Delitto Martina Carbonaro, parla l’ex fidanzata di Alessio Tucci: «Mi portò nello stesso edificio dismesso»
Il processo a carico dell’ex fidanzato Alessio Tucci, reo confesso, prosegue davanti alla Corte d’Assise di Napoli. Nell’udienza di oggi è stata ascoltata una precedente fidanzata del giovane.
La diciassettenne ha raccontato che prima di Pasqua 2025 Tucci l’aveva accompagnata nello stesso edificio dismesso del complesso sportivo Moccia dove sarebbe stata poi uccisa Martina. Ha riferito di aver provato paura e di aver voluto andare via.In merito a tale dichiarazione, Enza Cossentino, madre della quattordicenne uccisa a colpi di pietra, torna a chiedere che sulla morte della figlia venga fatta piena luce e afferma: «ascoltare un’altra ragazza parlare di quel posto è stato doloroso, penso a Martina, a quello che è successo quella sera. Vorrei sapere le sue ultime parole. È una domanda che continuo a portarmi dentro».
In aula erano presenti entrambi i genitori, Enza Cossentino e Marcello Carbonaro. Per la famiglia, assistita dall’avvocato Sergio Pisani, ogni testimonianza rappresenta un passaggio nella ricostruzione del delitto.
Il legale ha inoltre sollevato la questione della vigilanza sull’edificio, chiedendo chiarimenti sulle condizioni di accesso e sulla custodia dei locali. Accanto alla richiesta di giustizia c’è il desiderio che il nome della figlia venga ricordato anche per la vita che aveva davanti. «Voleva frequentare l’alberghiero e aprire un ristorante. Quando si parla di lei vorrei che si ricordassero anche i suoi progetti. Martina aveva quattordici anni: doveva ancora scegliere tante cose del proprio futuro».
Alle istituzioni la madre chiede sostegno per le ragazze che hanno paura del proprio compagno e per i genitori che cercano aiuto. «Devono trovare qualcuno preparato ad ascoltare e a intervenire quando serve. È un impegno concreto che la politica può assumere».Per la famiglia Carbonaro l’attesa resta legata all’esito del processo. «Nessuno potrà restituirci nostra figlia. Ma continueremo a esserci, a seguire le udienze e a chiedere che chi l’ha uccisa risponda di quello che ha fatto».

