allo smart working. Sul piano economico, le organizzazioni sindacali denunciano il mancato pagamento della performance 2025 e del salario accessorio 2026. Segnalano inoltre la mancata certificazione del Fondo risorse decentrate da parte dei revisori.
La richiesta al Prefetto
L’assemblea ha conferito mandato unanime a proclamare lo stato di agitazione. Ora le sigle chiedono al Prefetto l’avvio della procedura di «raffreddamento e conciliazione del conflitto», prevista dalla legge 146 del 1990. La richiesta è di convocare urgentemente le parti per tentare di ricomporre la frattura. Una vertenza che mette la gestione commissariale davanti alle richieste dei propri dipendenti: risposte concrete su stipendi, carriere e dignità professionale.

