Turismo archeologico, Santoro (Anci): «Ai piccoli Comuni servono interventi mirati»
CULTURA
30 Ottobre 2026
CULTURA

Turismo archeologico, Santoro (Anci): «Ai piccoli Comuni servono interventi mirati»

Il responsabile del Dipartimento Cultura dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani alla Borsa di Paestum: «Non bastano i fondi per recuperare i siti, bisogna garantire anche la loro gestione e apertura al pubblico».
Marialaura Galantuomo

I piccoli Comuni hanno bisogno di interventi pensati sulle loro reali necessità, non di misure generiche. È il messaggio lanciato da Vincenzo Santoro, responsabile del Dipartimento Cultura dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci), intervenuto alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum.

Tra le principali difficoltà c’è la gestione dei siti archeologici dopo i lavori di recupero. Ottenere i finanziamenti per restaurare un luogo di interesse storico, infatti, non basta. Bisogna  anche trovare le risorse e le persone necessarie per mantenerlo aperto e renderlo accessibile ai cittadini e ai visitatori. Santoro ha sottolineato come il patrimonio archeologico italiano sia diffuso anche nei centri più piccoli, che spesso custodiscono testimonianze importanti ma non dispongono degli strumenti necessari per valorizzarle. Per questo, secondo il rappresentante dell’Anci, occorrono politiche pubbliche specifiche, capaci di rispondere alle diverse esigenze dei territori.

L’incontro di Paestum ha coinvolto sette Comuni: Patù, Calascio, Muro Leccese, Grumento Nova, Casignana, Aidone e Frigento. Presenti anche le Università del Salento, dell’Aquila e di Napoli L’Orientale, insieme all’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale. Un altro tema affrontato riguarda i risultati dei progetti finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) e dal bando Borghi.

L’obiettivo è capire cosa accadrà una volta terminati gli interventi e come garantire continuità alle attività avviate. Da qui la proposta di raccogliere le esperienze dei diversi territori, mettere in rete i Comuni e favorire lo scambio di buone pratiche. Un percorso che punta a costruire richieste condivise da portare all’attenzione delle istituzioni, affinché il recupero dei siti archeologici sia accompagnato da una gestione stabile nel tempo.