Torre del Greco, Ciavolino «spegne» i semafori: «Così sono inutili e dannosi»
IL DISASTRO-TRAFFICO
1 novembre 2026
IL DISASTRO-TRAFFICO

Torre del Greco, Ciavolino «spegne» i semafori: «Così sono inutili e dannosi»

Affondo dell’ex sindaco: «Uno studio serio e qualificato boccia il piano-Russo». Sulla spesa da 165.000 €: «Soldi sprecati. Poi si chiedono i danni a Borriello»
Alberto Dortucci

Torre del Greco. Correva l’anno 2002, Valerio Ciavolino – all’epoca enfant prodige di Forza Italia – portò il centrodestra alla guida della quarta città della Campania e, tra i primi provvedimenti, commissionò a un docente universitario un piano traffico per migliorare la viabilità e la sicurezza lungo le strade del territorio. Il verdetto del professore Vincenzo Torrieri – ordinario all’università Federico II, in quiescenza dal 2014 – non lasciò spazio a dubbi: «I flussi di traffico e la conformazione del territorio non sono compatibili con l’istallazione di impianti semaforici».

Per questo motivo, a distanza di un abbondante ventennio – durante cui il numero di auto in circolazione all’ombra del Vesuvio si è moltiplicato – l’ex sindaco azzurro, sceso in campo alle ultime elezioni a sostegno di Luigi Mennella con una lista civica oggi rappresentata in consiglio comunale dalla delegata allo sport Valentina Ascione, non ha dubbi: «Così i semafori installati dall’amministrazione comunale non possono mai funzionare».

Lo studio del professore

Un verdetto netto e deciso, basato proprio sui risultati del piano traffico commissionato a un luminare di tecnica ed economia dei trasporti: «L’incarico al professore Vincenzo Torrieri venne affidato dal mio predecessore, l’avvocato Romeo Del Giudice – ricorda Valerio Ciavolino -. Il put, piano urbano del traffico doveva essere inserito nel piano regolatore generale perché prevedeva una serie di adeguamenti strutturali alla viabilità».

Non a caso, i primi esperimenti di viabilità – a partire dall’istituzione nel senso unico di marcia lungo via Nazionale all’altezza del quartiere Sant’Antonio – furono subito revocati per i disagi causati alla circolazione veicolare: «Le conclusioni dello studio furono chiare – evidenzia l’erede politico del compianto Mario Auricchio -. Senza i necessari interventi strutturali di adeguamento e allargamento di diverse strade-chiave per i flussi di traffico, l’istallazione di semafori sarebbe stata inutile se non dannosa».

I tecnici improvvisati

Per i successivi vent’anni e passa il «sogno» dei semafori rimase chiuso in un cassetto finché l’autunno scorso – in seguito a una tragica escalation di incidenti mortali in periferia – il comandante della polizia municipale Gennaro Russo, senza uno specifico indirizzo politico, decise di investire un tesoretto in soldi pubblici per l’installazione di quattro impianti semaforici: «Non capisco come sia stato possibile procedere all’accensione dei semafori senza uno studio tecnico qualificato – prosegue l’ex sindaco – I semafori non possono mai funzionare perchè i canali di sfogo che dovevano essere creati non sono mai stati realizzati: mancano rotonde e viabilità alternativa. D’altronde, non serve uno scienziato per capire che un tubo da 400 non può finire in un tubo da 200. In questo momento, gli impianti semaforici sono solo uno spot politico riuscito male. Perchè non solo sono dannosi per traffico e smog, ma non costituiscono un deterrente per diminuire il numero di incidenti visto che mancano perfino segnalazioni acustiche e luminose».

Le spese del Comune

Infine, l’ex sindaco non risparmia una stoccata sulla spesa da 165.000 euro per l’acquisto e installazione dei semafori: «Si tratta di un vero e proprio spreco – conclude Valerio Ciavolino -. E poi in consiglio comunale si chiede il risarcimento dei danni a Ciro Borriello».

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