Zucche intagliate, dolcetto o scherzetto Così Halloween ha conquistato anche l’Europa e l’Italia
HALLOWEEN
31 ottobre 2026
HALLOWEEN

Zucche intagliate, dolcetto o scherzetto Così Halloween ha conquistato anche l’Europa e l’Italia

Zucche intagliate, maschere e «dolcetto o scherzetto»: la ricorrenza che oggi coinvolge bambini, famiglie e locali italiani ha radici antiche e un percorso che attraversa l’Europa e l’America.
Anna Santaniello

Il 31 ottobre le vetrine si riempiono di zucche illuminate, scheletri e ragnatele finte. I bambini scelgono il costume, le famiglie organizzano feste e i locali preparano serate a tema. Halloween, che fino a qualche decennio fa appariva lontana dalla quotidianità italiana, è ormai entrata nelle abitudini di molte città, compresi Napoli e i comuni della provincia.

Ma è davvero soltanto una festa importata dall’estero?

La risposta è più articolata.

La versione oggi più conosciuta, fatta di travestimenti, decorazioni e bambini che bussano alle porte chiedendo «dolcetto o scherzetto», si è diffusa soprattutto attraverso la cultura anglosassone e americana. Le sue radici, però, affondano in tradizioni europee più antiche, legate al passaggio tra le stagioni e al rapporto con i defunti.

DALLE RADICI CELTICHE ALL’AMERICA

Il nome Halloween deriva dalla forma inglese di «All Hallows’ Eve», cioè la vigilia di Ognissanti. La ricorrenza viene comunemente collegata al Samhain, celebrazione delle popolazioni celtiche associata alla fine del raccolto e all’inizio della stagione più fredda. Secondo alcune credenze, in quel passaggio dell’anno il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti diventava più sottile. Nel corso dei secoli, le usanze si sono trasformate e intrecciate con il calendario cristiano.

Ognissanti, il primo novembre, e la commemorazione dei defunti, il giorno successivo, hanno mantenuto un significato religioso e familiare. Halloween ha invece sviluppato una dimensione popolare fatta di travestimenti, scherzi e racconti spaventosi. La forma moderna si è consolidata soprattutto negli Stati Uniti, anche grazie agli immigrati irlandesi e scozzesi, che portarono con sé racconti e usanze. Qui la festa è diventata un appuntamento molto partecipato, soprattutto per i bambini. Le zucche illuminate e il giro delle case alla ricerca di dolci sono diventati simboli riconoscibili in tutto il mondo.

COME È ARRIVATA IN ITALIA

Per molti italiani Halloween è diventata familiare attraverso il cinema, i cartoni animati e la televisione. Le immagini di bambini mascherati e case decorate hanno costruito un immaginario immediatamente riconoscibile. Negli ultimi decenni la festa si è diffusa anche in Italia, fino a diventare un appuntamento per negozi, associazioni, scuole e locali. La sua crescita ha alimentato discussioni. C’è chi la considera una tradizione estranea, legata soprattutto al commercio, e chi la vive come una semplice occasione di divertimento.

Eppure anche in Italia esistevano usanze legate alla notte dei morti: in alcune zone si preparavano dolci, si lasciava del cibo per le anime dei defunti o i bambini passavano di casa in casa. Pratiche diverse, con significati locali, che testimoniano un rapporto antico tra l’autunno, la memoria e il mondo dei morti. Questo non significa che Halloween e le tradizioni italiane siano identiche. La novità è soprattutto la forma internazionale con cui la festa è arrivata: costumi, decorazioni commerciali e il rituale del «dolcetto o scherzetto». Ma la stagione in cui si inserisce era già ricca di riti e credenze.  

TRA DOLCETTO E SCHERZETTO, CAMBIANO LE ABITUDINI

Oggi Halloween è anche un appuntamento commerciale. Nelle settimane precedenti aumentano le proposte di costumi, trucchi, dolci e decorazioni. Per i bambini è l’occasione di travestirsi e incontrare gli amici; per gli adulti può diventare una serata fuori casa, tra feste e iniziative a tema. Anche in Campania la ricorrenza si è adattata al territorio. Accanto agli appuntamenti più classici, trovano spazio personaggi del folklore napoletano come il Munaciello, la Janara e la Bella ’Mbriana.

È l’incontro tra due immaginari: da una parte la zucca arancione e il costume da strega, dall’altra le credenze popolari e il gusto partenopeo per il mistero, spesso raccontato con ironia. Questa convivenza può diventare un’occasione per riscoprire le storie locali, a patto di non ridurle a semplici decorazioni. C’è poi il tema dei costi: costumi, dolci e feste possono pesare sul bilancio delle famiglie. Non è necessario spendere molto per partecipare, perché una festa in casa o qualche decorazione preparata insieme ai bambini possono bastare. Eppure il mercato tende a trasformare ogni ricorrenza in un’occasione di consumo.  

UNA FESTA STRANIERA, MA NON PIÙ ESTRANEA

Il successo di Halloween racconta come cambiano le abitudini. Le tradizioni viaggiano, vengono reinterpretate e si adattano ai luoghi in cui arrivano. Una festa nata in un contesto diverso può diventare familiare attraverso il cinema, la scuola, le amicizie e le attività commerciali. Dopo qualche anno, ciò che sembrava estraneo entra nei ricordi dei bambini e diventa parte della loro quotidianità.

Per le nuove generazioni Halloween è spesso semplicemente il 31 ottobre: il giorno in cui ci si traveste, si preparano dolci e si trascorre del tempo con gli amici. C’è chi guarda soprattutto al divertimento e chi preferisce dedicare questi giorni alla memoria dei defunti. Non esiste un unico modo di vivere la ricorrenza. La contrapposizione tra Halloween e tradizione italiana, quindi, rischia di essere troppo semplice. A Napoli, dove il rapporto con il mistero e con i defunti appartiene all’immaginario popolare, i simboli arrivati dall’estero possono convivere con racconti e personaggi della città. Una zucca illuminata può accompagnare una storia sul Munaciello, così come una festa in maschera può lasciare spazio, il giorno successivo, alla visita ai cimiteri. Halloween è straniera per la forma con cui l’abbiamo conosciuta, ma non del tutto estranea alle domande che attraversano la nostra cultura: la paura, il mistero della morte e il bisogno di ricordare. Cambiano le maschere e le modalità di festeggiare; rimane il desiderio di dare un volto, anche attraverso il gioco, a ciò che da sempre ci affascina e ci spaventa.